L’ABUSO SESSUALE DI GRUPPO. “NON E’ POSSIBILE!”

Il 16 aprile scorso è uscito su “La stampa” un servizio di Andrea Malaguti sul coinvolgimento di minori  nel fenomeno delle sette sataniche.

“Bambini sfruttati e fotografati per il mercato nero di internet.  – scriveva Andrea Malaguti  – Bambini utilizzati come marionette sacrificali nelle notti delle messe nere e dei riti satanici. Riti che la coscienza popolare tende a negare, che la giustizia fatica a perseguire e a condannare, che un esercito internazionale di Orchi vorrebbe normalizzare, “.

Malaguti è curatore di una serie podcast chiamata “NarraVita” in cui vengono affrontati tramite la narrazione di storie vicende/tematiche di attualità.

Nella puntata del 27 marzo 2018 dal titolo “Bambini spezzati” aveva affrontato il tema degli abusi ritualistici legati alle sette sataniche, tematizzando un “orrore che va avanti da secoli, di cui si parla poco ma che si ripete quotidianamente sconvolgendo la vita di  intere famiglie”.

Più recentemente è uscita su Famiglia Cristiana del primo luglio (n. 26 del 2018) un’inchiesta di Eugenio Arcidiacono sugli abusi sessuali di gruppo in contesto  satanico. Ne abbiamo dato conto nel nostro sito

Famiglia Cristiana dedica nel numero del primo luglio (n. 26 del 2018) un’inchiesta molto interessante e non scontata al satanismo e al coinvolgimento di bambini e di adolescenti in questo fenomeno…

“Le due storie che leggerete – scrive Arcidiacono – sono molto edulcorate, non solo per preservare la riservatezza di chi ce l’ha raccontate, ma perché le vicende vissute dai minori finiti nell’abisso delle sette sono così sconvolgenti che conoscerle fino in fondo creerebbe solo più repulsione. D’altra parte è proprio questa indicibilità che fa sì che gran parte di questi casi non venga mai alla luce , anche se sono molto più frequenti di quanto si pensi”.”

Ho collaborato ad entrambe le inchieste su La Stampa e su Famiglia Cristiana.   Come Centro Studi Hansel e Gretel non abbiamo cercato gli abusi di gruppo, sono gli abusi di gruppo che sono venuti talvolta a cercarci quando abbiamo assunto una posizione di ascolto dei segnali del malessere dei bambini,  quando abbiamo mantenuto un’attenzione a 360°, aperta alle diversissime forme del disagio dei bambini.  Questo è un fenomeno inquietante che  possiamo allontanare dalla nostra mente, ma che finisce per emergere prima o poi se decidiamo di ascoltiamo a fondo i bambini.

La reazione massiccia che non solo dell’opinione pubblica, ma anche degli addetti ai lavori di fronte ad informazioni riguardanti gli abusi di gruppo è una reazione d’incredulità. “Non può essere vero!”   L’abuso sessuale di per sé è un fenomeno che la mente tende a respingere. L’incesto in particolare è la violazione della legge più importante che fonda la comunità sociale e risulta particolarmente difficile da mentalizzare. Ma l’abuso sessuale di gruppo ha qualcosa di assolutamente disturbante. Fin tanto che il perverso è un singolo l’informazione può essere per certi versi più tollerabile in quanto di tratta di un soggetto che agisce isolatamente, pazienza, ma se l’abuso viene programmati gestito consumati e nascosto da più esseri umani uniti da una comune passione e da un comune disegno, il dato acquista un carattere particolarmente sconvolgente: allora vuol dire che il singolo può agire in modo perverso e distruttivo anche in presenza di altri… Anzi grazie alla presenza di altri può agire sentendosi più spalleggiato e meno in colpa.

Nell’abuso sessuale di gruppo la perversione si trasforma in organizzazione, può diventare ideologia, proselitismo, può accompagnarsi a gestione economica e mafiosa: inevitabilmente induce una specifica e più intensa resistenza alla mentalizzazione da parte della comunità sociale e delle istituzioni rispetto a forme di abuso (come l’incesto, la violenza sessuale extrafamiliare, il traffico telematico di materiale pedopornografico) pur sempre inquietanti, ma su cui è stato accumulato un patrimonio di conoscenze, esperienze, letteratura, pratica d’indagine investigativa e clinica.

E’ storicamente accertato che gli abitanti delle zone vicine ai campi di concentramento nazisti, all’indomani della vittoria alleata, tendevano a pensare che i lager non potevano esistere ed erano il frutto della propaganda americana. Tanto che in alcuni casi le truppe alleate costrinsero con la forza quelle popolazioni a visitare i luoghi dello sterminio nazista. Ammettere la violenza dei lager significava per la popolazione tedesca avviare un processo doloroso di assunzione di responsabilità. Meglio dunque negare!

Forti resistenze al riconoscimento delle forme più confusive, più distruttive e più perverse della violenza hanno da sempre riguardato la stessa comunità scientifica. Ci sono voluti decenni perché la scienza sociale, medica e psicologica prendessero in seria considerazione l’ipotesi di un maltrattamento fisico, psicologico, sessuale diffuso  all’interno della famiglia e all’interno di altre agenzie istituzioni educative. E’ indubbiamente difficile da accettare e metabolizzare l’ipotesi che i bambini possano essere strumentalizzati, usati ed abusati dal punto di vista sessuale proprio nei luoghi dove massimo dovrebbero essere l’accudimento, la protezione, l’impegno educativo (la famiglia, la scuola, la comunità, l’associazione educativa o religiosa).

Ha affermato Piero Forno, che è stato procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano e di Torino e che ha accumulato una grande esperienza nei processi relativi ad abusi sessuali su minori: “Quando tanti anni fa ho iniziato a occuparmi di reati sessuali sui minori non mi sarei mai aspettato per es. che sarebbe stato possibile che un genitore invitasse amici e parenti a consumare un abuso sessuale su una figlia, oggi so che può avvenire”. Tutti gli operatori  che, in campo sociale, sanitario, psicologico o giudiziario hanno seriamente approfondito la conoscenza e l’intervento sul problema della violenza sessuale in danno dei minori, hanno fatto esperienza diretta, all’inizio del loro impatto con i casi,  con la dimensione dell’impensabilità, considerando per esempio inimmaginabili  certe modalità perverse ed atroci di svolgimento della violenza, modalità che in seguito,  nella prosecuzione del loro impegno professionale sul campo, hanno dovuto imparare ad ipotizzare come realistiche.

Nursten e Smith, nel loro articolo dal significativo titolo: “Believe or disbelieve? With particular reference to satanist abuse” [“Credere o non credere con particolare riferimento all’abuso satanico] si riferiscono ad un atteggiamento analogo d’incapacità di ipotizzare e di credere con specifico riferimento all’abuso satanico: “Forse la gente preferisce essere lasciata al buio, non sapere. Può darsi che la gente spesso non voglia confrontarsi con il dilemma fra il vedere e il non guardare”.[1]

Non solo la gente preferisce essere lasciata al buio e non sapere, ma anche pezzi rilevanti delle istituzioni sociali e giudiziarie tendono a voltarsi dall’altra parte di fronte all’ipotesi che venga consumato un abuso sessuale di gruppo.

 

[1]J. Nursten, M. Smith (1996), Believe or disbelieve? With particular reference to satanist abuse, Child Abuse Rewue vol. 5.

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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