PROSTITUZIONE: IL MITO DELLA LIBERTA’

Di Francesco Monopoli


Portare al presidente del consiglio carovane di escort è reato? Mah, no, forse …  E oltretutto le escort erano libere … “A 60 anni dalla legge Merlin, i giudici della Terza sessione della Corte di Appello di Bari hanno deciso di accogliere l’istanza portata da Nicola Quaranta, avvocato difensore di Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore barese accusato di aver portato 26 giovani donne ed escort affinché si prostituissero durante i party a casa di Silvio Berlusconi.Dopo aver accolto l’istanza è stato sospeso il processo “escort” ed è stato rimandato il giudizio alla Consulta che deciderà se sia ancora giusto punire chi recluta escort che poi volontariamente si prostituiscono. Con questa decisione si potrà discutere di alcune norme della legge del 1958, ritenute incostituzionali.” (fonte Il Quotidiano Italiano di Bari).

Ho fatto mente locale mentre leggevo quest’agenzia di stampa e ho provato un brivido per la totale assenza di reazione, di indignazione da parte del comune sentire rispetto a questa notizia.

Il dibattito della cancellazione della Legge Merlin e la legalizzazione dello sfruttamento della prostituzione rientra con sempre maggior frequenza nel dibattito , focalizzando tutta l’attenzione su temi quantomeno fuorvianti.

In primis il decoro e la decenza: “Non si può assistere al degrado dello spettacolo  di queste donne lungo la strada, con tanto di rapporti sessuali che si consumano in strada”.

Poi si sposta il focus sul tema del mancato guadagno, per cui “se fosse legale almeno pagherebbero le tasse e lo  stato ci guadagnerebbe”.

Altro tema molto gettonato è quello della salute/igiene, “perché nelle case chiuse farebbero controlli  sanitari, avrebbero un ambiente accogliente e non la criminalità a gestirli”.

Circola una visione semplicistica e deresponsabilizzante: le prostitute sarebbero  donne che decidono  in scienza e coscienza di vendere il proprio corpo per il raggiungimento di uno  stile di vita sessuale disinibito e per un facile guadagno. La loro libera scelta sarebbe dunque penalizzata da un atteggiamento sociale moralistico!   Si tratta di una visione che si ispira al sogno di un mondo pulito dove la prostituzione è legale e per questo le donne si realizzano economicamente, gli uomini sfogano la naturale ricerca di sesso e lo  stato guadagna in sicurezza e legalità.

Nel 2015 uscì un’intervista ad una ex prostituta tedesca, Katia, legalmente esercitante tale (presunta) professione nei locali stabiliti per legge dallo  stato tedesco.

Vi rimando all’intera intervista  e all’articolo che la contiene  http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2015/04/14/parla-greta-ex-prostituta-ormai-sono-quasi-tutte-schiave-e-in-germania-la-legalizzazione-ha-fallito/. Dimostra che questo mondo ideale della prostituzione non  esiste.

Rispetto alla libertà di scelta Katia rispondeva: “Allora ho scelto liberamente. Ma se non avessi avuto problemi di soldi, a questa “libertà” non avrei dovuto ricorrere. Fai quel mestiere perché sei in stato di bisogno. Punto”

Come tante ricerche hanno dimostrato tra le prostitute vi sono moltissime donne in grave situazione economica, con vicende di abuso sessuale infantile non  rielaborato  che hanno avviato la loro vita verso  la mercificazione del proprio corpo.

In tal senso Katia chiariva come fosse forviante porre il tema come libero scambio di rapporti sessuali a pagamento, quanto piuttosto di una serie di violenze che ogni volta si perpetravano

“L’idea un po’ “romantica” e ingenua che gli uomini vadano a prostitute per farsi una scopata e via va dimenticata. Una scopata se la possono fare con chiunque. Mica è “Pretty Woman”: vengono da te per ben altro. Vedono il porno, ti chiedono di indossare falli artificiali, di travestirsi con parrucca o intimo femminile. Ci sono i feticisti, i coprofagi. Vanno molto i giochi con l’urina. Dall’anal sex alla zoofilia, un repertorio sterminato. Sono sporchi, maleodoranti, spesso ubriachi e strafatti. Pagano il diritto di scatenare quello che hanno dentro, e tu sei solo una latrina, né più né meno. Devi tacere, fare e lasciare fare, e saper fingere piacere. Ti pagano, e pretendono anche che tu sia soddisfatta delle loro prestazioni”.

Lo stesso obbiettivo di ottenere maggiori introiti per lo Stato è risultato vano, dal momento che ancora oggi le prostitute che pagano le tasse sono un’esigua minoranza a vantaggio di un giro grosso legato al racket dello sfruttamento che, approfittando della possibilità di strutture chiuse, espone a rischi ancora maggiori per la vita delle ragazze.

A chi le chiedeva se la regolamentazione fosse un fallimento nella battaglia contro la tratta nell’intervista  Katia risponde:   E’ stata un fallimento soprattutto contro la tratta. Con l’ingresso in Europa di Romania, Bulgaria e stati baltici c’è stata un’ondata di ragazze che arrivavano da lì. Tedesche non ne trovi quasi più. Ragazzine in grande parte analfabete che arrivano da paesini sperduti nelle montagne e mantengono tutta la famiglia: sai che libertà! Tante rom, tante ragazze madri: le vedi anche per strada che battono con il bambino, poi quando arriva il cliente il pappone custodisce il piccolo. Una cosa straziante. Poi ci sono quelle che possono permettersi un posto nei bordelli per 140-160 euro al giorno. Sono enormi strutture private a più piani, un business colossale per i proprietari”.

Katia concludeva la sua intervista affermando: “Bisognerebbe convincersi che la prostituzione oggi è essenzialmente schiavitù e non libera disponibilità del proprio corpo.

 

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