PENSIERI ATTORNO ALL’ASCOLTO DEL BAMBINO

Di Carmela De Santo


ESSERE ASCOLTATI  E’   UN   DIRITTO   DELL’ INFANZIA

“Fare  tutto  il possibile perché  sia rispettato  il diritto dei  bambini ad essere  ascoltati è  la raccomandazione che il Comitato ONU di Ginevra rivolge agli stati firmatari  della Convenzione dei diritti del fanciullo (CRC).

L’organismo  che monitora  l’attuazione  della CRC  ricorda prima di tutto, il diritto dei fanciulli all’ascolto, sia quale diritto del  singolo bambino, sia quale diritto appartenente  a gruppi  di  bambini  e adolescenti. “Sarà necessario –  si legge  nelle conclusioni –   smantellare  le barriere  legali, politiche, economiche, sociali  e culturali  che attualmente  ostacolano  l’ opportunità  dei bambini  ad essere  ascoltati  e il loro accesso  in tutte  le questioni  che li riguardano. Ciò  richiede una volontà di sfidare i presupposti  che riguardano  le capacità  dei  bambini e di  incoraggiare  lo sviluppo di ambienti  nei  quali  i  bambini  possano  costruire  e dimostrare  capacità”.

 

LA CRISI DELLA SOCIETA’ E IL BAMBINO INASCOLTATO

La  nostra  società, in questa crisi di transizione epocale, nonostante  tutte le dichiarazioni dei  diritti  dell’infanzia,  manifesta  una forte carenza di “vocazione  paidetica”, di  sensibilità e di servizio nei  confronti delle nuove generazioni. Il bambino è  sempre  più solo, “inascoltato  “, sempre più affidato a se stesso, alla televisione e alla rete internet, tanto che Postman parla di  “scomparsa dell’infanzia” già dal 1984. Costretto com’è ad affrontare così precocemente  da solo  l’ ambiente esterno alla famiglia e a subirne tutta  l’invasività, la violenza, i messaggi  contraddittori: il bambino è disorientato e rischia di restare senza modelli e valori di riferimento  .

Le cronache  giornalistiche  riportano  frequentemente  fatti  di violenza  agghiacciante  perpetrata  da adolescenti nei  confronti  dei pari  (bullismo, predazione, intolleranza razziale, violenza  sessuale): bande di giovani che  lanciano  sassi  dai cavalcavia, aggrediscono  e uccidono anziani indifesi o extracomunitari:  adolescenti  che trucidano  i  genitori  o che, armati  di  tutto punto,   assaltano scuole e trucidano bambini.  Sono  in  costante  aumento  “riti  collettivi “  autodistruttivi , consumati  in nome di una fede  aberrante  o  in seguito  ad assunzione di droghe;  crescono  i  casi  di  suicidio  di  adolescenti  e  bambini, come i casi  di anorressia e di fughe  da  casa ;  proliferano le  bande di mini-delinquenti.

 

QUANDO UN BIMBO SI SUICIDA

E’  recente  il  caso  di  suicidio di un bambino  di  8  anni , come  riferisce  anche  il sito di   “Rompere  il  silenzio “ (14  febbraio  2018  ).  Un  bambino  pachistano  di  8  anni   a  Brescia  si  è suicidato  dopo  il  rimprovero  del padre  perché  lui  si  rifiutava  di  tornare  a scuola  nelle ore pomeridiane.  Sicuramente  le cause  non stanno  solo in quell’  episodio … “

Leggiamo da Sussidiario.net: “Nella mente  del bambino, tutta intenta a dare un senso  al  proprio mondo  di  relazioni, la disapprovazione o  il  non  sentirsi   ascoltato o l’essere  soverchiato  nel  rapporto con  l’adulto, configurano atti, situazioni ed esperienze mortificanti.  Ci  informa anche che nella mente del  bambino i grandi  sono  oggetto  di  un’ importante  distorsione:  sono  idealizzati , diventano  giganteschi  e con  loro  il peso  delle loro  lodi  e  dei  loro rimproveri”.

 

AL SERVIZIO DEI BAMBINI

Gli  adulti  non  capiscono  il pensiero, l’ anima  del bambino, né hanno  fiducia  nelle loro capacità. Spesso   genitori   e insegnanti vogliono chiudere  i  bambini  nella prigione dei  loro  precetti  e  della loro immagine  del mondo. Come afferma  Alice  Miller  ne  “Il bambino  inascoltato” (pp. 105-106): “Si accrescerebbe  senza  dubbio  il  numero di persone capaci  di amare se  la Chiesa (e noi  aggiungo io)  comprendessimo l’ estrema importanza che riveste  l’atteggiamento  di  S. Giuseppe: serviva suo  figlio perché  lo riteneva  figlio  di Dio. Che  cosa  succederebbe  se  anche noi considerassimo  i  nostri  bambini  come figli  di Dio, cosa che  sarebbe  altrettanto  possibile?   (…)  I  bambini   che  vengono  rispettati imparano a loro volta  il  rispetto. I  bambini che vengono serviti  imparano  a servire, a servire  i  più  deboli.  I bambini che vengono amati per quello  che sono, imparano anche ad essere tolleranti.  Soltanto  su  questa base  possono  nascere i loro ideali  personali, che  non potranno  non essere umanitari, perché  scaturiscono da un’ esperienza  d’ amore.”

 

L’EDUCAZIONE SOCIO-AFFETTIVA NELLA SCUOLA

E’  compito  delle agenzie educative  fondamentali, scuola  e famiglia , assumersi  la  loro  parte  di  responsabilità nella formazione  delle nuove  generazioni.  La scuola  del  futuro  non  può essere  il  “luogo   “ dove  si impartiscono  solo  conoscenze  disciplinari , ma dovrà occuparsi dello  sviluppo armonico  dell‘ intera personalità degli  allievi, ponendo  in primo piano proprio  ciò  che  è  più  carente  nel  resto  della società  e nella famiglia:  l’educazione  socio- affettiva   e valoriale;  la promozione  del  sentimento  sociale  e cooperativo;  la capacità di riflettere in modo  critico  ed  autonomo  sugli  avvenimenti   per  prendere  poi  delle decisioni  responsabili  e, soprattutto, pensate  con  la propria testa.

 

LA FIABA

E’ urgente realizzare nella scuola progetti di  “ascolto “  del  bambini, della sue esigenze  disattese   e  del  suo “grido  di  aiuto “ inespresso  o espresso mediante  comportamenti  alterati  , attraverso  metodi  e tecniche  per la prevenzione  del disagio psichico.  Uno  di  essi  è la fiaba.                                                                                           Il  mondo  della fiaba   offre  gli  strumenti  per  approcciare  il  mondo  del  bambino, il suo  immaginario , la sua  sofferenza , i  suoi  sogni , le sue  aspettative  co  delicatezza, creatività,  fantasia.

Il   bambino  conteso, il  bambino  invisibile,  il  bambino  superdotato  e incompreso possono narrare il loro disagio  attraverso  il  canale  analogico: gioco, disegno, narrazione, fiabazione  attiva  e passiva, drammatizzazione.                                                                                                                                                                                          Mediante tale  canale il bambino  seguirà  un percorso  catartico  che  lo porterà  a liberare la sua infanzia  dai   draghi   che la tengono prigioniera  ed  a riacquistare   fiducia  nella vita   e  nel  mondo  dell’ adulto con  la mediazione  di  figure  di  riferimento   positive  ed efficaci, sia  con  l’utilizzo della fiaba  che offre  soluzioni  che  il bambino  può  comprendere a livello inconscio  tramite  i  simboli  e gli  archetipi.     La fiaba tradizionale parla  alla sua  fantasia  e  alla sua creatività, dandogli  rassicurazione  e guida , mentre  la fiaba  creata  da lui  sarà  il medium per comunicare  il  suo  dolore, le sue  ferite, i suoi   sogni, le sue  attese, ma anche il viatico per la soluzione.

 

BIBLIOGRAFIA

  • A.Miller ,Il bambino inascoltato , Bollati Boringhieri, Torino, 1989.

  • B. Bettelheim, Il mondo incantato, Feltrinelli , Milano, 1977

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