LA STORIA DI UNA SOPRAVVISSUTA: DALL’ABISSO DEL TRAUMA AL CORAGGIO DI USCIRNE

L’infanzia costellata da violenze, traumi, ingiustizie, incomprensione, solitudine, mancanza di ascolto e mancanza di cure  produce inevitabilmente un percorso verso l’abisso: verso  la malattia mentale e la devianza sociale. Il titolo originale del libro che racconta la storia di Kimberly Stevens è “An autobiography of Miss Wish”, un libro che parla di dolore, sfruttamento e abuso, ma anche di coraggio e di una speranza che anche nell’abisso si può aprire.

Kimberly conobbe 27 anni fa, a Londra, Nina Berman, fotografa e documentarista americana: da quell’incontro nacque una grande amicizia e una stretta collaborazione che hanno portato alla stesura del libro.

Nel libro sono contenuti documenti, referti medici, fotografie e disegni che raccontano la vita di Kimberly, una donna che ha dovuto lottare per superare gli abusi sessuali, la droga, lo sfruttamento e le malattie psichiatriche che hanno lastricato la sua strada sin da quando era bambina.

La sua vita è stata una continua lotta con gli incubi, i ricordi e i traumi che le sono stati inflitti. Kimberly ha sviluppato un forte disturbo post traumatico da stress a causa dei crimini che ha subito. Questo disturbo non è stato né trattato, né diagnosticato adeguatamente. Il suo dramma non è stato compreso dalle istituzioni, né dai curanti.  E quando la grave storia traumatica di una persona non viene compresa, l’esito a cui quella persona è destinata è la malattia mentale. Questo è capitato a Kimberly che ha cercato nella droga una  disperata e perdente via di fuga.

“Sono stata per lei la sua unica grande amica” racconta la Berman al termine del libro che oltre alle battaglie che Kimberly ha dovuto affrontare parla del loro rapporto e dell’amicizia che negli anni si è instaurata tra di loro.

Nel corso della stesura del libro Kimberly ha seguito Nina Berman a New York ma il trasferimento non ha migliorato la sua vita: è stata infatti rinchiusa nell’istituto penitenziario di Rikers Island dove ha tentato due volte il suicidio.

I racconti e i disegni di Kimberly sono stati inseriti nel libro e la Berman ha persino tentato di rafforzare le sue testimonianze andando a Londra per cercare le persone coinvolte.

Un libro da leggere, pieno di storia, che racconta le atrocità ma anche le battaglie di una donna che ha dovuto lottare non solo con il suo passato ma con la sua condizione di donna nera, drogata e malata di mente in una società tutt’altro che accogliente. Un libro pieno di immagini, di disegni che raccontano, senza il bisogno di aggiungere alcuna parola, le emozioni e i sentimenti di Kimberly bambina: «Le immagini vogliono raccontare una storia di solitudine e amore, di dolore e resilienza, di amicizia, coraggio e volontà di vivere».

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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