I FATTI SONO FATTI! L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI PRENDE POSIZIONE SUL CASO MIRANDOLA: “CI FURONO REATI SESSUALI”

Dopo l’uscita dell’inchiesta giornalistica “Veleno”, finalizzata a “far luce sulla verità” del caso della bassa modenese, gli imputati, già condannati nei tre gradi di giudizio dal procedimento penale che li ha coinvolti, hanno richiesto a gran voce la riapertura del procedimento e un risarcimento dei danni per le ingiuste condanne subite. Lo scalpore della vicenda, riattivato dopo quasi 20 anni dal documentario negazionista su “Repubblica”, ha smosso i cittadini della zona e ha fatto nascere una serie di iniziative per portare a conoscenza di tutti la “verità” che, secondo l’inchiesta, non trovò ascolto allora.

Di fronte a queste iniziative, nate da una ricerca giornalistica condotta in modo parziale e incompleto, l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) decide di prendere posizione e di schierarsi in difesa delle sentenze di condanna che, anni fa, furono pronunciate a carico di alcune delle famiglie dei bambini coinvolti. “Veleno” è un “documentario che ha rimesso nuovamente in discussione, a distanza di 20 anni, gli esiti di una indagine giudiziaria che sul finire degli anni novanta ebbe riguardo ad una serie di reati a sfondo sessuale riguardanti minori, in alcuni casi di tenerissima età, abitanti a Massa e Mirandola. Va rimarcato che l’inchiesta giudiziaria ha condotto a plurime sentenze di condanna, fondamentalmente confermate sino in Cassazione, salvo che per alcuni imputati.”

L’ANM non fa una difesa d’ufficio generica e corporativa, ma scende nel concreto della complessità dell’accertamento giudiziario nei casi di abuso sessuale sui minori: “È necessario ricordare che l’accertamento della commissione dei reati si compie nelle aule di giustizia e non può essere rielaborato in contrasto con giudicati penali di condanna e, soprattutto, dando voce, senza alcun contraddittorio, ad alcuni testi e protagonisti della vicenda, alcuni dei quali anche condannati in via definitiva per delitti gravissimi, la cui repressione si fonda proprio sulla formazione della prova nell’immediatezza dei fatti a garanzia della sua genuinità, al fine di evitare la reiterazione nel tempo dei traumi, proteggere i testimoni da successive pressioni ed episodi di ritrattazione non certo infrequenti, nei casi di reati in danno di minori. Di fronte ad una vicenda così drammatica, la Giunta distrettuale ANM manifesta vicinanza alle vittime dei reati di pedofilia o a sfondo sessuale ed esprime la propria piena solidarietà a quanti, in primis i magistrati degli uffici giudiziari modenesi e del Tribunale per i minorenni e della relativa procura, si occuparono della vicenda, in un contesto ambientale molto complesso e difficile».

L’inchiesta “Veleno”, facendosi forte della volontà di far chiarezza su una vicenda così complessa, ha finito per affossare la realtà dei fatti: molte famiglie di quei bambini sono state condannate per reati a sfondo sessuale commessi con i propri figli. Dimenticarsi di una tale sentenza e sostenere la totale innocenza delle persone coinvolte non solo è scorretto ma rischia anche di attaccare i principi del nostro ordinamento. I tre gradi di giudizio servono per avere la massima garanzia possibile di una condanna giusta e giustificata e in quelle aule, allora, la sentenza di condanna fu emessa; quei genitori scontarono la loro pena e i bambini crebbero in famiglie affidatarie. Certamente errori giudiziari ce ne possono essere, ma a meno di prove certe di corruzione o di gravi distorsioni dei fatti non è lecito il tiro al bersaglio nei confronti di chi ha lavorato strenuamente per raggiungere col massimo scrupolo un risultato di accertamento delle violenze. L’inchiesta Veleno non prova nulla perché parte da presupposti aprioristici.  Vuole dimostrare a tutti i costi un’ipotesi negazionista degli abusi,  un’ipotesi che viene assunta come tesi da dimostrare a tutti i costi, anche facendo pressioni oggettivamente violente, al di là delle intenzioni,   nei confronti di soggetti , che già soffrirono ampiamente per quei fatti.

“È il caso di evidenziare – afferma l’Associazione Nazionale Magistrati – come il nostro lavoro sia difficile e a volte poco comprensibile dagli utenti come si presume anche dal ritorno alle cronache di questi fatti passati e vecchi. Il giudicato va rispettato da tutti, qualunque sia il contenuto. Chi vi ha lavorato non deve subire episodi di pubblicazione e anche rielaborazione che possono essere anche molto pesanti da sopportare”».

Oggi, alcuni di quei bambini ormai giovani adulti, hanno deciso di far sentire la loro voce e dichiarano “le istituzioni ci hanno tutelato e nessuno di noi ha pianto quando i nostri genitori naturali sono morti”.

 

 

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

2 Comments

  • ma i genitori mi sbaglio o sono stati tutti assolti in diversi gradi di giudizio allora perchè parlare di “schierarsi in difesa delle sentenze di condannache, anni fa, furono pronunciate a carico di alcune delle famiglie dei bambini coinvolti.”
    a me sembra parecchio nebulosa la cosa per non parlare di forti dubbi sui metodi… io da padre farsi portare via un figlio se non hai fatto niente è inaccettabile, è follia pura
    i fatti sono fatti o no?
    buona giornata
    Simone

    • Purtroppo non è così l’Associazione Nazionale Magistrati rimarca il concetto affermando:
      “Va rimarcato che l’inchiesta giudiziaria ha condotto a plurime sentenze di condanna, fondamentalmente confermate sino in Cassazione, salvo che per alcuni imputati. È necessario ricordare che l’accertamento della commissione dei reati si compie nelle aule di giustizia. E non può essere rielaborato in contrasto con giudicati penali di condanna e, soprattutto, dando voce, senza alcun contraddittorio, ad alcuni testi e protagonisti della vicenda, alcuni dei quali anche condannati in via definitiva per delitti gravissimi, la cui repressione si fonda proprio sulla formazione della prova nell’immediatezza dei fatti a garanzia della sua genuinità, al fine di evitare la reiterazione nel tempo dei traumi, proteggere i testimoni da successive pressioni ed episodi di ritrattazione non certo infrequenti, nei casi di reati in danno di minori”
      (Fonte: https://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2018/01/11/news/anm-sull-inchiesta-veleno-ci-furono-reati-sessuali-1.16338238?refresh_ce)

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