CERCO MAMMA E PAPA’

La poesia può essere uno strumento di verità e di rielaborazione della propria esperienza traumatica. La poesia può essere un passaggio del lavoro autobiografico e del lavoro terapeutico  per riattraversare il trauma dell’abbandono e della violenza di cui si è stati vittima.  La scrittura può essere un momento di confronto con sé stessi liberi dal giudizio con cui poter ricordare. La rilettura da parte dell’autore e la lettura può essere un momento per contattare e sentire con una nuova tenerezza e comprensione di sé le emozioni sperimentate e patite. D’altra parte la lettura da parte di chi si avvicina al testo può essere un momento per comprendere con vicinanza ed empatia il dolore di chi ha saputo sopravvivere e sopravvivendo scrivere.

 

CERCO MAMMA E PAPA’

 

Soffia severo il vento

le mura di questa stanza si restringono

due occhi più piccoli dei miei puntano

l’attenzione sulla mia esistenza

ma una mano più grande della mia

sfiora il mio corpo.

La luna irriverente

dischiude un sorriso rosso inferno

così mi volto di fretta

ma subito ho in faccia appiccicato

il ghigno luciferino e occhi piccoli

di chissà chi.

Le foglie tremolano e

sotto il cielo testimone

in un campo tedesco

vengo derubata dei miei organi.

Oltraggiata nel corpo giaccio

nuda come una disgraziata.

Una mano più grande della mia

sfiora la mia carne

le foglie tremolano e

sotto il cielo testimone

si compie il dramma.

Le luci del giorno mi solleticano

gli occhi stanchi, pesanti

di un accadimento onirico.

Corro in cucina con appresso

il bisogno di un nostalgico conforto.

Povera bimba disperata

Oh Dio,

due ghigni rosso inferno e occhi piccoli

Cerco mamma e papà, dove sono?

Allora cerco dentro di me

e non trovo niente.

Cerco mamma e papà, dove sono?

Allora cerco dentro di me

e non trovo niente.

 

 

Michela

 

 

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