DALLA RUBRICA “LETTERE DAL TRAUMA”

COME AFFRONTARE DA GENITORI CIÒ CHE I NOSTRI FIGLI RACCONTANO

Gentile dott. Foti, inizio la mia mail e il mio racconto, che condivido con mio marito, partendo dalla fine di un percorso buio che abbiamo vissuto e che solo ora riusciamo a capire più compiutamente. Molto brevemente le trascrivo le parole del pediatra di mia figlia Sandra ( 6 anni), che nel libretto pediatrico annota: “Questa sera colloquio con i genitori che riferiscono di confes-sioni della bambina Sandra che ha vissuto attenzioni sessuali da parte del cugino Paolo”.

La sera di Pasqua di quest’anno dopo un pranzo passato con i parenti di mio marito (non-ni,cognati e cugini) mia figlia, a seguito di una mia domanda specifica legata al perché avesse il bottone della gonna non agganciato, mi dice, quasi sorridendo ma con un po‟ di vergogna per un segreto scoperto, che Paolo (suo cugino di 14 anni) le aveva chiesto di leccargli il pene (per lei il pisellino).

Io e mio marito sbigottiti e pieni di confusione abbiamo con molta difficoltà continuato il dialogo con nostra figlia cercando di circostanziare l’evento. In sostanza questo fatto racconta-to in termini precisi e chiari da parte sua pare si sia ripetuto più di una volta e in questo conte-sto mia figlia ha raccontato che in cambio lei ha ricevuto le stesse attenzioni “orali” . Dalle no-stre domande fatte con molta calma (ma le assicuro avevo la morte addosso) emergeva che mia figlia avesse per certi versi provato piacere e le attenzioni del cugino fungessero quasi a ricat-to…se mia fai questo io poi…

Questo è per sommi capi il fatto che io racconto ma che la mia mente vuole da una parte dimenticare ma anche ricordare per spiegare bene anche a lei ora…. Il dolore è forte perchè potevo forse accorgermi di qualcosa ma le assicuro che la fiducia nelle persone di famiglia per me era naturale. Ogni tanto mi a figlia desiderava andare di sopra a salutare la zia o i cugini o lo zio e probabilmente lì si consumava qualcosa che è orribile solo immaginare. Penso a volte a ciò che è accaduto, e anche per me scrivere è ritornare con la memoria a quei fatti che vorrei tanto non fossero mai avvenuti per mia figlia e per tutti i figli della terra!

Andando avanti ….Io la notte stessa chiamo la pediatra che subito capisce la gravità della cosa e ci da immediatamente un primo colloquio per capire meglio l’evento. Ci ascolta con mol-ta attenzione e cerca di calmare(mi) gli stati d’animo pieni di dolore e di dubbi. La pediatra il giorno successivo visita la bambina nel senso che la pesa e la ausculta secondo la routine me-dica, non riscontrando nessuna anomalia nei genitali. Poi ha con lei un bel colloquio con me presente sulla scuola, sulle sue amicizie, sulla famiglia e su come sta passando le festività pa-squali. In effetti valutando la situazione la bambina, e questo è confermato dalla pediatra, sta bene nel senso che è allegra, gioiosa, a scuola va molto bene e nei disegni non si riscontrano manifestazioni di angoscia.

Nel frattempo la pediatra (alcuni giorni dopo) convoca i genitori del cugino (il padre di questo ragazzo è il fratello di mio marito) e conferma che dovrà comunicare alla ASL di compe-tenza questo fatto al fine di accertare le eventuali responsabilità; questa è la prassi.

Inizia così per noi un percorso doloroso ma ad oggi credo necessario. Io e mia cognata (la madre del cugino) ora stiamo facendo un percorso per capire come affrontare da genitori ciò che i nostri figli raccontano. Eh sì, pare assurdo ma arrivare alla verità o sapere come siano andate veramente le cose forse è una speranza vana. Ciò che mi conforta, e spero che anche lei condivida questa mia visione, è che in una prima analisi, anche in base al colloquio effettuato dalla pediatra con la bambina, il tutto è stato vis-suto da lei come gioco, nel senso che non c’è stata la vergogna (forse un po‟) o la paura nel comunicarci cosa era successo (versione confermata poi dalla psicologa dell’asl). Noi adulti abbiamo percepito questo evento come traumatico o sporco e dunque non dobbiamo in alcun modo condizionare la bambina né sottolineare tante volte ciò che è stato. Secondo gli esperti lei sta bene ed è questo che in prima istanza conta. Il lavoro ora è anche sull’altro minore che nega pur avendo dei comportamenti apparentemente normali con tutti ma distaccati. Non ci ha mai chiesto niente e vive nel silenzio questo fatto. Di contro io con lui non sono più la stessa anche se non posso dirlo a mio cognata ma mai più mi fiderò di lui.

Io e mio marito crediamo a nostra figlia e ora cerchiamo di vigilare ‘serenamente’ sull’am-biente familiare. Ora il cugino sa che tutti noi sappiamo ma ora questo evento per noi lacerante rimane lì e sedimenta come se niente fosse realmente accaduto.

Le mie domande sono tante, ad esempio se mia figlia potrà mai reiterare questa ‘pratica’ percepita come gioco, se avrà problemi con i ragazzi, come spiegare la sessualità e l’evento quando lei a 18 anni forse mi chiederà qualcosa.

Sono a volte angosciata a volte serena perché guardo mia figlia con occhi felici nel vederla felice.

 

Grazie per avermi ascoltato

Angela

 


Non piangere sulla sessualità sovrattivata nella figlia e non aspettare i 18 anni

Claudio Foti

 

Rispondo alla sua lettera sollecitato anche da altre lettere e consulenze ad entrare nel merito degli effetti di sessualizzazione indotti in un bambino da esperienze di abuso.

Ignoro come la situazione di sua figlia si sia inevitabilmente evoluta. Ma sono certamente molto curioso ed interessato a sapere come le cose siano andate, stante alcune premesse che sembrano delinearsi nella lettera. Sarei contento anche di acquisire informazioni che eventual-mente smentiscano le previsioni che mi viene da formulare a partire da un materiale comunque scarso e senza soprattutto disporre di una qualsiasi conoscenza clinica diretta del caso.

Ipotizzo comunque che lo sconcerto, la confusione e la sofferenza vissuti dai genitori in si-tuazioni come queste – sia nell‟immediato che nella successiva evoluzione della vicenda – pos-sano derivare in ultima analisi dalla difficoltà ad accettare ed elaborare alcune verità, che som-mariamente descriverei nel seguente ordine e nei seguenti termini:

 

  • Il passaggio all‟atto perverso nei preadolescenti e negli adolescenti è un rischio da sempre presente e diffuso, per molti versi oggi accentuato dalle comunicazioni sessualizzanti circolanti nella nostra società mass-mediologica e consumistica, che sollecitano vecchie e nuove genera-zioni ad un ricorso incongruo e strumentale alla sessualità.

 

  • Molto spesso i genitori sono del tutto disarmati ed ingenui di fronte a questo rischio, che tendono a sottovalutare non fornendo informazioni preventive, esplicite e dirette, ai bambini. Essi temono di fare del male inducendo ansie allarmanti e disorientanti nei soggetti in età evolu-tiva e non sono aiutati a trasmettere ai figli una visione realistica della sessualità e, più in gene-rale, delle dinamiche presenti nella comunità umana, attrezzandoli ad affrontare la dimensione negativa dell‟esistenza e della socialità umana senza per questo spegnere in loro l‟anelito di fi-ducia e speranza e indurli ad una visione allarmistica e fosca della vita.

 

  • Deficit di tutela come quelli che si sono verificati nel caso di sua figlia, per quanto fonte di grande pena per genitori affettivi e responsabili, devono essere tollerati e compresi senza sot-tovalutare né l‟accaduto né la propria responsabilità, ma senza neppure attivare controproducen-ti e logoranti sensi di colpa.

 

  • Dai dati che ricavo dalla lettera non vedo motivi per dubitare della credibilità della bam-bina; la negazione da parte del ragazzo abusante è una reazione difensiva paradossalmente “normale” in queste vicende, anche per l‟irresponsabilità diffusa nelle famiglie dei ragazzi abu-santi che facilitano in questi ultimi il ricorso a risposte di fuga dall‟assunzione di responsabilità. Succede spesso che famiglie dove la tendenza alla perversione dei figli sul piano psicologico ed educativo non è stata contrastata o è stata addirittura favorita, fanno poi fatica, quando esplode l‟agito sessuale abusante dei figli, anche solo a prendere in considerazione l‟ipotesi che questi ultimi abbiano in effetti fatto ciò che hanno fatto; d‟altra parte, la percezione della suddetta dif-ficoltà nei genitori da parte dei figli incentiva la convinzione che valga la pena di insistere nella negazione.

 

  • La reazione dei professionisti che vengono coinvolti in questa situazione può non di rado orientarsi ad una lettura consolatoria, a partire da una rilevazione degli aspetti di serenità e di funzionamento psichico adeguato della piccola vittima; se il soggetto colpito da un abuso intra-familiare con le caratteristiche descritte dispone di una struttura di personalità complessivamen-te sana ed integra, può riuscire senz‟altro ad accantonare, ad “incistare” l‟esperienza di forte i-perstimolazione sessuale, ma questo non vuol dire che riesca ad eliminare le possibili conse-guenze che nel breve, nel medio o nel lungo periodo potranno farsi sentire, sicuramente, nel mondo intra-psichico ed eventualmente nel comportamento.

 

  • Se un‟attività sessuale coinvolgente in un bambino non producesse in alcun modo danni avrebbe ragione la letteratura pedofila quando afferma che i bambini vogliono scoprire e prati-care gioiosamente la sessualità, mentre sarebbero soltanto le reazioni fobiche o drammatizzanti degli adulti a causare eventuali conseguenze di disagio o di patologia nei bambini. In realtà que-ste affermazioni sono infondate e mistificanti perché l‟attivazione prematura della sessualità in forme intense e modellate secondo lo stile adulto – come sembra essere stato per sua figlia – è sempre disturbante, anche se si produce all‟interno di un contesto ludico e “gentile” , indipen-dentemente dalla presenza di una reazione allarmistica, ansiosa o colpevolizzante degli adulti: l‟avvio precoce di un‟attività sessuale tende innanzitutto a generare anticipatamente e potente-mente l‟attivazione del sistema sensoriale-sessuale in una bambina, senza che quest‟ultima pos-sa essere minimamente in grado di gestire in modo vantaggioso ed armonico la fortissima carica libidica sperimentata e memorizzata nel proprio psichismo; in secondo luogo risultano inevitabi-li reazioni negative sul piano dell‟ autostigmatizzazione e dell‟autocolpevolizzazione nella pic-cola vittima, nel momento in cui quest‟ultima prima o poi si rende conto della manipolazione psicologica e sessuale subita e dello scambio profondamente ineguale cui s‟è accompagnata (nel caso di sua figlia, anche se la prestazione sessuale di tipo orale fosse stata reciproca, la portata libidica e psicologica dell‟esperienza sessuale non sarebbe assolutamente equiparabile per i due minori, perché la sessualità non corrisponde ai compiti evoluti di una bambina, che non a caso non ha preso l‟iniziativa, né può concluderla con un orgasmo, e soprattutto perché la piccola non può gestire e padroneggiare a vantaggio del Sé la spinta pulsionale, stante l‟immaturità dell‟Io). Le fantasie e la sovrattivazione libidica sperimentate nell‟attività sessuale precocemen-te provocata, creeranno inevitabilmente una forte disarmonia nella mente della bambina, che dovrà necessariamente conflittualizzare ed accantonare quelle fantasie e quella sovrattivazione. In conclusione l‟attività sessuale intensa di un bambino, gestita e direzionata da un adolescente e a maggior ragione da un adulto, produce danni a due livelli: l‟inevitabile ricorso a scissioni nell‟organizzazione del Sé per governare le fantasie e le ricadute nocive sull‟autostima.

 

 

  • Se non prevale una logica consolatoria, né all‟opposto allarmistica ed ansiogena il danno può essere con fiducia e costruttività affrontato e non c‟è di che angosciarsi. Il punto più disar-mato della sua lettera, che mi ha intenerito e nel contempo preoccupato, è il passaggio relativo all‟attesa che sua figlia compia i 18 anni. “Le mie domande sono tante, ad esempio se mia figlia potrà mai reiterare questa ‘pratica’ percepita come gioco, se avrà problemi con i ragazzi, come spiegare la sessualità e l’evento quando lei a 18 anni forse mi chiederà qualcosa.” Occorre evi-tare di piangere sul latte versato ed accettare con forza e senza controproducenti drammatizza-zioni che c‟ è stato un risveglio precoce della sessualità in sua figlia. I bambini dispongono di un complesso e possente sistema sensoriale- sessuale ben prima dei fatidici 18 anni e bisogna pren-dere atto che tale sistema nel caso di sua figlia è stato comunque sovrattivato molto prima del tempo opportuno. Ovviamente la bambina farà di tutto per nascondere questa sovattivazione, tanto più percepirà l‟indisponibilità emotiva e cognitiva dei genitori a tollerare l‟accaduto. Biso-gnerà costruire un clima relazionale e comunicativo che consenta alla bambina di non dover ri-correre ad una massiccia rimozione e scissione delle ondate di fantasie, curiosità, desideri ed an-sie inevitabilmente sollecitate dalla precoce esperienza sessuale. La strada meno intelligente ed efficace, che invece viene spesso purtroppo seguita in questi casi, è la seguente: far finta che nulla sia capitato con la motivazione che si vuole evitare di turbare la bambina, aspettare che il tempo, rimedio di tutti i mali, faccia il suo corso, aspettare che la bambina prenda l‟iniziativa di “chiedere qualcosa”.

 

  • Potrà essere eventualmente utile che la bambina venga seguita, ma ciò che è veramente indispensabile è che i genitori, e la madre in primo luogo, siano aiutati a comprendere e ad ela-borare l‟esperienza abusante e sovraeccitante subita dalla figlia e ad assumere atteggiamenti mentali e comunicativi basati sull‟intelligenza emotiva per aiutare la bambina non solo a supera-re gli effetti disturbanti indotti dall‟esperienza sessuale subita, ma anche a trasformare, in posi-tivo, il disagio derivato dall‟esperienza negativa in occasione di crescita; come sempre – a certe condizioni – può accadere nel percorso evolutivo.

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