FILASTROCCA DI CHI ARRIVA PER MARE

Di Elena Buccoliero


Ho lasciato la mia terra
povertà e devastazione.
Un fratello ucciso in guerra,
gli altri senza una ragione,
senza niente per sfamarsi
senza scopo per studiare.
Così ho detto alla mia mamma:
Soffro anch’io ma devo andare.
Ho viaggiato nel deserto
per venire fino qua,
ho solcato il mare aperto.
Nella grande povertà
ho veduto la violenza
che è compagna della fame
e ho sudato nei cantieri
con la calce ed il catrame
per comprare il mio biglietto
acquistato da un bandito
che ha spacciato per traghetto
un legno vecchio e già appassito.
Per tre giorni in traversata
– e la notte fa paura –
senza acqua e senza cibo
la faccenda si fa dura.
Ho soltanto 13 anni
e qualcosa l’ho capito:
se ti metti nei miei panni
mi dirai se c’è un diritto
che mi sappia accarezzare
con le mani di mia madre
che mi possa indirizzare
con lo sguardo di mio padre.
Solo questo è il mio delitto,
scappar via dalla miseria,
e poi anche dalla guerra
che è minaccia ancor più seria.
Io non so se avete posto
nella tavola imbandita.
La fiducia che ho riposto
spero che non sia tradita.

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