SI FA MA NON SI DICE. I BAMBINI E LA PORNOGRAFIA

“Si fa ma non si dice”. E’ il ritornello di una canzone risalente al 1932 che ha acquistato un significato legato alla morale sessuale. In realtà il fatto tenuto nascosto eranient’altro che lo sfogo gassoso dell’intestino che accomuna il principe al mendicante.

Ma il contenuto del ritornello sembrava particolarmente adatto a descrivere la costume sessuale scisso fra ciò che si agisce e ciò che si rivela..

La sessualità che non si dice è la sessualità colpevolizzata e proprio per questo agita diffusamente. Ieri era la sessualità dell’adulterio, della prostituzione, oggi la sessualità nascosta assume tante forme. Dall’escalation della pornografia all’escalation della sessualità perversa.

E’ stato reso noto un dato molto significativo riguardante il sommerso della pornografia che investe sempre di più le giovani generazioni. E’ un fenomeno che “si fa” ma rimane del tutto nascosto al confronto e  al dialogo educativo.  Nascosto anche alla stessa percezione degli adulti, che pensano che l’accesso alla pornografia sua facile ed immediato per loro ma non per i loro figli, per i bambini e gli adolescenti peraltro abituati a maneggiare molto bene in quanto nativi digitali gli strumenti informatici.

In Italia il 73% di loro, tra gli 8 e i 16 anni, ha visitato almeno un sito porno (dati Telefono azzurro/DoxaKids).  Pornhub (controllato da Mindgeek, sede a Montreal, casa madre anche di RedTube, YouPorn e tanti altri) nel 2017 ha registrato 28, 5 miliardi di visite (l’anno precedente furono 23 miliardi). Offre online talmente tanti video che per vederli tutti ci vorrebbero settant’anni filati.

E’ un fatto paradossale che le istituzioni pubbliche da quelle politiche a quelle educative continuino a lasciare alla pornografia il compito di educare alla sessualità i bambini e gli adolescenti, avviandoli ad una rappresentazione della sessualità che rischia di risultare diseducativa, in quanto illusoria, oggettivante e con forti coloriture perverse.

La tematica dell’educazione sessuale sui banchi di scuola è da sempre un argomento censurato. Ed è un paradosso se consideriamo che viviamo in un mondo in cui i bambini sono iperstimolati sessualmente, esposti sin dalle scuole elementari alla pornografia. Risulta evidente che «avventurarsi alla scoperta della sessualità attraverso il web spesso porta ad esplorare in totale autonomia territori per i quali (i minori) potrebbero non essere dotati delle giuste competenze, sia sul piano cognitivo che su quello emotivo comportando turbamento se non addirittura traumi» (Pellai, 2015). Inoltre, la mancanza di un adeguato insegnamento dell’educazione sessuale cresce individui potenzialmente vulnerabili a «forme di sfruttamento, coercizione e abuso»(International Technical Guidance on Sexuality Education, 2009). È quindi necessario, se non d’obbligo, affrontare questa tematica con interventi preventivi specifici prima che lo faccia l’industria pornografica in modo perverso e distorto trasformando la sessualità in qualcosa che ha tutto a che vedere salvo che con una sessualità adeguata ed affettiva.

 

 

 

 

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