ANCHE GLI OSTI HANNO BISOGNO DI RIVELARE …

Di Francesco MONOPOLI


Le occasioni per ascoltare comunicazioni difficili possono davvero essere molteplici e sorprenderci nei momenti meno aspettati… e talvolta nemmeno pensiamo a quanto una nostra parola o un nostro comportamento possa stimolare ciò, anche nei momenti più ludici.

E così mi è capitato recentemente mentre mi stavo recando in auto per viaggio di piacere fermandomi in un locale a mangiare in attesa di rincasare.

 

Pausa pranzo. Due uomini ed una donna in un’osteria di fronte alla fabbrica dove lavorano come impiegati. Discussione animata sulle recenti notizie riguardanti l’alto numero di donne che in vario ambito stanno rivelando di aver subito molestie o violenze.

La donna sostiene le ragioni delle vittime, portando esempi tratti anche dalla sua vita personale. Uno dei due presenti reagisce alzando la voce, dicendo  di non accettare questi discorsi: è un “effetto alla moda”, sostiene, che porta le donne a dichiararsi molestate. A sostegno della sua tesi mostra alla collega vignette satiriche che ironizzano sulle rivelazioni. Ad un certo punto la discussione prende toni accesi. L’altro uomo interviene: “Forse e dico forse un numero così alto di donne subisce avances, ma non esageriamo. Altrimenti io  che ne conosco già  solo 5 all’interno della mia famiglia che non sono molestate cosa dovrei pensare?

Certo, sicuramente sono state corteggiate, in modo più o meno galante, ma nessuno ha ricevuto molestie… a meno che non intendiamo molestia come tentativo di utilizzare la ricchezza, lo status lavorativo o altro per ottenere in cambio favori sessuali.  E sono tante donne a pensarla come me”.

Mi è impossibile non seguire il discorso, percepisco tutta la tensione di persone che pur stimandosi si stanno contrastando con una forte carica polemica. Si sono scontrati la negazione dei due uomini e  la rabbia della donna.

Nel momento di pagare il proprietario si rivolge a me scusandosi per l’eventuale chiasso che gli altri tre commensali hanno fatto. Nonostante le mie rassicurazioni prosegue a parlarmi, come preso da un flusso di pensieri che non possono arrestarsi, nonostante non ci fossimo mai visti prima.

“Lo sa, non posso proprio farcela a sentire certi discorsi, mi smuovono un sfiducia nel genere umano …”   Da qui l’oste inizia a parlare … “Adesso le racconto questo, quando è stata ora di fare il militare grazie alla mediazione di un alto prelato, amico di mio nonno, avevo potuto avere una raccomandazione per finire in  una destinazione gradita.

Mi sembrava una fortuna sfacciata potere scegliere dove fare il militare…

Riuscii ad andare nei pompieri e ovviamente ringraziai per questo grande favore il  prelato, il quale confermava che per mio  nonno avrebbe fatto qualsiasi favore, chiedendomi solo di portare i suoi saluti al cappellano dei pompieri dove sarei finito.

Ligio al dovere dopo pochi giorni andai a trovare il cappellano, un monsignore che tra l’altro mi aveva detto di conoscere bene mio nonno…  Fu gentile con me, mi fece vedere la canonica mi fece accomodare nel suo salotto dove c’era un divano enorme e mentre parlavamo mi mise la mano sulla gamba, molto vicino alla zona dell’inguine.

Rimasi di ghiaccio, non ci potevo credere e pensai fosse sovrappensiero e l’allontanai…ma quando lo rifece con forza capii quale era il suo fine… e allora mi alzai con forza gridandogli che non ero affatto d’accordo sulle sue intenzioni.

Lui non si scompose dicendomi che se avessi però avuto altri trattamenti di favore sapevo quale era la strada… me ne andai inorridito e sconvolto che una persona che rappresentava un’istituzione come la chiesa potesse fare una simile azione.

… Non posso mica dire che sono stati vittima di un prete pedofilo, avevo già 18 anni. In fondo che cosa mi era successo?  Certo mi ha fatto schifo e l’avrò raccontato due volte in  vita mia…  ma io da dopo la terza media lavoravo, avevo  già fatto esperienza del mondo adulto e sapevo difendermi.  Ma sa quanti miei commilitoni erano in crisi, avevano 18 anni ma sembravano  dei bambini indifesi che per altro stavano  male… uno in particolare me ne ricordo.

Sono  certo che quel porco ci avrà  provato con altri e non sono certo che tutti abbiano potuto difendersi in  quel  modo o non cadere nel ricatto… E parliamo comunque di maschi, pensi lei con  una femmina che si sente ancora più indifesa. Non si può giustificare chi usa il proprio ruolo per sedurre, io non ero andato li per il sesso, io volevo solo fare il mio dovere e ringraziarlo… Io so cosa vuol dire corteggiare, non significa mettere le mani addosso per mettere in difficoltà.”

Rimango  in silenzio a vedere questo uomo nerboruto, con una barbaccia lunga e tanti tatuaggi che danno l’immagine della persona in forza e potenza, parlare con gli occhi lucidi e la voce rotta dalla commozione del  ricordo… mi colpisce il pensiero  di questo oste che pone l’accento su quanti nella sua stessa condizione non hanno  saputo e potuto difendesi … mi sono chiesto se ha potuto raccontarmi tutta la sua vicenda  …

Come rapidamente mi ha coinvolto nelle sue comunicazioni, altrettanto velocemente l’oste chiude il discorso e si allontana, salutandomi e rientrando dietro il bancone.

Rimango con il malessere che accompagna la consapevolezza del mancato ascolto delle vittime.  Rimango con la sorpresa di questa comunicazione inattesa, di questo recupero di un ricordo senza dubbio traumatico da parte del proprietario della trattoria. Perché mi ha parlato?   Probabilmente l’evento scatenante deve essere stato l’aver ascoltato il conflitto verbale tra i suoi avventori e l’ascolto degli interventi di radicale incomprensione delle vittime.  Ma perché ha parlato con me? Può essere che mi abbia letto in viso che faccio l’assistente sociale? O più realisticamente s’è accorto che ero disponibile ad ascoltare …  ed allora il suo bisogno di raccontare, di liberarsi di un ricordo traumatico ha preso il sopravvento.

 

 

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