DISABILI: LICENZA DI ABUSARE!

DISABILI: LICENZA DI ABUSARE!

di Eleonora Fissore


Per anni ha abusato sessualmente di un disabile al 100%, affetto da autismo, e se la cava senza fare nemmeno un giorno di carcere e con un risarcimento di appena 5 mila euro. La vittima delle violenze oggi ha 21 anni, ma per i medici la sua maturità ed età mentale e psicologica equivarrebbe all’incirca a quella di un bambino di 6 anni. Il processo a carico del responsabile delle violenze, un ex pasticcere di 60 anni della provincia di Cuneo, si è concluso il 23 ottobre.

Sconvolti i genitori adottivi del ragazzo, anche perché l’uomo era un caro amico di famiglia a cui avevano affidato il figlio per qualche ora al giorno, in forma retribuita, perché loro erano impegnati al lavoro.

L’abuso andava avanti da tempo e la famiglia del giovane, una volta scoperto l’accaduto, ha presentato denuncia. Contestualmente l’uomo si è presentato in Procura a Cuneo, insieme al proprio avvocato, ammettendo parzialmente le sue responsabilità. Aveva peraltro già confessato il proprio comportamento al padre

Il tribunale di Cuneo ha deciso di accogliere la richiesta di patteggiamento, concedendo tutte le attenuanti e limitando la condanna a 1 anno e 10 mesi, con la “condizionale”, nonostante le prove nei confronti dell’ex pasticcere siano risultate schiaccianti.

Il patteggiamento è stato concesso sulla base di due attenuanti: il pagamento di un risarcimento irrisorio di 5.000 euro, definito “congruo” e la  confessione dell’abusatore. Sull’irrisorietà del risarcimento credo non ci sia nemmeno bisogno di fare commenti. Ma la cosa davvero spiazzante è che la confessione definita pronta e spontanea dal giudice è stata fatta in realtà dopo che il padre del ragazzo aveva già sporto denuncia e mostrato il video di una confessione che l’autore dell’abuso aveva fatto al padre. Peraltro nella confessione resa al magistrato l’autore ha ammesso un solo episodio, mentre nella videoregistrazione ha confessato due situazioni di abuso.

La cosa grave è che la vittima dell’abuso è stato del tutto ignorato nel corso del processo. Non è mai stato ascoltato e non è stata fatta nemmeno una perizia sui danni da lui riportati. Non sono state considerate le sue sintomatologie: fissazioni a sfondo sessuale, comportamento sessualizzato, accentuarsi di stereotipie rimandanti al sesso orale, segni di agitazione e malessere e comparsa di gravi episodi autolesionistici già a partire da fine 2015, e mai manifestatesi prima.

Se fosse stato ascoltato e valutato sarebbe potuta emergere la possibile durata e pervasività dell’abuso, che quasi sicuramente non si è limitato ai due episodi ammessi dall’autore, ma potrebbe essere andato avanti per quasi due anni.

«È lecito chiedersi a questo punto se valgano di più i diritti di un predatore sessuale o quelli di un ragazzo autistico disabile mentale e purtroppo la risposta appare scontata», commenta il genitore adottivo. L’uomo che doveva accudire il ragazzo quando i genitori erano fuori casa ha approfittato della loro fiducia per abusarne. «Siamo turbati dal fatto che le pm che hanno seguito il caso abbiano praticamente concordato con l’imputato la pena e dato il benestare al patteggiamento. Quest’uomo non farà nemmeno un giorno di carcere. Ma i danni che ha creato a nostro figlio dureranno tutta la vita. Ora il suo carnefice è libero, senza nemmeno il divieto di avvicinarsi» (Corriere della Sera).

Quello che sconcerta e lascia increduli è il fatto che la Magistratura non abbia ordinato l’arresto dell’uomo abusante, nemmeno gli arresti domiciliari. Anzi l’autore risulta ancore libero di avvicinare il ragazzo, non essendo stata emessa nemmeno un’ingiunzione restrittiva. Il Pubblico Ministero ha accettato il patteggiamento e il giudice Alberto Boetti ha ridotto la pena per la violenza sessuale, che secondo il nostro codice è da 5 a 10 anni, partendo dalla pena minima di 5 anni e poi applicando tutte le attenuanti, al punto che da 5 anni la pena concordata è scesa a 22 mesi, quindi non farà nemmeno un giorno di carcere. Il padre del ragazzo tuttavia continua a lottare strenuamente per ottenere giustizia.

Magistrati in prima linea nella lotta alla pedofilia e ai reati sessuali, come Piero Forno, ex procuratore a Milano si sono sempre opposti ai patteggiamenti in casi come questo Quello che stupisce e lascia sgomenti è il fatto che il P.M. poteva rifiutare il patteggiamento e il giudice opporsi.

Questo trattamento giudiziario nei confronti dell’autore è davvero allarmante, considerando tra l’altro che il rischio di abuso sessuale risulta essere molto più alto nei disabili, rispetto alle persone sane.  Il dato viene fornito dalla “Divisione per la prevenzione della violenza” del “Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie” di Atlanta, negli Stati Uniti.   Basile, Breiding & Smith[1] hanno recentemente condotto uno studio che ha coinvolto 9.086 donne e 7.421 uomini con l’obiettivo di quantificare la frequenza degli abusi subiti negli ultimi 12 mesi dai disabili e dai non disabili. I risultati emersi dalla ricerca sono estremamente significativi: rispetto alle donne sane, le donne disabili hanno evidenziato forme di vittimizzazione o comunque esperienze sessuali non desiderate tre volte superiori a quelle registrate nelle donne non disabili. Il dato degli abusi rilevato tra gli uomini portatori di handicap è addirittura di quattro volte superiore rispetto a quello registrato tra i non disabili.  Ben il 39% delle donne stuprate nei dodici mesi precedenti l’indagine aveva una disabilità al momento della violenza.

Risultati davvero inquietanti. Ci si può stupire di fronte alla tendenza ad approfittare di una persona che ha già avuto la pesante sventura della disabilità. Eppure i predatori sessuali spesso scelgono accuratamente vittime affette da disabilità, proprio perché sono meno in grado di difendersi e sono più facilmente ricattabili e aggredibili dal punto di vista sia fisico, che mentale, proprio perché spesso non hanno o la cognizione precisa di quanto sta succedendo, proprio perché i disabili con la loro impotenza possono rassicurare ed eccitare in modo particolare il pedofilo. Inoltre, spesso (come nel caso considerato), l’abuso è operato da chi è in contatto con il disabile, a volte per ragioni di assistenza e cura: un fatto che dovrebbe peraltro costituire un’aggravante ancora maggiore per chi agisce violenza!  In questa vicenda ha prevalso una forte identificazione con l’autore dell’abuso sessuale e una forte dimenticanza della vittima. Una sentenza come questa fa pensare ad una sconfitta della giustizia.  Anziché  tutelare i diritti delle persone più deboli ed indifese il terribile messaggio che questa vicenda con i suoi sviluppi giudiziari  rischia di trasmettere è che i predatori sessuali sono liberi di  abusare dei disabili, godendo di un trattamento di favore e di una pena pressoché inesistente, potendosela cavare con un ridicolo risarcimento e senza fare un giorno di carcere! .


[1] Basile K.C, Breiding M.J., Smith S.G. (2016). Disability and Ris k of Recent SexualViolence in the United States. American Journal of  Public Health. 2016 May; 106(5): 928-933.

 

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