SPECIALIZZARSI NELL’ABUSO SESSUALE E NEL SADISMO. IL CASO DI VIKTOR LISHAVSKY

Non è così infrequente che soggetti umani diventino professionisti dell’abuso sessuale e del sadismo. Può succedere che alcuni finiscano, per eccellere e realizzare standard terribili di violenza senza mai essere fermati: come Viktor  Lishavsky, stupratore seriale russo. Le accuse a suo carico ammontano a 248 stupri e 358 abusi sessuali violenti contro ragazze di età pari o inferiore ai 13 anni. Inoltre, su di lui pendono altri 22 capi di imputazione per atti violenti di natura sessuale nei confronti di giovani di età inferiore ai 14 anni. Di questi casi, undici sono aggravati dalla minaccia di morte, mentre altri sarebbero aggravati dal reato di tortura.

Secondo le forze dell’ordine gli abusi avvenivano nei confronti dei figli che Viktor e sua moglie prendevano in affidamento da un orfanotrofio di Amursk. Il tutto in un tempo molto limitato; le accuse, infatti, si riferiscono al periodo compreso tra il 2012 e febbraio 2017. Ma le figlie adottive non sarebbero le uniche vittime dell’orco: l’uomo è accusato di altri 122 crimini di “natura sessuale con l’uso della violenza o minaccia di violenza” e 151 reati per “rapporti sessuali che sfruttano lo stato indifeso della vittima”. Tutti gli abusi hanno come vittime ragazze di età compresa tra i 14 e i 17 anni. Non è ancora chiaro se le accuse riguardino anche i tre figli naturali della coppia.

I conoscenti e i responsabili dell’orfanotrofio, anch’essi indagati, si sono dichiarati tutti stupefatti dall’accaduto: “sembrava un padre adottivo modello”, hanno dichiarato.

Calzolaio di giorno e molestatore di notte, Viktor sembra abbia consumato i suoi reati in una casa affittata con i soldi dei contributi che lo Stato versava alla coppia per i figli in affidamento, somma che ammontava a 310 euro per ogni bambina a loro affidata.

Aggiungendo al conto anche gli abusi perpetrati sulle studentesse di cui Viktor era tutore legale si arriva a una somma esorbitante: 900 abusi sessuali e stupri a danni di ragazzine minorenni.

A denunciare il tutto è stata proprio una delle studentesse che, stanca dei soprusi subiti, ha raccontato tutto ad un professore e da lì la scoperta degli altri reati è avvenuta a cascata.

Il caso descritto ha dell’incredibile: più di 900 bambine abusate dallo stesso uomo senza che nessuno lo scoprisse e che nessuna delle vittime parlasse. È difficile credere che ci siano esseri umani capaci di una simile efferatezza, capaci di ferire le anime di così tante piccole vittime. Verrebbe quasi da screditare la notizia, da gridare alla bufala! Ci verrebbe da voltarci dall’altra parte e negare la realtà di un vicenda accertata dalle indagini di polizia e dai Tribunali. E’ molto doloroso prendere atto delle potenzialità distruttive di cui l’essere umano è portatore e che in alcune persone possono esprimersi al massimo e annientare ogni sensibilità alla sofferenza altrui e qualsiasi capacità di compassione e di amore. La vicenda di Viktor Lishavsky ha qualcosa di estremo, ma la presenza di persone che si specializzano nella crudeltà nei confronti di donne e bambini è diffusa. Non è così eccezionale.

La tentazione della negazione può esitare in un atteggiamento culturale di negazionismo: arrampicarsi sui vetri nel tentativo di non prendere atto delle spirali della perversione, dell’odio e dello sfruttamento sessuale che circolano attorno a noi. In ogni paese centinaia di bambini vengono abusati e violentati ogni giorno: è ora di aprire gli occhi e cercare di agire per difendere i bambini  e il loro diritto alla vita.

 

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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