MODIFICARE LA PRESCRIZIONE PER I REATI SESSUALI AI DANNI DELLE DONNE E DEI BAMBINI. UN INTERVENTO DI DACIA MARAINI

«Non è giusto che una donna o un uomo abbia solo sei mesi di tempo per denunciare una violenza” – scrive Dacia Maraini in un recente articolo sul Corriere della Sera – una legge che stabilisce un limite di sei mesi per denunciare una violenza sessuale è una legge ingiusta. »

La scrittrice si pone una domanda fondamentale sui tempi della denuncia:  «Perché le donne non reagiscono correndo a denunciare l’abusatore? », si chiede. «Qui entra in gioco – così risponde  – la strategia del predatore che è più sottile di quanto si pensi. Chi vuole dominare e approfittare sviluppa un’abilità a volte prestigiosa, fatta di raggiri, di recite teatrali, di dolcezze inattese per ottenere ciò che lo salverà da ogni denuncia: trasformare l’abusato in complice. E di solito ci riesce, utilizzando un’astuta strategia: convincere l’abusato che in fondo è stato lui a volere la violenza.

Penso a quei ragazzi dei collegi religiosi che si sono tenuti dentro l’esperienza della prepotenza traumatica per quindici, venti anni, finché non sono riusciti a capire che la vittima, anche quando non denuncia ma subisce passivamente la violenza e accetta la regola del silenzio, non ha colpe. È solo una persona chiusa dentro una trappola, come una mosca nella rete di un ragno sapiente che lo uccide lentamente. »

Conclude Dacia Maraini: «Siamo ancora di fronte al vecchio brutale detto romano “Vis cara puellae”, ovvero «la forza piace alle vergini». Comunque il molestatore di solito è un uomo narcisista, ma anche fragile e bisognoso di ribadire e rafforzare la propria autorità umiliando il più debole. Il sesso c’entra poco o niente. Non è l’eros che guida questi uomini, ma il bisogno di ferire, assoggettare l’altro, che li rende sicuri di fronte a se stessi. »

E’ indispensabile dunque modificare i termini della prescrizione: si tratta di una scelta di civiltà per un reato dalle conseguenze particolarmente nocive, talvolta catastrofiche, per le vittime.  Se queste considerazioni sono valide per le donne, a maggior ragione lo sono per i bambini oggetto di violenza. Non è raro che i danni si prolunghino per l’intera esistenza delle donne e dei bambini colpiti  a seguito di uno stupro e, ancor di più, a seguito di una violenza sessuale infantile. Quando scatta la prescrizione per i reati di violenza sessuale, non vengono certo meno le conseguenze distruttive sulla vita emotiva, sull’immagine di sé e sulla salute delle vittime.

 

 

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