IL MANUALE DEL PERFETTO PEDOFILO

Il titolo dell’articolo non è stato costruito a regola, per essere d’impatto e catturare il lettore.  Il manuale del pedofilo esiste realmente. E in circolazione ve n’è più di uno.

Inghilterra, 2017. Sullo smartphone di un 32enne inglese, Alex Walton, è stato trovato un vero e proprio manuale del perfetto pedofilo. Si tratta di una guida di 170 pagine che alterna istruzioni su come “abusare in sicurezza” ad oltre 1000 immagini che ritraggono abusi sessuali di adulti su minorenni. L’uomo si difende davanti alla Procura con queste parole: «Ho scaricato i file credendo che fossero codici per armi sul gioco online. Non ho cancellato le immagini dopo che avevo capito cosa erano, ma non ho neanche cercato attivamente proprio quelle immagini, non le ho scelte io». Al procuratore Rachel Masters, la difesa dell’uomo sarebbe bastata per evitargli il carcere. La donna ha poi argomentato la sua decisione sostenendo che «Walton ha ricevuto un ordine di prevenzione del danno sessuale della durata di cinque anni e sarà iscritto nel registro dei delinquenti sessuali per dieci anni. Ha accettato di farsi curare e di impostare una lunga fase riabilitativa per guarire dal male e dalla visione di quelle immagini inizialmente non scelte ma divenute poi immancabili nella sua vita quotidiana».

USA, 2010. Amazon mette in vendita on-line un e-book pubblicato da Philip R. Greaves: “La guida del pedofilo all’amore e al piacere: un codice di condotta per gli amanti dei bambini”. La descrizione del libro da parte dell’autore riporta: «E’ il mio tentativo di rendere le situazioni pedofile più sicure per i ragazzi che se ne trovano coinvolti, stabilendo determinate regole per gli adulti. Spero di riuscirci appellandomi ai lati positivi dei pedofili, con la speranza che seguano i consigli e possano venire odiati meno e condannati a pene minori, in caso venissero arrestati». L’autore continua sostenendo che i pedofili sono figure in gran parte incomprese e offre il suo elaborato a quest’ultimi per «evitare di incorrere nelle sanzioni della legge». Segue alla pubblicazione una pioggia di critiche e dopo un primo rifiuto da parte del colosso delle vendite on-line che si giustifica con «sarebbe una forma di censura», anche se indicizzato nel motore di ricerca non si riesce più a comprare. La CNN ha intervistato l’autore al telefono. Queste le sue parole «i veri pedofili amano i bambini e non farebbero mai del male a loro, il libro è un manuale che detta delle linee che non dovrebbero mai essere superate. La penetrazione è fuori discussione. Non puoi farlo con un bambino, ma i baci e le carezze non credo siano un grande problema». In un solo giorno, il libro è entrato alla 65esima posizione dei più venduti di Amazon.

Roma, 2010. Aurelia Passaseo, presidente del Coordinamento internazionale delle associazioni a tutela dei diritti dei minori, segnala alla Polizia postale di Pordenone e al Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia on-line di Roma la presenza di un decalogo per chi «ama le bambine» tradotto in diverse lingue, italiano compreso. Il sito in oggetto si presenta con un logo raffigurante una sagoma di un adulto e di una minore. All’interno è possibile trovare un vademecum del “buon pedofilo” («tratterò le bambine sempre con rispetto e dignità», «non farò nulla contro la loro volontà» …), inquietanti giustificazioni («credo di possedere una grande luce e vorrei condividerla con il mondo, sfortunatamente a causa della paura e dell’irrazionalità diffuse sono costretto a nasconderla» …) e strane statistiche secondo cui «una persona su 5 ha provato almeno una volta attrazione sessuale per un minore». La presidentessa, in seguito alla denuncia, si è espressa in questi termini «in barba a tutti i divieti e a black-list aggirabili con relativa facilità, on-line i pedofili continuano imperterriti e non troppo velatamente ad inviare messaggi di pretesa giustificazione della loro perversione, spacciata per amore verso i più piccoli. Sono inviti disgustosi, ripugnanti, che non possono che far accapponare la pelle».

USA, 2002. Amazon, di nuovo protagonista, riceve innumerevoli critiche per aver messo in vendita un libro dal titolo “Understanding loved boys and boylovers”, sull’amore tra adulti e ragazzi. In difesa della pubblicazione il negozio on-line si è appellato al primo emendamento. Dal sito di vendite è stato più volte ribadito «non intendiamo censurare la vendita di taluni libri solo perché noi o altri ritengono il loro messaggio opinabile. Amazon non supporta o promuove atti criminali e supportiamo invece il diritto di ogni individuo di effettuare le proprie decisioni di acquisto».

Roma, 2001. «Fronte di liberazione dei pedofili» questo il nome che Roberto Marino, ex poliziotto, ha utilizzato come titolo del suo diario in cui «teorizza la sua guerra contro chi combatte la pedofilia». Il diario è stato ritrovato nel computer dell’ufficio del Provveditorato in cui l’uomo lavorava e costituisce un vero e proprio memoriale incorniciato da un’immagine tratta dalla mitologia greca in cui un uomo ed un ragazzino dai corpi nudi stanno in piedi uno di fronte all’altro. All’interno del suo diario, Marino si definisce come un “lupo solitario” e come nell’indole dell’animale va a caccia di «nuovi bocconcini da trovare e catturare». «Proprio come i lupi solitari mi accingo quotidianamente a selezionare le mie prede, individuarne le loro caratteristiche peculiari, le loro debolezze, la ricerca del loro tallone di Achille, di quel momento particolare di disattenzione e debolezza che le rende meno capaci di sottrarsi a una mia aggressione». All’interno del diario, Marino elabora le «teorie per l’adescamento»: territorialità, mascheramento, infiltrazione, le tre tecniche chiave. Insieme a queste non mancano le istruzioni su «come avvicinare e ridurre all’impotenza le piccole vittime». E per chi si schiera in difesa dei minori, l’uomo lancia un appello: «se per educare gli italiani sarò costretto a ucciderne mille, diecimila o centomila, per me va bene, ci sto, d’altra parte siete stati voi a cominciare con questa campagna continua di diffamazione, non potete ora accusare me di essermi prestato al vostro gioco».

Di fronte a tutto ciò vien da pensare che c’è qualcosa di profondamente inquietante in un mondo in cui ai molestatori di bambini è permesso scrivere e rendere pubblici libri o decaloghi su come abusarne. E con questo non s’intende condannare il pensiero altrui «solo perché noi o altri ritengono il loro messaggio opinabile». Perché un conto è consentire il diritto alla libertà di opinione ed espressione che «include la libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo» (Dichiarazione universale dei diritti umani), un altro è dare visibilità a contenuti prodotti da menti perverse. E questa non è censura, non è un limite alla libertà di espressione, non è avere un’opinione differente: abusare sessualmente un minore è un reato. Ed è una reato perché è un atto profondamente distruttivo per l’intera esistenza di quel bambino. Il fatto che si tratti di un reato e di un attentato rovinoso ai danni di un bambino rischia di passare in secondo piano dal momento che il crimine non viene percepito come azione, ma scritto su una pagina, preparato ed attivato da quella pagina. Ma questo non dovrebbe cambiare quanto di profondamente sbagliato c’è in tutti questi episodi. E se c’è chi ancora difende a spada tratta la libertà di espressione, senza vedere il reato, sarà meglio prendere provvedimenti, una volta per tutte, sul controllo e il corretto utilizzo della rete Internet.

1 Comment

  • Vincenzo Montalto

    (8 novembre 2017 - 10:54)

    Credo utile una diffusione “ad personam”, anche fuori dal sito, di articoli come questo, perché la tendenza a chiudere gli occhi, a non conoscere la verità, è una tentazione troppo forte.

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