IL DIRITTO DEL BAMBINO A MANTENERE I LEGAMI CON LE PROPRIE RADICI

Di Cleopatra D’ambrosio


Il bambino ha diritto a mantenere i legami affettivi con le proprie origini e con i propri luoghi. Anche l’ambiente fisico infatti ha un grosso peso per l’individuo chesviluppa attaccamenti e legami profondi. Il senso d’appartenenza al luogo è un sentimento complesso, determinato in prevalenza da fattori sociali e sostanzialmente indipendente dalla qualità estetica del paesaggio circostante. Esso esiste anche quando vi sia un atteggiamento indifferente, o addirittura critico, nei confronti del paesaggio circostante. Si costruisce  sui significati simbolici e affettivi attribuiti al paesaggio: un ruolo importante in questo senso è rivestito dai ricordi e dalle esperienze che ne fanno un riferimento identitario significativo.

Esso nutre il senso di appartenenza al luogo di individui e gruppi sociali, rinsalda, allo stesso tempo, i legami fra i membri della comunità che in tale luogo vive e contribuisce al loro benessere, anche ad un livello inconscio.

Di recente l’attenzione ai legami tra le persone e i contesti di vita si è ampliata tanto che parliamo di place attachment.  Con questi  luoghi in cui sono cresciuti, in cui spesso sono vissuti i loro avi ed i loro familiari, in cui si è sviluppata una parte della loro vita, le persone hanno stabilito e mantengono rapporti affettivi, spesso puramente sentimentali e passionali e un senso di appartenenza quasi romantico eppure molto intenso. Ad esempio si afferma che la nostalgia di un individuo adulto per la sua casa lontana è da considerarsi la ripetizione del comportamento osservato dalla Ainsworth nei bambini piccoli che dopo essersi allontanati e perso di vista la mamma, ritornavano da lei per rassicurarsi che ci sia ancora. In modo simile è da considerare il comportamento delle persone lontane dal luogo natio: esse di quando in quando ritornano, anche per un breve periodo, alla loro casa, alla loro famiglia e alle persone della loro giovinezza, avvertendo la necessità di un ristoro psichico (T. GIANI GALLINO 2007, p. 7).Il soggetto nostalgico potrà “guarire” se ritorna in patria, dove la dolcezza del paese tanto desiderato potrà tornare a consolare il cuore, a lenire le ferite, a interrompere, finalmente, il patimento.

L’attaccamento con la propria terraè fortemente messa in crisi dai processi migratori e/o dai trasferimenti. Separarsi, lasciare un posto connotato emotivamente per investire in un altro in cui ci si trova a vivere, richiede un’elaborazione complessa. Le difficoltà emotive che chiunque abbia avuto a che fare con un trasferimento, ha dovuto elaborare sono la separazione, l’elaborazione del lutto, la destabilizzazione e l’inserimento.

La persona stanziale gode di un esoscheletro che ne supporta l’identità: la famiglia, il gruppo sociale d’appartenenza, la patria, la religione, l’appartenenza politica, la lingua, il cibo, i modi di dire e di fare.

Il trasferimento indebolisce l’esoscheletro che regge l’identità: la forza identitaria, sovente, viene ridotta alla sola dimensione individuale.

La separazione dalla propria terra, dalle persone con cui si è stabilito un legame affettivo, comporta sempre fatica e dolore emotivo tanto da essere in cima alle graduatoria degli eventi stressanti nella vita di un individuo. Questo è il motivo per cui alcuni Paesi è stata messa in discussione l’operazione di “sradicamento per il bene del bambino”. Si pensi ad esempio ai bambini non accompagnati, ai bambini adottati che vengono trasferiti da un Paese all’altro, da un continente all’altro.

Il fenomeno dei bambini non accompagnati è sovente taciuto, neppure gli scrittori che hanno redatto tomi sulla storia dell’infanzia lo citano, anche se i numeri dei bambini implicati sono altissimi e la pratica molto diffusa. In moltissime situazioni  i bambini sono stati mandati altrove. Solo per darne un’idea ricordiamo, ad esempio, che durante la prima guerra mondiale 17.000 bambini furono mandati in Svezia da vari Paesi europei. In Italia nel 1945 circa 180.000 bambini, considerati orfani e senza casa, vennero inseriti nel programma di germanizzazione.

Dovremmo perciò ricordarci cheil bambino ha diritto a mantenere i legami affettivi

con le proprie origini e con le persone a lui care. La continuità affettiva oggi è stata riconosciuta come diritto per i bambini che dall’affido passano all’adozione, ma ci sono moltissime situazioni in cui i grandi non tengono presente che anche i bambini sono capaci di legami e che è doloroso staccarsi. Molte volte non li si aiuta a far fronte alle separazioni insegnandogli “come si fa” a far fronte alla nostalgia, come si può mantenere i legami affettivi anche a distanza. Altre volte non gli si concede il tempo per elaborare la separazione e le persone e i luoghi spariscono senza una preparazione, senza un saluto, senza essere aiutati a consolarsi. (continua)

 

 

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