VIOLENZA DI BRANCO: UN DOPPIO FALLIMENTO

Di Sandy SAMMARTINO


Ancora una violenza di branco! “A Bari una banda di ragazzini ha costretto una dodicenne ad avere rapporti sessuali con tutti loro sotto la minaccia della diffusione di un video compromettente”.

La madre e il padre della ragazzina avevano notato da qualche tempo segni di malessere e tensione nella figlia. La dodicenne è  stata ascoltata in audizione protetta, raccontando ciò che era stata costretta a subire negli ultimi mesi da alcuni ragazzi che esercitavano un controllo assoluto su di lei. La vittimizzazione è stata brutale con abusi di varia natura. Avveniva in qualsiasi luogo,  sotto la minaccia della diffusione di un video che la ritraeva mentre aveva un rapporto con uno del branco. Il gruppo ha agito senza minimamente preoccuparsi dei pianti e delle richieste di aiuto che arrivavano alla vittima che è stata costretta a sottostare, a turno, a ogni richiesta. Alcuni del gruppo dei violentatori sono stati subito individuati.  Una volta identificati, i militari hanno proseguito con gli interrogatori. Hanno fatto sopralluoghi, hanno ricevuto sommarie informazioni testimoniali da tutti quelli che avevano avuto anche il solo sentore delle violenze. Infine, hanno effettuato accertamenti tecnici sui dispositivi informatici in uso tra i componenti del brano, composta da giovanissimi. I carabinieri hanno eseguito la misura cautelare del collocamento in comunità per due diciannovenni, responsabili insieme ad un quindicenne (direttamente rinviato a giudizio) e a tre tredicenni (non imputabili per l’età), di abusi sessuali ripetuti ai danni della bambina.

L’incubo della dodicenne è finito, ma ciò che si porterà dietro avrà bisogno di tempo e cure per poter essere affrontato ed elaborato. Malgrado i grandi mutamenti ideologici, legislativi e sociali a favore dell’infanzia,  la valutazione sociale di questi gravissimi episodi di violenza da parte di adolescenti nei confronti di ragazzine, poco più che bambine, oscilla tra l’indifferenza e la riprovazione, tra la condanna e la complicità. L’atteggiamento della comunità adulta resta incerto, carico di dubbi e di incertezze.

Ci chiediamo: come è possibile che adolescenti e ragazzini possano creare branchi, capaci di praticare, pianificare, nascondere per lunghi periodi forme gravissime di violenza sessuale con strategie di pressione brutale sulla vittima senza che nessun adulto attorno a questi ragazzi riesca minimamente a sospettare quanto avviene? Risulta addirittura evidente in alcuni casi che la scuola e soprattutto la famiglia, hanno avuto un ruolo determinante nel generare un malessere che questi ragazzi stessi vissuto e rovesciato in violenza di gruppo. Non solo gli adulti non hanno impedito, ma in alcuni casi hanno contribuito a produrre atteggiamenti di insensibilità, modelli di comportamento violenti e perversi.  

E’ un duplice fallimento della comunità sociale e della comunità educativa: da un lato non ci si è accorti che una ragazzina inerme e isolata è stata sottoposta per lunghe settimane o mesi ad una violenza indicibile, dall’altro lato è mancata un’azione preventiva minimamente efficace,  capace di impedire che un gruppo di adolescenti orientasse la propria crescita in una direzione perversa e sadica. 

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