“NOME DI DONNA”, I MOLESTATORI SONO SOLO SFIGATI!

Ogni anno, all’avvicinarsi della festa della donna, viene data risonanza ad una tematica importante in relazione al mondo femminile: quest’anno, il regista Marco Tullio Giordana, da sempre sensibile a tematiche socialmente rilevanti, ha deciso di porre l’accento sul tema delle molestie sessuali in ambito lavorativo.

Come sottolineano le indagini Istat sono 9 milioni le donne italiane ad aver subito molestie sul luogo di lavoro negli ultimi 3 anni: risultati agghiaccianti per essere nel 2018.

Protagonista del film “Nome di donna” sarà l’attrice romana Cristiana Capotondi che, in questi giorni, ha parlato in numerosi programmi televisivi del film e del perché sia importante parlare di questo argomento e, soprattutto, ascoltare coloro che hanno il coraggio di denunciare tali comportamenti. La trama del film racconta di una donna che, costretta a subire molestie di tipo sessuale sul luogo di lavoro, decide di ribellarsi e denunciare il suo molestatore, trovando però degli ostacoli inaspettati sul suo percorso: in primis l’opposizione delle colleghe.

L’attrice romana si ritiene soddisfatta del ruolo affidatole e afferma: «Ci tenevo a fare un film del genere, perché è un tema sociale che andrebbe affrontato di più. E vi dico che i molestatori sono solo degli sfigati, che hanno bisogno di abusare del loro potere per avere del piacere e dell’intimità».

In un programma tv, durante la presentazione del film, anche altri esponenti dello spettacolo hanno voluto esprimere la propria opinione a riguardo; Nina Zilli, commentando i dati delle ricerche dice: «Questi dati sono inaccettabili nel 2018, penso soprattutto a quelle donne che, a differenza delle dive di Hollywood, non hanno alcuna visibilità. Non è possibile che ancora oggi ci siano episodi di violenza e razzismo che, anzi, sono in costante aumento». Anche Catena Fiorello e Claudio Lippi hanno detto la loro: «Qualcosa è cambiato rispetto a tanti anni fa, ma se ne parla ancora troppo poco. Neanche in campagna elettorale questo tema è riuscito a trovare spazio».

In Italia, dunque, nonostante la volontà di denunciare, di ascoltare e di cambiare l’atteggiamento di diniego nei confronti della violenza contro le donne, ogni tentativo di portare alla luce la gravità di questa tematica viene soffocato da un atteggiamento istituzionale sordo e cieco a riguardo. Nemmeno in periodo di campagna elettorale, come ha sottolineato Lippi, questo tema è riuscito a trovare uno spazio d’ascolto e a niente sono servite le iniziative americane, australiane e neo zelandesi volte a portare a galla i temi così delicati ed importanti della violenza sessuale sulle donne e dell’abuso sessuale sui bambini.

È vero che l’Italia non è mai stata all’avanguardia nel porre la dovuta attenzione alle tematiche socialmente rilevanti ma ora non si può più aspettare: in un paese dove denunciare abusi sessuali rischia ancora di diventare un boomerang che si ritorce contro le vittime che non solo non vengono credute ma che, spesso, vengono considerate loro stesse complici o colpevoli di aver sedotto il loro violentatore, qualcosa deve cambiare. Ma d’altronde, da un popolo che ancora accetta che al vertice di una campagna elettorale ci sia un arzillo uomo di terza età, conosciuto in tutto il mondo per le sue “cene eleganti” in compagnia di ragazze a libro paga ancora teenager, cosa ci si può aspettare?

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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