RETE SICURA PER BAMBINI ED ADOLESCENTI? OGGI IL MAGGIOR NUMERO DI REATI VIENE COMMESSO ON-LINE

Mentre il numero di reati commessi “per le strade” è in diminuzione, sono in aumento gli illeciti consumati tra i sentieri del web.  Minacce, ingiurie, ricatti, proposte sessuali, stalking e persino furti di identità caratterizzano il mondo on-line rendendolo sempre meno sicuro, soprattutto per i piccoli frequentatori della rete.

La Polizia Postale parla chiaro: il caso più eclatante è certamente quello dei furti d’identità con 2.076 denunce nel 2017 (erano 2.108 nel 2016) e ben 369 episodi nei primi tre mesi del 2018 e i siti su cui maggiormente avvengono sono i più frequentati: social come Facebook e Twitter i più presi di mira. Ma come fanno a rubare l’identità alle persone e come è possibile evitarlo?

La modalità più utilizzata è il cosiddetto phishing che consente di «utilizzare le identità delle vittime per il trasferimento del denaro e la successiva apertura di conti correnti e attivazione di carte di credito sui quali vengono poi accreditate le somme illecitamente acquisite»; ma persino tecniche perfettamente legali possono trarre in inganno, come spiega il direttore della Polizia Postale Nunzia Ciardi: «Ci sono comportamenti che non hanno conseguenze penali ma possono avere conseguenze gravissime. Pensiamo all’utilizzo delle applicazioni che dopo l’apertura richiedono l’accesso alla rubrica, alla telecamera e al microfono del proprio cellulare. Ognuno può decidere che cosa vuole fare, ma deve avere ben chiare le conseguenze. Valutare che cosa può accadere anche quando si decide di scaricare i giochi e di sfidare altri utenti online. Spesso per cercare un negozio si apre la schermata e si seguono le indicazioni stradali per raggiungerlo. È una comodità, ma si deve essere consapevoli che in quel momento si fornisce la localizzazione ad un’impresa commerciale. C’è chi usa questi dati in maniera corretta e trasparente. Altri “profilano” l’identikit e nessuno può prevedere che cosa accade dopo».

I social, però, non sono terreno fertile solo per tali reati. È stato, infatti, registrato come le organizzazioni specializzate nella pedopornografia utilizzino tali canali per rimanere costantemente connessi e in contatto tra loro, creando gruppi di discussione finalizzati allo scambio dei dati.

Sono 55 le persone arrestate e 600 quelle denunciate dopo controlli che hanno coinvolto 28.784 siti internet, di cui 2.077 inseriti nella black-list.

Anche i ricatti sessuali sono tra i reati maggiormente commessi sul web: li chiamano “sex estortion”. 1.048 i casi trattati dagli specialisti della polizia nell’ultimo anno, 201 tra il 1 gennaio scorso e ieri. La tecnica è sin troppo semplice: una bella ragazza chiede amicizia, comincia a chattare, propone sesso virtuale o chiede almeno una foto o un video in cui l’amico si mostra nudo. Basta una settimana e scatta la trappola. «O paghi o le immagini finiranno su Youtube» è la minaccia più frequente. «Capita spesso che la vittima sia convinta a dare il proprio numero di cellulare — sottolinea Ciardi — e la conversazione si sposti su whatsapp». Molte vittime, sentendosi rovinate, ricorrono persino al suicidio piuttosto che soccombere alla vergogna sociale che la diffusione del materiale in rete comporterebbe.

I più a rischio? Sicuramente gli adolescenti e gli anziani, i primi per la loro innocenza e mancata conoscenza della rete, i secondi per la loro influenzabilità e la poca conoscenza della tecnologia; tuttavia nessuno è esente da tali trappole per la raffinatezza che i metodi utilizzati hanno ormai raggiunto.

Per evitare degli esiti rovinosi è necessario aiutare le persone più a rischio ad ampliare le loro conoscenze sul web, in modo da garantire un rapporto sicuro con la rete e con i social web che, ormai, hanno invaso la quotidianità di un’infinità di persone, indipendentemente dall’età. I genitori dovrebbero esercitare un efficace controllo sulle modalità con cui bambini e adolescenti si approcciano al web e persino la scuola dovrebbe essere coinvolta in progetti che aumentino negli allievi le conoscenze per potersi cimentare in una navigazione sicura on-line anche in completa autonomia.  Ma soprattutto i genitori dovrebbero impegnarsi ad attuare un ascolto aperto, un ascolto non giudicante ed accogliente con i propri figli – un obiettivo su cui puntiamo molto come Centro Studi Hansel e Gretel e come Rompere il silenzio –  per fare in modo che i figli possano aprirsi, possano confidarsi e chiedere aiuto  e non tenersi dentro dei segreti logoranti nel momento in cui fossero coinvolti in esperienze

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.