QUANDO È L’INSEGNANTE A COLLUDERE COI BULLI…

Di fronte ad un comportamento arrogante  di tre ragazzi di terza media che prendono in giro e cercano di umiliare in ogni modo un allievo appena arrivato dal Sud  che mostra evidenti difficoltà di adattamento alla scuola e alla classe, un insegnante allarga le braccia, mostra fastidio in una riunione scolastica. L’insegnante sa che l’allevo “bullizzato” viene regolarmente  insultato e derubato. Ma sostiene che il ragazzo  deve imparare a cavarsela da solo e che non tocca agli insegnanti “fare la pappa a tutti gli imbranati del mondo”!

Circola parecchia violenza in molte scuole medie e superiori e tutto questo è alimentato anche da insegnanti che, come quello citato, per indifferenza, per insensibilità, per incapacità  abdicano al proprio compito educativo che è preliminare a quello didattico. Se non si instaurano nelle classi relazioni basate sullo scambio, sulla cooperazione e sul rispetto l’apprendimento è bloccato nelle sue radici. Esistono poi insegnanti che presuntuosamente vantano le loro ricette centrate sulla repressione e sulla punizione, del tutto inefficaci per risolvere i problemi legati al bullismo e alla circolazione della violenza a scuola.

Esistono anche molti insegnanti che chiedono invece di essere aiutati perché capiscono che non si affrontata la violenza esclusivamente con metodi puntivi, perché anche i bulli, sono portatori di emozioni di disagio, solitudine, impotenza, inadeguatezza, rovesciate in atteggiamenti di sopraffazione ai danni di coetanei percepiti come più fragili.

Un intervento efficace di prevenzione del bullismo e della violenza non può che essere basato sullo sviluppo delle competenze emotive, comunicative e  relazionali di tutto il gruppo classe e prima ancora del corpo docente.  Progetti di questo genere sono portati avanti dal Centro Studi Hansel e Gretel e da altri esperti che utilizzano i principi e le tecniche dell’intelligenza emotiva. Con i ragazzi occorrono metodologie capaci di fare esprimere con sufficiente autenticità  le emozioni e i pensieri di tutti i soggetti coinvolti dal conflitto (per es. i bulli, i soggetti bullizzati e coloro che comunque assistono come testimoni alla violenza e sono in qualche misura coinvolti dalle dinamiche di umiliazione e di sopraffazione). Ma prima ancora occorre contrastare atteggiamenti di fuga, di negazione del problema, di  dimissione di responsabilità da parte degli insegnanti.  E contrastare soprattutto la violenza psicologica dei docenti, che per certi versi può essere peggiore di quella dei “bulli”: definire “imbranati” gli allievi in difficoltà, lasciandoli sprofondare in situazioni di vittimizzazione, è senza dubbio violenza psicologica!

 

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