FIGLI TRATTATI PEGGIO DELLE BESTIE

Di Francesco Monopoli


13 figli. Un record! Ma 13 figli – dai 2 ai 29 anni – segregati in condizioni disumane, senz’acqua e cibo sufficiente, incatenati con luchetti al buio in una stanza maleodorante, rappresentano un record di sadismo ancora più sconvolgente!

Quando sono arrivati gli agenti hanno trovato condizioni talmente precarie da aver determinato nei figli un ritardo dello sviluppo così forte al punto che i soccorritori non sono stati in grado di ricoscere nei figli più grandi la condizione di maggiorenni.

Storie che suscitano tanto orrore ci fanno immaginare un ambiente sociale degradato, lontano dalla condizione di “normalità”. Ci viene da pensare a nuclei familiari socialmente degradati,  immigrati, in ogni caso molto poveri.

Nulla di questo genere!  I genitori di questi figli imprigionati da tempo e trattati peggio delle bestie, non appartenevano all’area dell’emarginazione.   Questi genitori avevano ottenuto l’autorizzazione  dello stato per gestire una scuola privata nella stessa casa dove venivano segregati i figli e il padre lavorava come ingegnere al colosso della Difesa Norhrop Grmman, dove guadagnava 140.000 dollari.

Ed ecco il punto… noi ci aspettiamo “altro” quando pensiamo all’autore di crimini sessuali o di gravi violenza cieche e brutali verso l’infanzia.

Pensiamo che il sadismo sia patrimonio di altre categorie di persone, non certo di un genitore che dispone di un alto livello di reddito.

Quando le cronache riportano questi episodi estremi ci viene subito da inorridirci e maledire quei genitori che hanno dimenticato e roversciatio nel contrario il loro compito educativo e protettivo. Certo, non possiamo negarci l’orrore di tutto questo, però sento un certo imbarazzo e fastidio nella comunicazione di questa notizia fatta con il solo scopo di rimarcare il messaggio rassicurante che “quei genitori sono totalmente altri rispetto a noi”…

Perché 13 figli sono scomparsi letteralmente senza lasciare traccia anche per i pediatri/medici che avrebbero dovuto/potuto visitarli, sono stati invisibili/non ascoltati per i vari gradi di scuola frequentati, per i genitori dei figli coetanei, per la comunità civile/religiosa di quel paese.

Ma sopratutto a questi “mostri disumani diversi da noi” sono stati affidati alunni da educare  e da istruire nello stesso edificio degli orrori…

E allora sarebbe importante che allo sdegno e all’orrore si accompagnasse un senso di angoscia per il fatto che un’intera comunità umana “civile” ha potuto lasciarsi alle spalle dubbi o incertezze di fronte a 13 vite scomparse definitivamente e poi violate, torturate e schiavizzate.

Trincerarsi nel pensiero “non avrei mai immaginato” o “se solo avesse saputo…” rischia di farci scivolare nello stesso bieco tentativo di autoassoluzione che tanti usarono per difendersi di fronte all’orrore dei campi di sterminio, anche se l’odore di morte girava per kilometri, anche se i vicini di scuola, i colleghi d’ufficio, gli amici del bar  erano spariti dalla circolazione, ma la scomparsa in ogni caso riguardava solo “loro” (gli ebrei)… altro da noi!

 

 

 

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