PUO’ ESISTERE UNA LEGGE CHE TUTELI SIA I PADRI ALIENATI CHE LE MADRI DELLE PICCOLE VITTIME?

Gianluca Baldasseroni


Purtroppo con il termine “alienazione parentale” vengono frequentemente accomunate ed etichettate situazioni che nulla hanno in comune tra loro ed esattamente le vicende, che senz’altro esistono, nelle quali alcune madri disturbate che ostacolano la legittima e doverosa frequentazione tra i figli ed il padre ed i casi, certamente più diffusi, nei quali invece padri perversi o violenti utilizzano l’argomento della madre alienante come alibi per negare le proprie responsabilità.

In questi anni, a fronte della crescente quantità di denunce di abusi e violenze in ambito domestico, i padri perversi o violenti, talvolta sostenuti e guidati da consulenti di parte senza scrupoli – che hanno trovato in questa specifica committenza un business altamente remunerativo – hanno alimentato ad arte la questione dell’alienazione parentale, soprattutto sul web, nella speranza di ottenere l’attenzione del legislatore ed il riconoscimento normativo di questa presunta patologia, con la malcelata intenzione di utilizzarla come alibi per garantirsi l’impunità.

Infatti ogni volta che una donna trova il coraggio di denunciare le violenze agite in ambito domestico dall’altro genitore, si trova puntualmente accusata, da questi padri violenti o perversi e dai loro consulenti di parte, di aver inventato queste false accuse per emarginarli dalla vita dei figli.

La generalizzazione che si è creata su queste vicende, nelle quali spesso il pregiudizio ideologico finisce per prevalere sulla verità storica, ha indotto vari settori della società civile a richiedere a gran voce una legge punitiva verso le madri alienanti, richiesta alla quale i padri violenti o perversi hanno aderito con vigore, infiltrandosi (senza averne titolo) tra le fila dei veri padri alienati e restituendo così l’idea di un fenomeno, quale quello delle presunte alienazioni parentali, più ampio e diffuso rispetto al dato reale.

In realtà non è poi così difficile distinguere le due diverse fattispecie e capire se si ha davanti una vera madre patologica ed alienante oppure una madre che, con coraggio ed in totale buona fede, vuole solo proteggere i propri figli, atteso che queste due figure materne presentano caratteristiche molto diverse, piuttosto tipiche e riconoscibili.

Fermi i doverosi accertamenti ed approfondimenti del caso, che possono essere svolti anche attraverso l’ausilio di test psicodiagnostici, in prima battuta si può però notare come queste due figure genitoriali presentino immediatamente caratteristiche divergenti: le madri delle piccole vittime che trovano il coraggio di denunciare violenze e abusi, sono tipicamente afflitte dal senso di colpa per non aver vigilato adeguatamente o per non aver agito più prontamente, stato d’animo profondamente diverso da quello che caratterizza le vere madri alienanti le quali espongono le proprie presunte ragioni con un atteggiamento aggressivo e veemente.

In secondo luogo le madri delle piccole vittime non si mostrano mai interessate all’aspetto economico della separazione e non parlano mai dell’assegno di contribuzione;  spesso, quando il giudice riconosce un contributo per il mantenimento del figlio a carico del padre, neppure lo utilizzano e lo lasciano in giacenza  presso il conto dove è stato accreditato. Di contro le madri alienanti si mostrano estremamente interessate all’aspetto economico della separazione, che risulta uno degli argomenti, se non l’argomento in assoluto, sul quale si soffermano maggiormente.

In terzo luogo le madri delle piccole vittime, nel raccontare quanto riferito loro dai figli in relazione ai presunti abusi, mostrano sempre dubbi e resistenze e appaiono palesemente combattute tra la volontà di rifiutare questa possibilità e la necessità di accettarla, stante la coerenza e la persistenza delle confidenze fatte dal bambino; di contro, le madri alienanti che muovono false accuse strumentali ad emarginare l’altro genitore dalla vita del figlio, appaiono decise e sicure nel riferire le presunte violenze, restituendo l’impressione di detenere verità assolute ed indiscutibili.

Infine nelle madri delle piccole vittime prevale sempre l’esigenza di tutela del bambino, laddove  per le madri alienanti l’obiettivo primario è invece la punizione del presunto colpevole, finalità dietro la quale si intravede facilmente un malcelato desiderio di vendetta .  Se si utilizzassero questi semplici criteri distintivi per operare una prima selezione iniziale, sempre ferma l’opportunità di svolgere ulteriori verifiche e tutti gli approfondimenti del caso, la ricerca della verità probabilmente si orienterebbe da subito nella direzione giusta, indirizzandosi verso una valutazione realisticamente molto attendibile.

Fatta questa doverosa premessa, necessaria per distinguere due fenomeni profondamente diversi ma spesso associati da generalizzazioni frettolose, vogliamo chiederci se possa esistere una legge in grado di tutelare allo stesso tempo sia i padri realmente alienati che le madri delle piccole vittime, smascherando invece i padri violenti o perversi e le madri realmente alienanti.  Forse una soluzione esiste, semplice e travolgente come lo è sempre la verità.

Invece di portare avanti richieste e progetti di legge tesi ad affermare l’esistenza di una patologia che non esiste (la PAS),  i padri realmente alienati e le madri delle piccole vittime dovrebbero unirsi e richiedere insieme, a gran voce, che il diritto del bambino di essere ascoltato nei procedimenti giudiziari che lo riguardano, sia in ambito civile che penale, diventi obbligatorio già a partire dai 5 anni di età, seppur con le modalità più adatte alla loro tenera età, considerato che un ascolto empatico ed attento ai loro bisogni, se condotto da professionisti realmente preparati, non può essere in alcun modo traumatico per il bambino.

Questi piccoli testimoni della vita domestica, se venissero ascoltati sempre ed obbligatoriamente nell’ambito dei procedimenti – civili e penali – che li riguardano, sarebbero portatori di grandi verità, ugualmente utili tanto ai padri alienati, quanto alle madri delle piccole vittime e potrebbero consentire di smascherare, con l’innocenza e la sincerità tipica dei fanciulli, sia le madri alienanti, sia i padri violenti o perversi.

Delle piccole modifiche ai codici già esistenti, attraverso l’introduzione del principio dell’obbligatorietà dell’ascolto del minore nei termini sopra descritti, consentirebbero non solo di proteggere maggiormente proprio i fanciulli stessi, ma anche di tutelare indistintamente tutti i genitori vittime della condotta subdola ed illecita dell’altro.  Queste semplici modifiche alle norme vigenti, pertanto, potrebbero (e dovrebbero) essere richieste tanto dai padri alienati quanto dalle madri delle piccole vittime considerato infatti che la ricerca della verità è evidentemente un obiettivo che li unisce; del resto, presumibilmente, solo chi ha qualcosa da nascondere può preferire il silenzio alla voce dei bambini.

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