VIOLENZA SOTTO SILENZIO TRA SEMINARISTI IN VATICANO

Una parola chiara si aspetta dal Vaticano sulla  vicenda del preseminario San Pio X, il collegio dei cosiddetti ‘chierichetti’ del Papa.  Ci siamo abituati alle istanze di speranza, di autenticità e di verità di papa Francesco.  Non vorremmo che in questo caso prevalesse la menzogna diplomatica! Tutto è nato da una lettera di denuncia contenuta nel nuovo libro di Nuzzi Vaticano S.p.A.Sua Santità e Via crucis.

L’autore della lettera, Kamil Tadeusz Jarzembowski, un ex studente polacco del preseminario scrive: “A settembre del primo anno di frequenza, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, il rettore mi assegnò una stanza dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del preseminario. Nel corso dell’anno scolastico, e più precisamente dalla fine del mese di settembre fino all’inizio del mese di giugno, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle 23”.
 
Nel corso di un servizio de Le Iene il giovane polacco ha precisato che il ragazzo abusante  aveva comunque “una posizione di potere all’interno del seminario e anche della Basilica di San Pietro. Non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via”.
 
“Dopo che tutti gli altri alunni si erano coricati – racconta Jarzembowski – Antonio accedeva nella stanza dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre alcune volte i due si recavano insieme in un’altra stanza per proseguire il rapporto. Antonio aveva libero accesso al preseminario, era particolarmente benvoluto da diversi monsignori, esercitando una certa influenza su noi allievi. Antonio poteva godere di forti e particolari rapporti di fiducia che gli consentivano, pur non avendo incarichi ufficiali nell’istituzione, di muoversi con potere nel preseminario. Questo garantiva la possibilità di esercitare una forma di potere e di intimidazione nei più giovani seminaristi (che si sentivano di fatto a lui subalterni). È questa la ragione per cui Paolo si sentiva obbligato a cedere alle sue richieste, le quali infatti sottendevano un sottile e inespresso ricatto: in caso di resistenza alle richieste, il mio amico studente avrebbe potuto avere dei problemi con i superiori o sarebbe stato ‘punito’ con l’assegnazione di un ruolo più marginale nello svolgimento del servizio liturgico, soprattutto in occasione delle celebrazioni pontificie”.
 
“Le stesse preoccupazioni – scrive ancora l’ex seminarista polacco – erano alla base del mio imbarazzo e della mia paura a denunciare apertamente i fatti dei quali ero testimone. Una mia presa di posizione diretta ed esplicita avrebbe infatti determinato il mio allontanamento dal seminario, essendo io consapevole del fatto che Antonio godeva di una speciale protezione da parte della gerarchia. La crescente angoscia di fronte al ripetersi degli avvenimenti sopra ricordati, unita alla paura di essere allontanato, mi indussero comunque a confidare le mie preoccupazioni e il mio sconcerto al mio direttore spirituale (e direttore spirituale dell’intero seminario), don Marco”.

La lettera di Tadeusz Jarzembowski è circostanziata, fa riferimento a testimoni,  descrive in modo realistico le dinamiche di un’istituzione chiusa, le logiche di potere, i comportamenti di chi si sente appoggiato dalla gerarchia, le modalità coerenti per garantirsi il silenzio dei soggetti più insicuri e con minore potere. Possibile che siano tutte fandonie?

L’Ansa ha riportato la notizia di nuove indagini che si stanno avviando in Vaticano per valutare quanto è accaduto nel preseminario San Pio X. Sembra che  si voglia escludere l’ipotesi di situazioni di abuso, ma che comincino d’altra parte  ad essere ammesse storie di rapporti omosessuali tra i ragazzi ospiti.   Ma occorre urgentemente che si faccia luce sull’intera situazione.  Non sarà possibile cavarsela dando esclusivamente la responsabilità a ragazzi un po’ troppo trasgressivi e licenziosi. Non sarà possibile liquidare le responsabilità dell’istituzione e di tutti coloro che hanno voluto istaurare un clima di silenzio, di minaccia e di omertà sulla vicenda.

 

 

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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