DISABILI, MALATI, ANZIANI: “MINORI” FRAGILI,  IMPOTENTI ED ESPOSTI ALLA VIOLENZA NELLE CASE DI CURA

Il problema della violenza istituzionale  ai danni dei soggetti ricoverati in casi continua ad essere sottovalutato dalla comunità sociale e dalle istituzioni politiche ed amministrative.  Abbiamo parlato in un recente articolo delle violenze e dei maltrattamenti all’interno dell’istituto di riabilitazione dei Padri Trinitari di Venosa, a Potenza.   Negli ultimi anni si sono susseguiti atti di violenza sia su disabili che su anziani ricoverati nei centri adibiti alla loro accoglienza e cura.

Scrive Chiara Formica www.2duerighe.com/attualita/99069-maltrattamenti-la-regola-disciplinamento-negli-istituti-cura.html:  “Soltanto negli ultimi tre o quattro anni si sono avvicendati fatti molto simili a quello di Venosa. Nel 2016, i carabinieri del Nas, insieme ad un gruppo di carabinieri di Frascati, avevano arrestato dieci operatori e assistenti socio-sanitari dipendenti del centro di Riabilitazione neuropsichiatrico di Grottaferrata, “Eugenio Litta” (Roma). I disabili venivano picchiati e segregati nelle loro stanze: l’indagine era iniziata nel 2015, in seguito alle denunce presentate dai vertici della società gestore della struttura. Venivano denunciati sospetti episodi di coercizione e lesione accaduti all’interno di un reparto, in cui erano ospitati sedici ragazzi dagli 8 ai 20 anni. Strattonamenti, percosse e insulti erano la prassi quotidiana, il disciplinamento applicato all’interno del centro.

Anche le case di riposo per anziani sono state spesso cornici di scenari riprovevoli, come è successo nel gennaio scorso nella comunità alloggio di Oristano, “Villa Rosina”. La 59enne che gestiva la casa di riposo insieme al figlio è stata arrestata con l’accusa di violenza di natura fisica, psicologica e morale. I maltrattamenti erano iniziati nel 2015 e solo tre anni dopo è stato possibile fermare la donna e i suoi scempi. Gli anziani erano «debilitati, indifesi, affidati alla struttura per ragioni di assistenza sono stati vittime di condotte piuttosto violente», spiegano gli agenti della Mobile oristanese, sottolineando anche la somministrazione impropria ed eccessiva dei farmaci, che serviva a calmare i pazienti durante le visite dei familiari.

A settembre 2017 era stata invece la volta della casa di riposo di Predappio (Forlì): anziani legati come cani al guinzaglio. Un prete sessantunenne, direttore della struttura religiosa-socio assistenziale “Opera San Camillo” e la sua più stretta collaboratrice, una donna quarantenne, sono stati sospesi dall’esercizio del pubblico servizio. I circa trenta pazienti con disabilità psicofisiche, tutti over 70, sarebbero stati legati, senza autorizzazione medica. Polsi, caviglie o addome venivano bloccati a letti, sedie, termosifoni e divani, per impedire ai pazienti di potersi muovere liberamente o di andare in bagno, anche per molte ore consecutive.

Al 2014 risalgono i fatti della Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) di Narnali (Prato), in cui la Asl ha deciso di sostituire interamente il personale della struttura. Gli infermieri utilizzavano i pazienti come valvola di sfogo, picchiandoli e mortificandoli. Le telecamere installate nel 2015 all’interno della struttura mostrarono scenari raccapriccianti: infermieri che, oltre a picchiare i pazienti malati di Alzhweimer, li insultavano, li deridevano e rubavano i loro oggetti personali. È stato questo il caso che ha sollecitato l’inasprimento delle condanne per coloro che maltrattano anziani e disabili all’interno dei centri sanitari e la necessità di apporre telecamere di videosorveglianza che controllino l’operato del personale socio-sanitario. Videosorveglianza per impedire di infierire su chi sta morendo: avviene nel mondo degli umani.”

Se parliamo di violenza istituzionale non possiamo dimenticare le numerose situazioni di violenza sui bambini dell’asilo e della scuola d’infanzia, emerse recentemente.  A ben vedere i maltrattamenti ai danni di bambini nelle scuole o ai danni di soggetti portatori di handicap, di anziani o di malati,  che sono begli ultimi tempi venuti a galla e che sono giunti al centro di inchieste giudiziarie e di attenzione da parte dei media,  emergono da un sommerso molto vasto che nei decenni scorsi ha avuto certamente dimensioni ancora più violente ed estese di quella attuale, già di per sé rilevante. Nel passato la sensibilità sociale si mostrava ancora più carente di quella attuale e  l’assenza dell’azione di monitoraggio e di controllo istituzionale risultava ancora più grave.  Ma questo dato non può essere un alibi per continuare a non vedere che negli istituti di assistenza spesso c’è una sproporzione immensa di potere, spesso colmata dalla violenza, tra gli operatori che assistono e i soggetti disabili ed anziani affidati alle cure dei primi.  Le persone ricoverato in istituti di riabilitazione risultano molto spesso come bambini impotenti: sono “minori” in tutti i sensi totalmente affidati alla responsabilità di soggetti  che risultano “maggiori” a tutti i livelli: sul piano cognitivo, sul piano operativo, sul piano istituzionale,  dotati di un potere assolutamente incomparabile a quello degli assistiti.

 

 

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