L’ESPRESSIONE ARTISTICA E I BAMBINI TRAUMATIZZATI

Di Romina Sani Brenelli


Gli esiti  di esperienze traumatiche importanti,  come il maltrattamento e l’abuso sessuale, hanno spesso un denominatore comune: una grande difficoltà nell’espressione emotiva di sé e difficolta anche nella gestione del proprio stato emotivo. Cosi se l’emozione è la RABBIA il bambino può non essere in grado di trattenere un pugno o un’altra qualsiasi reazione socialmente non accettabile. Se l’emozione è la FRUSTRAZIONE possiamo trovarci di fronte ad un bambino dispettoso e che tende a combinare guai.

Se è l’INADEGUATEZZA l’emozione di sottofondo il bambino probabilmente si mostrerà al mondo con eccessiva timidezza ed eviterà, nei peggiori casi, l’interazione con gli altri.

Questi sono solo alcuni esempi semplici di cosa può accadere alla nostra mente quando non riesce a trovare un veicolo di elaborazione. Il linguaggio verbale risulta certamente, nella nostra società e negli stessi processi educativi, lo strumento principale che permette la comprensione più  immediata e codificata, ma ha anche alcuni limiti: deve essere correttamente padroneggiato, non sempre risulta sufficiente per descrivere le sfumature di sentimenti, emozioni e stati d’animo, presuppone una libertà d’espressione che non sempre è scontata.

Avere la possibilità di non pensare alla parola come unico canale per l’espressione di sé allarga la mente dei bambini (ma anche degli adulti!).

Quando le parole “non escono” o “non bastano” ecco che l’arte (intesa come ogni espressione di sé  attraverso un mezzo che permetta l’esplicitazione del talento umano dell’invenzione e della creatività) può diventare fondamentale nel percorso di crescita, di auto-osservazione, di cura.

Il mezzo artistico permette di ricercare, attraverso l’esplorazione della propria poetica interiore, le parole adatte ad esprimere la propria essenza e i propri vissuti, creando così un circolo virtuoso che può portare il bambino da un isolamento espressivo alla condivisione di sé stesso col resto del mondo .

Sofia, 10 anni, lontana dalla famiglia d’origine da quando ne aveva 5, ha avuto modo di venire in contatto con svariate forme d’arte e sviluppare una sensibilità artistica fuori dal comune: grazie alla pittura e alla danza Sofia è riuscita a veicolare, anche in psicoterapia, messaggi complessi, imbarazzanti, difficili da comunicare. La sua storia ci parla di un vero e proprio addestramento al silenzio, che richiederà molto tempo per essere scardinato. Ma nel frattempo la bambina in autonomia chiede carta e colori quando qualcosa di complicato si affaccia e pretende di avere voce. Anche i sentimenti positivi nei confronti delle figure adulte che ora la accompagnano nella crescita, spesso vengono intercettati ed espressi da disegni, bigliettini con simboli e scritte: il segno grafico, nutrito da un senso estetico, si fa portatore di sfumature difficilmente traducibili in maniera diversa e che conducono Sofia in uno stato piacevole di creatività che le permette di “regalare” alle persone importanti un pezzo del proprio cuore.

 

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