È POSSIBILE USCIRE DALLA VIOLENZA? UN CORO DI ESPERTI GRIDA SÌ

“Uscire dalla violenza si può”. Questo il titolo di un convegno organizzato al Pirellone il 3 maggio. A organizzare l’evento è stato il difensore regionale lombardo dei detenuti, Carlo Lio, in collaborazione con l’associazione SiCura di Gallarate.

All’inizio del convegno sono stati presentati alcuni dati allarmanti:ogni giorno in Italia almeno due bambini subiscono abusi e violenze sessuali: oltre 950 minori all’anno e l’83% dei casi riguarda bambine. Oltre alla violenza aggravata, spesso l’abuso avviene costringendo il minore a partecipare alla produzione di materiale pornografico: il 78% delle vittime sono forzate ad assistere ad atti sessuali. Un bilancio drammatico è quello rilevato nel 2017 per il nostro Paese: il numero di reati commessi su bambini e minori non è mai stato così alto da un decennio a questa parte, registrando un incremento del +6% rispetto al 2015.

E nonostante tutto questo, afferma con rammarico Lio, “la consapevolezza sociale del fenomeno rimane molto carente e tuttora nel nostro Paese manca ancora una vera e propria cultura della prevenzione e della risposta all’abuso, e prevale invece la rimozione del problema. Occorre quindi aumentare la consapevolezza e l’efficacia degli interventi”.

A prendere la parola durante il convegno sono stati in molti: il PM Pietro Forno, garante delle vittime vulnerabili, ha affrontato le difficoltà che permangono, in ambito giudiziario, nell’accettare la realtà dell’abuso sessuale sia nei confronti di persone adulte che minorenni. Forno ha, inoltre, sottolineato l’importanza di dare attenzione e cura agli autori di reato che, spesso, sono stati a loro volta delle vittime nel corso dell’infanzia: “non esiste possibilità di aiutare un pedofilo a superare i propri problemi senza che venga ricondotto alla necessaria consapevolezza di dover pagare per il danno cagionato e per poter avere la chance di essere aiutato dentro un percorso riabilitativo. Prima di tutto cerco il colpevole e le sue responsabilità”. Ad avvalorare la posizione del PM è intervenuto il criminologo clinico Paolo Giulini il quale, pur ribadendo che la messa alla prova può essere una strada perseguibile per alcuni pedofili, soprattutto quando minori,  ritiene che chi pone in essere abusi contro minori debba assolvere come primo passo a scontare una giusta pena.

Una relazione molto seguita è stato quella di Claudio Foti sul tema del silenzio attorno agli innocenti”. Foti ha chiarito perché l’intelligenza del cuore, l’intelligenza delle emozioni è la prospettiva culturale, relazionale e comunicativa capace di trasmettere fiducia alle vittime nella possibilità di essere ascoltate e comprese. Se la vittima si sente rispettata nelle proprie emozioni di paura, di incertezza, di confusione, di colpa, di vergogna, di rabbia, di impotenza ecc… è invogliata ad aprirsi, a riacquistare fiducia nella relazione, a comunicare la verità di cui è portatrice. Il rispetto delle emozioni – ha affermato Foti –  può permettere alle vittime di rompere il silenzio, la disperazione, la solitudine e l’isolamento che spesso opprimono la vittima e le impediscono di parlare. Il relatore,  psicoterapeuta e direttore scientifico del Centro studi Hansel e Gretel Onlus di Torino, si è soffermato sui tre atteggiamenti culturali, istituzionali e mentali che si frappongono all’ascolto e alla cura delle vittime e che determinano “il silenzio attorno agli innocenti”: l’adultocentrismo, il negazionismo e la cultura patriarcale.

Le relazioni si sono susseguite assumendo un impianto più clinico con i racconti di alcune esperienze di pazienti reali da parte di Dante Ghezzi, psicologo terapeuta della famiglia presso il centro Tiama (Tutela Infanzia Adolescenza Maltrattata)m mentre la dottoressa Sara Racalbuto, psicologa psicoterapeuta, specialista in Psicologia clinica e responsabile del centro Bambi di Torino, ha presentato uno studio sulla pedofilia femminile.

Infine è stato analizzato uno spaccato sui minori vittime di abuso all’interno del tribunale per i minorenni, da parte del magistrato Annamaria Fiorillo.

 

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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