TEMI PESANTI E MUSICA LEGGERA. LO SPIRITO DELL’INFANZIA IN ERMAL META 

 

Non è facile per un cantante di successo tentare di dar voce nelle proprie canzoni ai bambini vittima di violenza fisica e di violenza assistita.  Non è facile farlo con la delicatezza della poesia e senza appesantire la tensione artistica e ludica con un confronto troppo hard con un tema inquietante. Sono solo canzonette, cantava Bennato, ma possono far riflettere comunque…  come riesce a fare Ermal Meta in “Vietato morire”.

 

Ricordo quegli occhi pieni di vita
E il tuo sorriso ferito dai pugni in faccia
Ricordo la notte con poche luci
Ma almeno là fuori non c’erano i lupi
Ricordo il primo giorno di scuola
29 bambini e la maestra Margherita
Tutti mi chiedevano in coro
Come mai avessi un occhio nero
Non è facile affrontare temi pesanti, quando la musica è leggera. Ermal Meta ci prova  Il suo rapporto con l’infanzia e con l’infanzia sofferente ritorna e ritorna la sua esperienza di persona, di musicista, di poeta che  sa che ll male va affrontato e può trasformarsi nel suo contrario, che anche le ferite del maltrattamento e della violenza possono essere il punto di partenza per attaccarci le ali, per prendere il volo verso il cambiamento, verso la creatività, verso l’amore per la vita.

 

Ogni male è un bene quando serve
Ho imparato anche a incassare bene
Forse un giorno diventerò padre
E gli dirò di cambiare le stelle
E gli dirò che un cazzotto fa male
E che una parola a volte ti uccide
E quando sulla schiena hai cicatrici
E lì che ci attacchi le ali

 

Questo rovesciamento del male verso il bene, questa trasformazione alchemica dell’umiliazione in speranza, questo riciclaggio della sofferenza verso qualcos’altro di radicalmente diverso e vitale è ciò su cui lavoriamo ogni giorno sul piano clinico nella psicoterapia del trauma, nell’impegno di prevenzione e contrasto del maltrattamento e dell’abuso sui bambini: non dimenticare le cicatrici e le ferite che rimangono aperte, partire da qui per voltare pagina e scrivere un canto che non è ancora stato scritto.

 

Non mi avete fatto niente
Non mi avete tolto niente
Questa è la mia vita che va avanti
Oltre tutto, oltre la gente
Non mi avete fatto niente
Non avete avuto niente
Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre
Le vostre inutili guerre

Cadranno i grattacieli, le metropolitane
I muri di contrasto alzati per il pane
Ma contro ogni terrore che ostacola il cammino
Il mondo si rialza col sorriso di un bambino
Col sorriso di un bambino

 

Il non arrendersi, il cercare di dare una risposta all’odio,  e al male assoluto della distruttività, l’andare avanti senza cedere mentalmente alla sconfitta, il non sopravvalutare le perdite e le ferite che pure vanno riconosciute:  l’anelito ricorrente della poesia di Ermal. “Non mi avete fatto niente”: non è diniego del danno che pure è stato inferto dalle forze del male. E’ la fiducia nelle risorse umane della creatività e della compassione, nella capacità di rialzarsi “con il sorriso di un bambino”, è la consapevolezza dei semi che faranno nascere fiori anche nel letame generato dalla violenza dei più grandi sui piccoli, dei più forti sui più deboli.

 

C’è in Ermal un profondo senso della forza di ciò che è squisitamente umano. Per questo afferma: «Sono gli essere umani i veri super eroi. Sono estensioni di quello che c’è di divino in noi. Siamo aggrappati alla vita dopo migliaia di anni, resistiamo. Umano è tutto quello che ci interessa veramente: l’amore, la mancanza, una partenza, un ritorno, una presenza lieve o pesante».

C’è uno slancio autentico in Ermal Meta verso i bambini e verso la gente. E’ un atteggiamento di apertura, di voglia di incontrare le persone e di coinvolgerle,  che non è posticcio, che non è strumentale.  «Qualche anno fa – ha dichiarato Ermal Meta in un’intervista – facendo un concerto a Napoli, all’improvviso ho fatto salire quanta più gente possibile sul palco. L’emozione sul volto delle persone che non si erano mai trovate lassù, durante una canzone dal vivo, era incredibile. Ho pensato di voler riproporre quella situazione, di vedere la curiosità di chi ha voglia di fare domande». E’ lo spirito di chi apprezza la curiosità, la meraviglia e l’incontro con l’altro. E’ l’atteggiamento di chi sa cos’è la sofferenza e cos’è il valore dell’infanzia. E’ lo spirito dell’infanzia!

 

 

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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