ERMAL META: DALLE CICATRICI DEL PASSATO ALLE ALI DEL PRESENTE

Di Annalisa Iannelli


Continua il grande successo del cantautore Ermal Meta, un’ascesa come solista iniziata nel 2016 a San Remo e giunta fino alla vincita di questo festival 2018 assieme al cantautore romano Fabrizio Moro. Un trionfo più che una vincita.

“Non ci avete fatto niente” è il titolo della canzone vincitrice di quest’anno.  Il tema prende spunto dagli attentati terroristici accaduti in Europa negli ultimi anni, in particolare dalla lettera di un padre rimasto vedovo nell’attentato al Bataclan a Parigi con un figlio di appena 17 mesi.  Quest’uomo si rivolge ai terroristi dicendo che non avranno il suo odio, per quanto egli sia devastato dal dolore della perdita della cara moglie, ma solo l’amore che insegnerà al figlio per vivere in una società democratica e libera.

Come ricorda Fabrizio Moro, però, in un’intervista radiofonica, questa canzone è molto di più, è un moto di ribellione verso la violenza e le ingiustizie, è una speranza per trasformare il male che siamo costretti a subire in una risorsa più grande, più vitale per noi stessi e per chi ci sta vicino. Poi il cantautore romano aggiunge che la rabbia con cui canta è legata a ricordi della propria vita, nei quali ha dovuto sperimentare questo male in prima persona. Ma ancora più chiaro è Ermal Meta quando al Dopofestival risponde al critico musicale Gino Castaldo che aveva chiesto ai due cantautori quanto ci sia della vita personale in quello che hanno cantato sul palco. Ed ecco Ermal che se ne esce con una risposta delle sue, concisa, chiara, pungente ma diretta al cuore dicendo: “Quando ho cantato per la prima volta questo ritornello mi è passata davanti agli occhi la mia infanzia. In un attimo il percorso di Ermal Meta appare lineare, profondamente autentico. Egli si mostra come cantautore originale e come persona trasparente e sincera, un artista a cui viene riconosciuto senza dubbio il grande talento di musicista ma al quale vengono rivolti ringraziamenti per aver messo in parola e condiviso la propria storia, per aver tradotto in espressione artistica il punto di vista del proprio sé bambino, per aver dato importanza alla parola e alla musica come forma di elaborazione e trasfigurazione della sofferenza rompendo il silenzio sulla violenza all’infanzia.

Ricordiamo le sue precedenti canzoni come “Lettera a mio padre” del 2014 e “Vietato morire”. Nella prima, il testo viene aperto con queste parole: “Di bestie come te ce ne sono in giro e non è facile riconoscerle e sai perché? sono fabbricanti di maschere”.  Ermal Meta procede con un’elaborazione del vissuto di quando era bambino: “Non c’è più paura, non c’è niente, quello che era gigante oggi non si vede”.  Cioè oggi non c’è nessun gigante più ad imporre violenza!  Il cantautore ancora prosegue: “Ti ringrazio perché non ci sei” e alla fine chiude dicendo che, nonostante tutto il male e la violenza, lui ha potuto attivare le proprie risorse per differenziarsi e diventare forte: “Ogni male è un bene quando serve, ho imparato anche ad incassare bene sulla schiena trovi cicatrici e lì che ci attacchi le ali”.

Dalla seconda canzone invece si ricava che tutte le risorse emotive attivate per poter elaborare la sua storia sono state frutto dell’amore trasmesso da sua madre che ‘ha smesso di sognare per farmi sognare, le tue parole sono adesso una canzone’. E’ la madre che gli ricorda che l’amore, quello vero, muove tutte le cose. In un’intervista del 2017 Ermal dice di avere una sensibilità molto vicina all’animo femminile avendo vissuto in mezzo a donne e questo l’ha aiutato a credere in sé e a permettere di sognare. E ancora ad una domanda sul suo stile di scrittura, aggiunge: “Scrivo senza vergognarmi dei miei pensieri, senza vergognarmi della crudezza perché quello che conta veramente nell’arte è la verità. Se voglio dire una cosa, la dico”.

Il coraggio con cui Ermal Meta narra le vicende della sua infanzia attraverso le canzoni è sicuramente uno dei suoi punti forti ed è una bussola per tutti coloro che hanno attraversato un’infanzia ferita dalla violenza dei “giganti”, come lui stesso li chiama. La sua sincerità è stato il mezzo attraverso la quale molte persone si sono avvicinate alla sua musica, riconoscendosi nelle sue parole, nei suoi vissuti e anche se non tutti sono riusciti a rompere il silenzio su ciò che il passato ha lasciato dentro di loro rispecchiarsi negli occhi di qualcuno che ha vissuto lo stesso dolore ed è riuscito ad uscirne più forte di prima contribuisce a sentirsi meno soli.

Ognuno ha la sua storia e nessuno vuole indagare o mettere sotto i riflettori quella di Ermal Meta: vogliamo solo ringraziarlo e prendere come  spunto il suo coraggio e la sua forza per augurarci che tutti i bimbi di ieri e di oggi possano trovare la forza di ricucire le ferite del passato che, per molti di loro, sono aperte tutt’oggi e  di rompere il silenzio sulle violenze che ogni giorno  commesse ai danni di bambini.

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