IL “VELENO” NEGAZIONISTA. NEI LAGER LE CAMERE A GAS SERVIVANO A RISCALDARE L’AMBIENTE

Di Lorenza Chinaglia e Claudio Foti


“Veleno” è una serie audio in 7 puntate che ha ripreso la vicenda giudiziaria che ha riguardato abusi su molti bambini nella zona di Massa Finalese e Mirandola nella Bassa Modenese negli anni ‘90. In quel periodo diversi bambini in età scolare dichiararono di essere stati vittima di abusi sessuali intra-familiari e di abusi ritualistici durante cerimonie sataniche. All’epoca la storia si concluse con l’allontanamento di 16 bambini dalle famiglie di origine e con diverse condanne, con alcune assoluzioni nei gradi di processo seguenti. “Veleno” racconta questi avvenimenti, assumendo gli imputati come innocenti, raccontando empaticamente le loro storie e accusando i servizi sociali di aver indotto delle false credenze nei bambini.

Fin dalle prime parole registrate viene posta l’enfasi su come si voglia far chiarezza sulla vicenda a partire dalle “vere” testimonianze, dai “veri” protagonisti e da quanto di “vero” sia riportato negli atti, ma quello che ben presto risulta evidente, è che la direzione dell’ “indagine” è già stata tracciata (“Com’è possibile che così tanti bambini abbiano raccontato tutti la stessa storia, ma il Paese non abbia né visto né sentito nulla? Eppure erano a pochi passi dalle case. Perché nessuno li ha salvati? Erano tutti complici? E se non fosse mai accaduto nulla? E se i genitori non fossero diavoli, ma degli innocenti che stanno ancora aspettando i loro figli?”, Episodio 1). Così, in nome della verità – tanto enfatizzata all’interno di tutta la serie – sembra essere tutto concesso, compreso modalità scorrette e irriguardose d’intervista nei confronti delle vittime di allora, oggi divenute adulte.   Tutto ciò non riconosce che dietro ai quei fatti c’erano delle persone, non considera che ci sono stati processi di narrazione coerenti, conflittuali e circostanziati da parte di molte vittime, nega il dato, acclarato in tre gradi di giudizio, che ci sono stati fatti di abuso sessuale che gli autori hanno ovviamente tutto l’interesse a negare.

Gli autori del servizio si pongono come i veri difensori dei bambini, come i loro rappresentanti con un’operazione ideologica un tantino presuntuosa senza aver mai creato un minimo contesto di ascolto di queste persone. I due autori di “Veleno” ci tengono a ribadire “Cari Marta, Elisa, Nick, Stella, Margherita, Cristina, Roberto, Veronica, Pietro, Federico, Aurora, Alessandro, Sonia, Melania, Marco, e caro Dario…Vi chiediamo scusa. Ma non potevamo ignorare le anomalie e le contraddizioni nascoste dietro alle decisioni che hanno segnato questo caso, e stravolto la vostra infanzia. Veleno è per voi” (Episodio 7).

Dunque secondo gli autori di “Veleno” gli psicologi e i giudici che ascoltarono a suo tempo questi bambini sono considerati incompetenti perché avrebbero ascoltato in modo suggestivo ed interpretativo le loro narrazioni. E poi cosa fanno? Propongono un modello di ascolto basato sullo schema: “Noi sappiamo quella che è la verità, noi interpretiamo la vostra verità senza bisogno di ascoltarvi!”

La narrazione di questi bambini, che risultò sostanzialmente coerente e convergente, viene quindi messa in dubbio con un tono di voce caldo, misterioso, circospetto, che inevitabilmente conduce l’ascoltatore verso alcune risposte già contenute nelle domande. E quindi…chi suggestiona chi? Il dubbio che su quella storia ci sia anche una parte oscura viene insinuato nell’ascoltatore fin dalla prima puntata di “Veleno”, per dilagare in quelle successive. Una nuova ricostruzione della vicenda viene messa insieme e viene accompagnata da musiche, pause, suspence, enfasi e uno stile recitativo che cattura molto bene l’ascoltatore. E lo cattura anche grazie al mezzo empatico che utilizza nel presentare gli autori (alcuni di questi condannati fino in terzo grado) delle violenze. È una bella serie audio, ha una bella trama, ma quello che manca totalmente è la vera e propria conoscenza del fenomeno dell’abuso.

Le puntate di Veleno trasmettono l’idea che i bambini siano soggetti inevitabilmente esposti alla suggestione e al condizionamento da parte degli adulti, che sarebbe bene mettere sempre in dubbio quello che dicono, che ci sarebbero sempre adulti pronti a condizionarli per tornaconti personali.

Non sembra ci sia negli autori di Veleno una comprensione ed una preparazione sul tema dell’abuso sessuale, al di là del loro bisogno giornalistico di cercare la verità o di fare uno scoop. Si noti questo scambio di battute tra i due autori di “Veleno”: (Pablo Trinca: Che dici? Alessia Rafanelli: mmmm… Io non direi mai che è un pedofilo. (Episodio 3).  E’ qui sottesa implicitamente un’idea rozza per cui chi abusa dei propri figli debba avere un determinato aspetto, una sorta di physic du role.  Un pedofilo di mestiere può fare l’insegnante piuttosto che il vescovo e saper mostrare sulla scena sociale  una parte del Sé funzionante e capace di ottime prestazioni relazionali ed anche empatiche, riuscendo  a mascherare abilmente la propria parte perversa. La pedofilia a differenza del morbillo non si evidenzia sulla scena sociale.

E si noti poi questo brano di intervista

Pablo: Tu sei un pedofilo? Scotta: Assolutamente no, non lo sono, mai stato? Pablo: Sei mai stato nei cimiteri a compiere riti satanici sui bambini? Scotta: Assolutamente no.  (Episodio 1)

Chiedere ad una persona se ha abusato dei propri figli non è un buon metodo per diagnosticare la presenza di una componente perversa. I soggetti pedofili o abusanti si specializzazione nella negazione, hanno un bisogno profondo di ricorrere al “diniego” della realtà non solo per ragioni giudiziarie, ma per più profonde ragioni psichiche.

Consideriamo infine questo passaggio: Le coltellate al cuore? Non vi ricorda l’incontro tra la matrigna di Biancaneve e il cacciatore?”, “Persone mascherate che fanno rituali? Per esempio in Eyes Wide Shut, di Stanley Kubrik.”, “Sangue da bere? Tutti sappiamo chi era il Conte Dracula”. Episodio 5)

Qui non posso entrare nel merito specifico di una vicenda troppo lontana e troppo complessa per essere oggetto di valutazioni superficiali. Per farlo occorrerebbe un’indagine e ed una ricostruzione  complessa storica, psicologica e giudiziaria che è al di sopra della nostra portata. Qui affermiamo che non è possibile dedurre dal fatto che i bambini possano essere condizionati dall’immaginario collettivo (peraltro lo sono anche gli adulti!) la conclusione che certe verbalizzazioni siano necessariamente infondate. Gli abusi ritualistici esistono. Denunce di questa tipologia di violenza sono innumerevoli e si sono prodotte in tutto il mondo con forti analogie delle narrazioni e delle sintomatologie delle vittime di questi abusi (Roccia, 2001).  C’è una ampia letteratura che documenta la presenza di una tradizione satanica nel nostro paese e purtroppo all’interno della stessa  Chiesa Cattolica.   Gli scenari che negli abusi di gruppo possono venire utilizzati riprendono inevitabilmente temi dell’immaginario collettivo. Peraltro gli abusi di gruppo ritualistici, satanici o di altra natura servono quasi sempre a produrre materiale pedopornografico che poi comparirà in rete. E risulta evidente che la pornografia sia per adulti che per bambini utilizza abitualmente scenari e travestimenti  che appartengono all’immaginario collettivo (per es. nelle festività natalizie gli scenari pornografici possono fare riferimento a Babbo Natale e nei video a sfondo sadico è frequente e il ricorso a personaggi mascherati o vampireschi).

C’è una cultura negazionista e silente che sommerge gli abusi. Questa inchiesta giornalistica di “Repubblica” si inserisce in questa cultura. L’attenzione sociale contemporanea dimostra che viviamo in un mondo in cui l’abuso sessuale esiste ed è diffuso e questa è un’amara verità che deve essere accettata anche se non è semplice farlo.  Lo dimostrano le informazioni che emergono sempre più dalle inchieste dei governi di paesi civili (Australia, Nuova Zelanda). Lo dimostrano  la massa di rivelazioni da parte delle vittime di violenza che rompono il clima di silenzio che ha occultato per decenni le molestie sulle donne nel mondo dello spettacolo, dello sport, dei partiti e gli abusi sui minori nella Chiesa Cattolica. E insieme a questa vi è un’altra verità:  ogni violenza tende strutturalmente ad essere negata ed occultata nella sua consistenza e nelle sue conseguenze e questo è difficile da comprendere, ma è quello che si verifica quando si cerca di affrontare il fenomeno. La cosa importante da ricordare – e questo è la storia ad insegnarcelo – è che non esiste guerra, sterminio, o genocidio senza una schiera di negazionisti o revisionisti impegnati a dimostrare che le storie che parlano di torture, ammazzamenti e violenze sui civili inermi non sono mai veramente accadute.

 

Foti, C. (2011) Abuso sessuale sui bambini: come ascoltare e contrastare il silenzio e il negazionismo. Torino: Sie Editore.

Roccia, C. (2001) Bambini vittime di abusi sessuali ritualistici e sette sataniche: trauma e meccanismi di difesa dalla sofferenza, in Roccia C., Riconoscere ed ascoltare il trauma, Angeli.

 

 

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