FIGLI DELL’ERA DIGITALE: IL RAPPORTO 2017 DI UNICEF SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA NEL MONDO

I minori di 18 anni non sono affatto tutelati dai pericoli del mondo digitale, un mondo nel quale sono entrati ormai in modo massiccio: su tre utenti della rete, uno ha meno di 18 anni. Lo afferma il rapporto dell’Unicef sulla “Condizione dell’infanzia nel mondo 2017: figli dell’era digitale”, uscito recentemente. Tra i dati contenuti nel rapporto emerge che i ragazzi temono la violenza sul web, i contenuti a sfondo sessuale non desiderati mentre apprezzano la possibilità di trovare contenuti nuovi e interessanti, che non si possono apprendere a scuola. Preoccupante è l’autonomia con cui i ragazzi imparano a navigare, un autonomia che diminuisce drasticamente la loro sicurezza e l loro possibilità di avere consapevolezza della rete.  Allarmanti  i dati sulla pedopornografia che, se pur in ribasso rispetto allo scorso anno, restano sconcertanti. Il 53% dei bambini coinvolti nell’abuso e nello sfruttamento a fini pedopornografici ha meno di 10 anni, mentre è in aumento la percentuale dei bambini coinvolti di età compresa tra gli 11 e i 15 anni: dal 30 al 45%.

Il 90% dei siti che contengono tale materiale proviene da 5 paesi: Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi, Francia e Russia.

È in continua crescita il materiale erotico autoprodotto dai ragazzi stessi, spesso scambiato per “sexting” consensuale ma senza considerare che il 90% dei contenuti di questo tipo, principalmente riguardante bambini sotto i 13 anni, viene prelevato dal luogo in cui è stato pubblicato e ridistribuito ad altre persone e in altri paesi; una ragazza di 14 anni racconta che l’ex fidanzato ha pubblicato le sue foto nuda sui social network, provocando in lei una reazione di sconvolgente disagio e forte senso di colpa, alimentato dalle parole della polizia “hai sbagliato tu a mandargli quelle foto, è colpa tua”.

Per prevenire questo fenomeno è necessaria una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei giovani adolescenti e dei loro genitori sui rischi che si possono correre online e una ricerca mirata finalizzata a comprendere cosa spinge i ragazzi a pubblicare e ricercare tali contenuti in rete.

Secondo il direttore di Unicef, Anthony Lake, “la nostra sfida è duplice: ridurre i danni massimizzando, allo stesso tempo, i benefici del web per ogni bambino”; non dobbiamo infatti dimenticare gli innumerevoli vantaggi che la rete può avere soprattutto per le popolazioni più svantaggiate, favorendo l’accesso alle informazioni e facilitando la comunicazione e lo scambio di idee.

Tuttavia un terzo dei minori del mondo non hanno attualmente la possibilità di usufruire del web, un problema che aggrava la disuguaglianza riducendone la possibilità di partecipare alla vita culturale e a quella economica, sempre più digitalizzate.

Le conclusioni del Rapporto mostrano come Unicef si faccia portavoce della necessità di tutelare maggiormente le persone in età minore sul web, garantendo loro la sicurezza a cui hanno diritto: “internet è stato progettato per gli adulti ma è sempre più utilizzato da bambini e giovani. Dunque le politiche, le pratiche e i prodotti digitali dovrebbero riflettere meglio i bisogni dei bambini, le loro prospettive, le loro voci”.

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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