IL MANCATO ASCOLTO PUO’ UCCIDERE PIÙ DELLA VIOLENZA

Niente detenzione per un’accusa di abusi sessuali su minore: una cauzione e via.

Questo è quanto successo in Inghilterra a Bret Connell, 36enne accusato dalla figliastra di aver agito abusi sessuali nei suoi confronti. L’uomo, dopo essersi difeso dalle accuse sostenendo che l’accusa era del tutto inventata e la ragazza stava solo passando un momento difficile, è stato rilasciato su cauzione.  La vittima, Georgia Walsh si è sentita ferita e non ascoltata ed è precipitata in una condizione logorante di solitudine e di isolamento. Da qui la tragica scelta del suicidio a soli 16 anni.

L’anno scorso, la ragazza, aveva raccontato alla madre di aver subito delle molestie da parte del patrigno, iniziate quando aveva solo 13 anni. Racconta tutto nei dettagli sia alla madre, Jennifer, che alla polizia che la interroga 6 settimane dopo. L’intervista alla ragazza è particolarmente significativa: emergono con chiarezza emozioni ed informazioni che ci fanno capire come si può svolgere l’azione seduttiva dell’abusante intrafamiliare e cosa può vivere in queste situazione una preadolescente. L’intervista viene registrata e utilizzata per il processo che si svolgerà solo dopo la morte di Georgia: “È venuto a rimboccarmi le coperte e baciarmi sulla guancia. Ho detto che stavo andando a letto e lui ha risposto ‘No, baciami correttamente’. Mi ha baciato con la lingua e ho cercato di respingerlo.  Appena mamma si è alzata ed è scesa di sotto mi ha letteralmente messo la lingua in bocca. Ero confusa, ero anche abbastanza spaventata, mi sentivo persa, non sapevo che si trattasse di violenza sessuale”.

Georgia ha anche raccontato alla polizia come Connell abbia continuato a molestarla fino a toccarle il seno.

“Nel rimboccarmi le maniche ha fatto scivolare la sua mano sulla mia camicia, ho cercato di respingerlo ma lui mi ha messo la mano sul petto. A volte mi ha toccato sopra (i vestiti) ma per lo più sotto. Sapevo che era sbagliato ed ero solo spaventata e non sapevo cosa fare, ero davvero confusa”, ha detto alla polizia, “semplicemente non sapevo cosa fare e non potevo dirlo a nessuno e dovevo semplicemente rimanere in silenzio. È stato allora che ho iniziato a ritirarmi da tutti”. Georgia racconta del suo ritiro sia a scuola che con gli amici: non voleva parlare con nessuno e persino le sue insegnanti si accorsero che qualcosa non andava.

Ma nessuno disse nulla. Nessuno fece nulla.

Connell è anche accusato di aver messo le mani nei pantaloni e nelle mutande di Georgia per toccare le sue parti intime: “Sono entrata nella mia stanza, l’ho sentito venire dietro di me e all’improvviso mi ha messo la mano nelle mutande”, ha affermato Georgia.

Alla domanda della polizia su come ha reagito, l’adolescente ha risposto: “In qualche modo mi sono fermata lì, mi sono congelata. Non sapevo cosa fosse appena successo. Dopo ho pianto e sono rimasta lì per 10 minuti buoni pensando a cosa fosse successo, mi sono spaventata”.

Connell nega cinque reati di natura sessuale con una persona minorenne, in questo caso Georgia.

L’uomo è stato, inoltre, accusato di ulteriori 11 capi di accusa riguardanti molestie ai danni di altri minori.

Prima dell’inizio del processo Connell viene rilasciato su cauzione e Georgia, confusa, spaventata, arrabbiata, disperatamente sola, si toglie la vita lasciando un biglietto in cui augura al patrigno di “marcire all’inferno”.

All’inizio del processo il giudice Peter Record ha dichiarato alla giuria, composta da nove donne e tre uomini, che la ragazza si era uccisa e quindi non avrebbe potuto essere ascoltata dal team legale di Connell.

“Potreste essere tentati immediatamente di saltare alla conclusione che l’imputato è in qualche modo responsabile della sua morte”, ha detto, “non dovreste farlo: dovete mantenere una mente aperta, ascoltare le prove, i testimoni e mettere insieme gli elementi prima di giungere a conclusioni.”

Dopo che il video con la dichiarazione di Georgia è stato riprodotto di fronte alla giuria il giudice ha aggiunto: “La difesa di Connell è svantaggiata dal fatto che il racconto di Georgia non può essere “testato o messo alla prova” e che la ragazza non ha prestato giuramento. Anche se avete visto l’intervista, non siete in grado di osservare il suo linguaggio del corpo e la sua reazione alle domande nel controinterrogatorio. È importante mantenere la consapevolezza di questi svantaggi della difesa in primo piano nella vostra mente.”

La difesa dell’accusa è certamente svantaggiata dal fatto che la testimone dell’accusa non c’è più e non può essere interrogata. Ma non si può trascurare il fatto che il massimo svantaggio da questa vicenda l’ha subito la ragazza. La corte, durante il processo, ha ascoltato i racconti degli abusi, che si fermarono dopo che Georgia disse a sua madre di aver visto qualcuno scattarle una foto con un telefono cellulare mentre faceva la doccia. Precisò di aver visto il telefono appoggiato a una finestra di vetro trasparente sopra la porta del bagno. Successivamente ha detto alla polizia di aver riconosciuto sia la mano di Connell che l’orologio sul suo polso.

Ma tutto questo ancora non basta. Il processo continua ma la piccola Georgia, ormai, non può più vivere la sua adolescenza.

Georgia è solo un’altra vittima della mancanza di ascolto, dell’incapacità della società di dare importanza alle rivelazioni dei bambini, della mancanza di coraggio degli adulti nel prendere coscienza di ciò che può accadere ai bambini.

Non sappiamo se Georgia riceverà la giustizia che merita, ma di certo possiamo scolpire il suo nome tra le vittime che il silenzio produce ogni singolo giorno.

 

 

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.