DECINE DI RAGAZZE NELLA RETE DEL “SANTONE” PERVERSO

 Condividiamo un articolo dal sito del Centro Studi Hansel e Gretel in cui  Edoardo Giordano approfondisce il caso del “Santone” di Lavinia

Di Edoardo Giordano


Un vecchio “Santone” , che si definiva “intermediario per arrivare a Dio”, ha abusato di decine di ragazzine minorenni per 25 anni, coadiuvato da 3 “sacerdotesse” che lo supportavano descrivendolo come reincarnazione dello Spirito Santo. Queste donne manipolavano la mente delle giovani e delle loro madri, giustificando tutte le riunioni che l’anziano svolgeva con le loro figlie come “cenacoli con gli apostoli” e “ritiri spirituali”.

Pietro Capuana, un bancario pensionato (ora 73 anni), che da 25 anni dirigeva una comunità laica con finalità religiose a Lavina (paese in provincia di Catania) riusciva a convincere molte famiglie ad affidargli le proprie figlie.

Tutto cominciava nei “cenacoli”, incontri svolti in seguito alla messa della domenica, durante i quali il santone intratteneva i membri della comunità con lezioni sulla religione ma anche con discorsi in cui si definiva come “reincarnazione dello Spirito Santo” e “via mistica per arrivare ad elevarsi a Dio”. A riprova di questo nei suoi raduni, fingeva di cadere in uno stato di trance in cui pronunciava le cosiddette “locuzioni”, frasi mistiche e metaforiche con valore religioso che diceva provenissero direttamente dallo Spirito Santo. A questi cenacoli seguivano spesso cene di gruppo. Poi, con l’aiuto di tre sue fedelissime donne, selezionava alcune ragazzine da invitare a riunioni per discutere di temi religiosi  presso la sua abitazione, dove avvenivano gli abusi.

Ora Capuana e le 3 donne sono in stato di arresto (le donne ai domiciliari, l’uomo in carcere) in seguito all’indagine dell’inchiesta denominata “12 apostoli” dalla procura di Catania. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla violenza sessuale aggravata ai danni di minori.

Ma come è possibile che decine e decine di famiglie abbiano affidato le loro figlie ad un anziano per tutto questo tempo senza mai accorgersi della violenza che veniva agita?  Come ha potuto reggere per un tempo prolungato un perverso e diabolico meccanismo di manipolazione mentale di gruppo finalizzato all’abuso sessuale di giovani ragazze?

Innanzitutto i cenacoli di questo “santone” erano riunioni ufficialmente riconosciute come incontri religiosi della domenica, in cui tutti coloro che volevano far parte della comunità potevano partecipare. A far parte di questo gruppo molto numeroso (centinaia i partecipanti) c’erano persone di ogni ceto sociale, anche molto facoltose come medici, avvocati, ingegneri, non solo del paese ma anche di Catania città. Tutti quanti credevano ad ogni parola pronunciasse il santone Piero  che pronunciava con una voce diversa e profonda delle frasi che solo “l’ultimo amico di Gesù” avrebbe potuto dire.  Per questo anche i nuovi membri finivano per credere nelle sue capacità mistiche e a rispettarlo o addirittura venerarlo come un Santo.

Un altro elemento che ha facilitato gli abusi è stata la situazione problematica delle famiglie che si rivolgevano alla comunità. Capuana si ritrovava tra le mani spesso ragazze con storie complesse alle spalle o con genitori in crisi, bisognosi di un sostegno morale e spirituale. La madre di una delle vittime ha raccontato di essere stata avvicinata alla comunità in un periodo di forte angoscia per la perdita del fratello. E come lei molte altre persone portavano i loro figli e le loro figlie a quegli incontri come fossero normali gruppi parrocchiali, ma con la sensazione di avere la fortuna di essere in presenza di un uomo che era in contatto diretto con Gesù e che riferiva ai presenti il suo messaggio.

Essenziale era il ruolo delle tre assistenti (le “sacerdotesse”), ora in carcere insieme a Capuana. Queste donne sin dai cenacoli giustificavano i contatti fisici tra Piero e le ragazze come quelli di un nonno che balla e abbraccia le nipoti. Spiegavano seriamente ai genitori che lui era l’ultimo amico di Gesù e che di notte gli apparivano la Madonna e lo Spirito Santo. Ogni dubbio che poteva sorgere nei genitori veniva sedato dalle rassicuranti narrazioni delle sacerdotesse e di tutti gli altri partecipanti ai cenacoli e alle cene. Per questo i genitori, pur parlando tra loro di cosa effettivamente le figlie facessero a casa di Piero, non mettevano in dubbio ciò che era stato loro comunicato e non pensavano che potesse mai succedere nulla di male alle ragazze, data anche la presenza di altre donne all’interno della dimora dell’anziano.

Alle giovani veniva ovviamente detto che i loro padri e le loro madri non potevano capire il significato dei “riti” sessuali in cui venivano coinvolte . Solo le ragazze erano le prescelte a servire l’anziano santone, dunque era meglio non riferire nulla. In cambio di questi rituali avrebbero ricevuto anche tante grazie da Gesù, sia per loro che per le loro famiglie, quindi le giovani discepole avevano solo da guadagnarci a servire Piero.  Se qualcuno sentiva il desiderio di allontanarsi dalla comunità,  le tre donne alimentavano il pensiero che era per colpa del Diavolo che voleva che interrompessero il loro percorso di purificazione.

Questa complessa ma efficace rete messa su da Capuana, trovava consensi ed appoggi da alcune figure importanti del paese, da politici locali e dal prete della parrocchia. Tutto questo ha permesso al santone abusare di decine e decine di ragazze nell’arco dei 25 anni, causando conseguenze pesantissime per tutte le sue vittime. Alcune di loro sono diventate donne adulte con gravi disagi psicologici.

Una delle sue ultime vittime (la prima a denunciare le violenze e gli abusi subiti da Capuana) ha riportato in un’intervista questa dichiarazione riguardo il proprio stato mentale ed emotivo: “Ho perso la fiducia in me stessa e negli altri. […] Io sogno le sua mani al collo. […] Quando sono triste o mi impegno per qualcosa vedo i suoi occhi. Non sto bene, sto. Rivivo quei momenti ogni giorno, lo sogno ogni giorno e non se ne andrà mai.”

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