L’ABUSO GIUDIZIARIO SULLE VITTIME DI ABUSO

Conegliano Veneto, provincia di Treviso. Nel mirino, ancora una volta, i tempi di reazione della giustizia italiana.

Nonostante sia stata accertata la colpevolezza del padre in un abuso prolungato e devastante ai danni di una figlia, la vicenda finisce con un non luogo a procedere.  La vicenda risale al 1995 quando, in un pomeriggio di ottobre, una bambina di 8 anni viene violentata per la prima volta da suo padre. All’epoca i genitori stavano divorziando e la bambina aveva iniziato a trascorrere alcuni pomeriggi con il padre che una domenica, con la scusa di andare alle giostre, la porta a casa sua e la violenta. A partire da quel primo pomeriggio gli abusi andranno avanti per 8 lunghissimi anni e non vedranno coinvolto solo il padre, bensì anche gli amici dell’uomo.

Nel 2003, l’incubo sembra cessare quando l’uomo si risposa. A quella bambina serviranno però diversi anni per comprendere e rielaborare il suo passato. A 16 anni la ragazza riesce a farsi coraggio e rompe il silenzio intorno agli abusi subiti: racconta tutto al fidanzato, alla madre e poi ai fratelli, è come un fiume in piena. Arriva quindi la denuncia e l’inizio del processo. In primo grado la sentenza del tribunale di Treviso condanna l’uomo a 10 anni di carcere e la colpevolezza sembra essere confermata anche in secondo grado, senonché la Corte d’Appello di Venezia decreta il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato. Una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, solo 4 mesi fa, ha infatti diminuito il peso di una delle aggravanti, riducendo così i tempi di prescrizione.

Un cavillo, una modifica, che non solo potrebbe essere riutilizzata in futuro, ma che ha permesso a quest’uomo di rimanere punito con la sola condanna civile di risarcimento del danno alla parte offesa, sua figlia.

Siamo di fronte, di nuovo, ad una storia di giustizia mancata. Una storia con un’evoluzione giudiziaria sconcertante dove il danno si unisce alla beffa sulla pelle di una bambina. Un episodio in cui tutti gli elementi sono al posto giusto, ma quello che manca è il tempo della giustizia. Il pensiero in questi casi va alle vittime dei reati che inevitabilmente diventano anche vittime del sistema giudiziario. Queste piccole/grandi vittime non solo si trovano a dover subire gli abusi sul proprio corpo e nella propria mente, a doverli rivivere nella propria testa e a conviverci per tutta la vita, ma devono anche sperimentare il senso di impotenza e di annientamento nell’attesa di una giustizia negata.

 

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