MALTRATTARE CHI STA MALE, PICCHIARE E PUNIRE DISABILI ED ANZIANI: UNA TENTAZIONE  DIFFUSA

Vengono alla luce ormai da tempo gravissime violenze ai danni di soggetti disabili o anziani,  ricoverati in case di riabilitazione e di assistenza.  Sono emersi recentemente ripetuti maltrattamenti all’interno dell’istituto di riabilitazione dei Padri Trinitari di Venosa, a Potenza. Arresto domiciliare per  otto educatori e assistenti ai disabili. Le misure cautelari in realtà  sono quindici e comprendono anche due provvedimenti di interdizione dalla professione per due medici, uno di questi è un neuropsichiatra, e cinque divieti di dimora a Venosa, fra questi anche il sacerdote responsabile legale dell’Istituto medico psico-socio pedagogico “Ada Ceschin Pilone”. I reati contestati a vario titolo sono concorso in maltrattamenti, falsità ideologica ed omissione di atti d’ufficio.  I carabinieri del Nas hanno parlato di maltrattamenti “ripetuti” e “violenti” ai danni degli ospiti dell’istituto:  calci, pugni, schiaffi e trascinamenti a terra, per il trasferimento dal corridoio alle stanze. Oltre ai maltrattamenti fisici, gli educatori promuovevano un atteggiamento di totale disinteresse nei confronti dei disabili, trascurando i più «elementari bisogni assistenziali affettivi e riabilitativi dei pazienti”. In uno dei video esaminati si vedono due educatori, ora arrestati, mentre giocano a carte fra loro, dando le spalle ai pazienti.

«Maltrattare chi sta male. È ingiusto, ma umano – scrive Chiara Formica www.2duerighe.com/attualita/99069-maltrattamenti-la-regola-disciplinamento-negli-istituti-cura.html Accade piuttosto spesso a chi si trova a contatto con persone malate e disturbate. Il malessere diventa una routine e ad esso ci si confà. Diventa lo strumento di risposta e reazione. Il dolore, sia proprio che altrui, spazientisce e incattivisce.  I maltrattamenti su chi soffre possono essere la risposta frustrata di una mente stanca e atrofizzata, ma anche altro. Possono essere perpetrati come tecniche e strategie di disciplinamento. Infliggere terrore e dolore, punire e ripunire modifica i comportamenti di chi subisce. Maltrattare per punire per disciplinare per addomesticare. Ma cosa? Una malattia psichica o la vecchiaia?»

Di fronte all’inermità e alla malattia segregare e punire sono le due tentazioni più forti nella comunità sociale.  Segregare per allontanare il problema, per non percepire il dolore, per sbarazzarsi dell’impegno alla solidarietà e alla cura. Punire per trasformare il dolore in violenza, per cercare di esorcizzare la fragilità, per sfogare l’intolleranza e il sadismo.

«In ogni maltrattamento – continua Chiara Formica – c’è una nota subdola e vigliacca, ecco perché le vittime prescelte sono quelle che non possono reagire, lontane dai cari e da occhi indiscreti.  Il diritto alla salute, in questa ottica, è il diritto di chi osserva e non solo di chi è osservato, è il diritto di chi può nominare quanto subisce, spetta a chi può tutelarlo. A chi riesce a difendere se stesso, pur stando male, e questo è praticamente impossibile per chi è confinato nelle case di cura o nei centri sanitari di riabilitazione».

In effetti la presenza dei familiari è sempre stata decisiva nel monitoraggio e nella denuncia di situazioni di violenza all’interno delle strutture che ospitano soggetti portatori di handicap, malati o anziani e tale presenza dovrebbe essere sempre valorizzata nei progetti di prevenzione e di controllo del funzionamento di queste strutture.

Il Centro Studi Hansel e Gretel sta elaborando progetti di formazione rivolti al personale di queste strutture, spesso esposti a situazioni logoranti di lavoro.   Questi progetti, basati sui principi e sui metodi dell’intelligenza emotiva,  mirano a fornire risposte di aiuto e di sostegno agli operatori, attraverso strumenti di elaborazione dello stress, della solitudine e della rabbia. Si tratta di aiutare questi operatori ad acquisire competenze emotive e a sviluppare capacità di comunicazione e di condivisione di gruppo, risorse di autocontrollo, di servizio  e di sensibilità nei confronti dei soggetti fragili oggetto di assistenza.

 

 

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