LA SCHIAVITÙ AI GIORNI NOSTRI RACCONTATA DA KARLA JACINTO

“Mi chiamo Karla Jacinto, sono di Città del Messico e sono una sopravvissuta alla tratta di persone. Sono stata costretta a prostituirmi da quando avevo 12 anni a quando ne avevo 16”: queste le parole con cui Karla si è presentata al congresso sui cambiamenti climatici e le nuove forme di schiavitù moderna, tenutosi in Vaticano. La giovane donna, che oggi ha 22 anni, racconta la sua storia con forza, coraggio e fierezza: “L’uomo di cui mi ero innamorata mi ha obbligata a prostituirmi e da allora sono passate sul mio corpo più di 43.200 persone”. Un numero mostruoso, anche solo da immaginare. E’ un numero sconvolgente che la dice lunga sulle dinamiche perverse che circolano nella nostra comunità sociale.  E tra quelle migliaia di persone che non hanno nemmeno avuto il coraggio di guardare Karla negli occhi solamente uno, rendendosi conto che il giovane oggetto del loro desiderio era solo una bambina, ha deciso di ascoltarla e tenderle una mano.

“Provengo da una famiglia che aveva molti problemi, e questo mi ha resa molto vulnerabile: a casa non ricevevo attenzione, non ricevevo comprensione”, ha spiegato Karla. “Ho conosciuto un uomo che mi dava l’affetto che non avevo. Dopo una settimana me ne sono andata con lui. Mi ha detto che voleva sposarmi e formare una famiglia con me. È quello che ti promettono all’inizio”.

Poi è arrivato l’inferno della prostituzione forzata: 30 clienti al giorno e botte con cavi, pali e catene. “Sono anche arrivati a bruciarmi con un ferro nelle parti intime”. In quei quattro anni ci sono stati anche un aborto forzato di due gemelli e una gravidanza che è giunta al termine. È nata una bambina che le è stata tolta poco dopo e le è stata restituita solo un anno dopo. “Non sapevo se mangiava né con chi viveva”, ha raccontato con la voce rotta.

La possibilità di fuggire era solo un’utopia per Karla, tenuta in condizioni di schiavitù dalla paura che i suoi sequestratori potessero fare del male a lei o alla sua famiglia. La paura e le minacce sono il mezzo più diffuso con cui i protettori legano le povere vittime alla loro condizione di schiavi sessuali e Karla sa che migliaia di bambini in tutto il mondo stanno oggi vivendo quello che ha provato lei: “Dicono loro che uccideranno i loro familiari. Danno un’idea molto espressiva di tutto questo. Nel mio caso prendevano in mano una foto di mia madre e le puntavano una pistola alla testa. Vedevo solo l’immagine di mia madre morta. È questo che mi faceva aspettare un altro momento per cercare di uscire da quella situazione”.

Finalmente, però, è arrivato un uomo in aiuto della giovane donna, un “angelo caduto dal cielo” che ha insistito per ottenere da Karla non prestazioni sessuali ma ascolto: “Io gli dicevo sempre di no. Ho resistito sei mesi e poi ho deciso di parlarci. È arrivato un momento in cui mi ha detto che bastava così, che dovevo avere dei sogni e una famiglia che mi aspettava”.

Oggi Karla rappresenta la fondazione messicana Camino a Casa e non è giustizia ciò che chiede, sarebbe un desiderio irrealizzabile: “ha molti contatti, ha amici sequestratori e di brutti ambienti. Questo ha fatto sì che non lo cercassero. Forse sanno dove si trova, ma c’è molta gente che lo aiuta”. Lo scopo che vuole raggiungere è lo sradicamento della tratta nel mondo: “voglio che non ci siano più bambini e bambine che devono passare per questa esperienza. Non è affatto bello vivere sulla propria carne i colpi e i maltrattamenti che ho subito io. Sono stata discriminata dalla gente che passa per il tuo corpo non vede nemmeno che sei solo una bambina. Sono anche arrivata a vedere violentare dei bebè. È una cosa che voglio sradicare”. E oltre all’impegno a livello mondiale Karla si impegna con le ragazze a lei vicine, in un tentativo di comprensione e aiuto che solo chi ha visto l’inferno può perseguire fino in fondo: “Quando hanno iniziato ad aiutarmi con terapie psicologiche mi dava fastidio che mi dicessero che mi capivano, perché non era vero. Ora io posso dire a una ragazza che la capisco davvero”.

 

 

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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