DESCRIVERE GLI ABUSI: LE PAROLE SONO PIETRE

Di Francesca Imbimbo


Qualche giorno fa è stata pubblicata la notizia dell’arresto di due persone accusate di aver fatto prostituire la figlia di 9 anni. Sono stati arrestati anche due pedofili, accusati di aver avuto rapporti sessuali con la bambina.

Colpisce la notizia, perché riguarda una violenza sessuale terribile ai danni di una bambina, colpisce l’età della piccola, il coinvolgimento dei genitori, proprio le persone che avrebbero dovuto occuparsi e preoccuparsi del suo benessere, della sua crescita, della sua salute…

Ancora di più, però, colpiscono le parole usate negli articoli, che a diversi livelli sono dure e irrispettose, che infliggono una ulteriore violenza all’immagine e alla dignità di quella bambina, che solleticano la curiosità morbosa degli adulti invece che informare e fare luce su fatti violenti, che hanno risvolti psicologici e sociali complessi.

Nei titoli la bambina viene definita “prostituta”, come se si potesse abbinare questa definizione a chi viene costretto dai propri genitori a subire violenza sessuale, lasciando intendere in modo sottile e sfumato che in questa squallida vicenda possa esserci stato un consenso, una scelta, una volontà della piccola. Questo emerge anche dalle espressioni usate per descrivere i “fatti”. Si racconta che la denuncia è partita da un testimone che ha visto “la piccola appartarsi con uno dei due indagati e compiere per due volte atti sessuali”. Soggetto, predicato, complementi: il soggetto è colui che compie l’azione, dunque era la bambina che si appartava con i “clienti”. Dunque una piccola prostituta … Le parole e il modo di raccontare non sono neutri, bensì possono ambiguamente determinare interpretazioni distorte.

Vengono inoltre riportati stralci delle dichiarazioni della bambina ( sono inventate? sono supposte? o  c‘è qualcuno che le ha riferite o ne ha dato copia ai giornalisti? e  con quale senso e quale finalità l’ha fatto, se non quella di soddisfare un voyerismo da adulti, aggiungerei, tutto maschile). Si sottolinea che la bambina ha descritto quanto avvenuto con dovizia di particolari, si racconta dove sono avvenuti i fatti, “in un contesto di forte degrado”, si danno notizie per presentificare lo svolgimento delle prestazioni sessuali che hanno coinvolto la piccola… Niente viene risparmiato per soddisfare una meschina curiosità del lettore, non certo per amore della verità.

Se ai giornalisti fosse stata a cuore questa bambina ed anche la propria professionalità, ci sarebbe stata una maggiore attenzione alla narrazione della vicenda, a come descriverla ed inquadrarla, a cosa evidenziare per fare conoscere i fatti nel rispetto della vittima, per evitare un racconto tutto adultocentrico e per impedire che le parole si potessero trasformare in pietre che pesano sulla dignità della piccola e, a ben vedere, di tutti noi.

 

 

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