RICONOSCERE E CONTRASTARE LA CULTURA PATRIARCALE

8 milioni e 816 mila, quasi 9 milioni,  le donne italiane colpite nella loro esistenza da qualche forma di violenza sessuale: molestie verbali, molestie con contatto fisico, esibizionismo, telefonate oscene, pedinamenti. Lo rende noto un report dell’ Istat sulle molestie e i ricatti sessuali sul lavoro. I fatti riguardanti stupri e femminicidi  si succedono, ma quando non hanno carattere di eccezionalità non fanno più notizia e non vengono neppure pubblicati.

 

L’offesa e la violenza nei confronti delle donne non sono un vento eccezionale, sono un fatto che risulta ancora endemico nella nostra cultura sociale. Il femminicidio rappresenta la punta emergente più inquietante e tragica della forza residua  della cultura patriarcale del nostro paese.  Infatti non ci sarebbe una così frequente ricorrenza di femminicidi se le denunce e gli allarmi delle donne non andassero incontro ad una forte diffidenza tra gli operatori delle istituzioni sociali e giudiziarie, se non ci fosse un diffuso deficit di rispetto e dei ascolto delle istanze di protezione delle donne nei confronti della violenza.

Contrastare la violenza sessuale sulle donne e contrastare la violenza sessuale sui bambini e sugli adolescenti devono rappresentare due impegni convergenti e sinergici  perché hanno il medesimo nemico: la cultura patriarcale millenaria che da secoli dà alla figura maschile e paterna il diritto di disporre del corpo delle donne e dei figli, nega il rispetto dell’alterità dei bisogni dei componenti del nucleo familiare, impone in modo autoreferenziale il proprio desiderio e il proprio dominio sui soggetti deboli, legittimando lo sfruttamento sessuale della donna e del bambino.

Occorre riconoscere la presenza della cultura patriarcale, fortemente radicata nel tessuto psico-sociale ed istituzionale del nostro paese, al di là delle dichiarazioni di principio a favore del rispetto della donna.  Se da un lato avanza faticosamente avanza la cultura della pari dignità tra i sessi, resistono aree profonde ed estese di resistenza della cultura patriarcale.  Le molestie e le violenze rappresentano solo un aspetto delle conseguenze dell’insistenza della cultura patriarcale nel nostro paese. La cultura patriarcale  è capace di condizionare i giudici, psicologi  e gli operatori dell’area della tutela e della cura dei minori,  portandoli:

  • a non riconoscere che i padri violenti verso le compagne sono in qualche modo violenti anche verso i figli;

  • a fraintendere la realtà delle dinamiche familiari interpretandole come conflittualità di coppia anche quando si tratta di situazioni di violenza domestica e di violenza assistita;

  • ad utilizzare aprioristicamente lo schema stereotipato dell’alienazione materna di fronte alle rivelazioni del bambino, concernenti un maltrattamento o un abuso.

  • a esaltare la bigenitorialità come valore assoluto che può consentire ai padri di esigere un diritto del sangue anche in situazioni di maltrattamento in famiglia.

 

 

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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