BAMBINI NELLE GABBIE. LA LINEA TRUMP: “TOLLERANZA ZERO” E “UMANITÀ ZERO”

Bambini nelle gabbie: l’articolo del Centro studi Hansel e Gretel racconta una terribile verità sulla politica per l’immigrazione di Trump.

 

Di Viola Salis


Ciò che sta accadendo in queste settimane al confine tra Messico e Stati Uniti ha assunto, col passare dei giorni, contorni sempre più inquietanti.

Quel che è emerso è che dal 19 aprile al 31 maggio più di 2.300 bambini, tra i 4 e i 10 anni, sono stati separati dalle loro famiglie e rinchiusi in istituti, mentre i loro genitori sono stati messi in stato di detenzione in attesa di sapere se potranno o meno entrare negli Stati Uniti. Peccato che il processo preveda dei tempi che variano da poche settimane a diversi mesi e i minori, nel frattempo, vengono lasciati all’interno di quelle che sembrerebbero delle vere e proprie gabbie, e tutto ciò che hanno a disposizione sono bottiglie d’acqua, coperte termiche e qualche snack. Le ultime notizie rivelano inoltre che ad alcuni di loro sono stati somministrati sedativi ed altri psicotropi per tenerli “calmi”, senza il consenso dei genitori.

Questa presa di posizione è frutto della scelta riguardante le politiche sull’immigrazione adottata dal Presidente Donald Trump e sostenuta dalla segretaria alla Sicurezza Nazionale statunitense Kirstjen Nielsen.

In un momento storico in cui il tema dell’immigrazione sembrerebbe davvero dividere il mondo intero (la prima fra tutti è proprio l’Italia, dopo il caso Aquarius) a scatenare l’indignazione dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale è stato un audio, registrato in un centro di detenzione e reso noto da Pro Pubblica, un quotidiano online americano. Nell’audio in questione emerge tutta la disperazione dei piccoli, che piangono, cercano la mamma e il papà, e vengono allo stesso tempo derisi: “Bene, abbiamo una orchestra, quello che manca è il direttore d’orchestra”, queste sono le parole di un agente di straordinaria sensibilità umana.

Inoltre, pare che i bambini siano stati strappati via dai loro genitori con l’inganno. Anne Chandler, direttrice dell’ufficio di Houston del Tahirih Justice Center, ha rivelato alcuni dettagli sui metodi utilizzati per separare le famiglie. I bimbi vengono allontanati dai loro genitori con il pretesto di portarli a lavarsi. Successivamente gli agenti di frontiera informano i genitori del fatto che i loro figli potrebbero “non tornare più”. La Chandler sostiene di aver parlato con diversi migranti ai quali era stato comunicato che i loro figli si sarebbero allontanati per andare a fare un bagno, prima di sapere che, invece, erano stati forzatamente divisi.

E a questo proposito, come non condividere le parole del direttore generale dell’Unicef, Henrietta Fore, che così attacca l’amministrazione Trump. “La detenzione e la separazione familiare sono esperienze traumatiche che possono rendere i bambini più vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi e creare stress dannosi che, come hanno dimostrato numerosi studi, possono avere un impatto sullo sviluppo a lungo termine dei bambini”. Aggiunge il capo del Fondo dell’Onu per l’infanzia. “Tali pratiche non sono nell’interesse di nessuno, tanto meno dei bambini che più ne subiscono gli effetti. Il benessere dei bambini è la questione più importante”.

Anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, afferma che i “bambini non devono essere traumatizzati dividendoli dai genitori. L’unità della famiglia deve essere preservata. Rifugiati e migranti devono essere trattati con dignità, rispetto, e in conformità al diritto internazionale”, così comel’Alto commissario per i diritti umani, Zeid Ràad Al Hussein, che ha chiesto agli Stati Uniti di interrompere le separazioni. “Il pensiero che qualsiasi Stato cerchi di scoraggiare i genitori infliggendo questi abusi sui bambini è inammissibile”.

Le numerose proteste sembrerebbero, per il momento, aver avuto effetto positivo. Infatti il Presidente Trump è stato costretto a fare marcia indietro e nelle ultime ore ha dichiarato di voler firmare un ordine esecutivo per tenere unite le famiglie di immigrati clandestini, al confine tra Messico e Stati Uniti, assicurando che il Pentagono prenderà “tutte le misure disponibili per fornire al ministero degli interni, su richiesta, ogni struttura esistente disponibile per ospitare e prendersi cura dei migranti e costruire strutture del genere se necessario e nel rispetto delle leggi”.

Questa mossa, però, sembra essere ben poco spontanea, ma è scaturita prevalentemente dallo sdegno manifestato dall’opinione pubblica e quindi non dalla diretta volontà di Donald Trump.

La sua determinazione nel portare avanti la cosiddetta “tolleranza zero” si evince anche da un recentissimo tweet, in cui parla della Germania, e nel quale sembra delineare una sorta di collegamento tra il fenomeno dell’immigrazione e il presunto aumento della criminalità e in cui invita gli Americani a non prendere esempio dall’Europa. “La criminalità in Germania è salita del 10 per cento (i dirigenti non vogliono riportare questi crimini) da quando i migranti sono stati accettati. Altri Paesi sono addirittura peggio. Sii sveglia America!”. Angela Merkel smentisce e sostiene che i dati in suo possesso indicano il contrario. Ciò che però emerge è una gestione politica basata su stereotipi e pregiudizi, che certo non fa onore al Presidente della prima potenza mondiale in ambito economico, che preferisce invece adottare strategie retrograde, privandosi della possibilità di affrontare una situazione certo difficile, ma che non deve mai essere gestita senza l’ indispensabile dose di umanità, dato che si sta parlando della vita di numerosi esseri umani, e che quindi meritano di essere trattati come tali.

Tuttavia ancora una volta le logiche di potere mettono in secondo piano il benessere dei bambini, che invece dovrebbe rappresentare l’interesse primario, sul quale basare le procedure e le leggi in materia di asilo. Resta il fatto che ancora non è certo se e quando questi bambini potranno ritornare alle loro famiglie e senza dubbio passare dall’imprigionare genitori e figli separatamente all’imprigionarli insieme non può certo rappresentare una soluzione adeguata.

Quel che è certo però è che, oltre ai bambini, ad essere “in gabbia” sembrano essere proprio la mente e il cuore del Presidente Trump.

 

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