PUBBLICITÀ INSINUANTE E SOTTILMENTE TINTA DI PERVERSIONE

Ti attrae, ti ammalia, ti incolla al video o alla pagina di giornale. Si serve di calciatori, attori famosi e donne meravigliose. Usa parole, musica, immagini e gesti. È la pubblicità. Con la globale diffusione della comunicazione di massa, è diventata una presenza fissa nella nostra esistenza ed invade gli aspetti più profondi della nostra vita.

 

Con la forza travolgente di un fiume in piena, la pubblicità entra nelle nostre menti e ci convince, senza via di scampo, che non esista problema, reale od immaginario, che non possa risolvere. Basta acquistare il prodotto giusto!

 

Ogni giorno, ormai, bambini e adulti sono tempestati di campagne pubblicitarie che trasmettono centinaia di messaggi diversi, sia in televisione che per le strade della città. Tali messaggi vengono, inconsapevolmente, fatti propri da parte di chi ne viene coinvolto. Slogan e battute della pubblicità vengono riprese, rilanciate e fatte oggetto di gioco soprattutto dai più piccoli e dagli adolescenti.

Per lungo tempo messaggi ingannevoli e subliminali hanno manipolato i consumatori, venendo in parte contrastati dall’attività della autorità Antitrust e dalla esperienza giurisprudenziale come, ad esempio, la sentenza del Tar del Lazio n.5450 del 2003 relativa alla pubblicità ingannevole e occulta.

Perfino la Disney, alcuni anni fa, accese lo scandalo sui messaggi subliminali che, considerati da alcuni delle forzature e da altri veri scempi, raffiguravano elementi di natura sessuale e venivano trasmessi nelle scene dei cartoni animati che i bambini guardavano ogni giorno.

Oggi, però, la pubblicità non di rado fa un passo avanti ed esce allo scoperto proponendo i suoi messaggi violenti e umilianti senza più bisogno di “nasconderli” nelle pieghe di un disegno animato. La figura femminile, nella pubblicità odierna, viene spesso umiliata e rappresentata come oggetto di piacere per la figura maschile senza più alcuno scrupolo e sono numerose le immagini che lo dimostrano. Siamo ben lontani dalla pubblicità di carosello, fatta di scenette scanzonate.

La sodomizzazione, non solo singola ma anche di gruppo, l’utilizzo del corpo della donna come strumento su cui esercitare il dominio, la sottomissione femminile all’autorità e al potere, la raffigurazione della donna come avida di erotismo sono oggi temi che vengono rappresentati o fatti oggetto di allusione dalle pubblicità amate dagli spettatori.

Come stupirsi, poi, se la violenza contro le donne sta crescendo ogni giorno di più, diventando sempre più efferata e più interessata alla sessualità?

 

La pubblicità è certamente condizionata dalla cultura ma a sua volta la condiziona.  I messaggi che le pubblicità diffondono vengono introiettati e messi in pratica in modo molto più massiccio di quanto ci si aspetta.

Secondo Edward Bernays, infatti, la pubblicità commerciale fa si che “la nostra mente venga plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. Sono loro che manovrano i fili…”

E i fili che, oggi giorno, muovono le pubblicità sono più mai inquietanti ed insinuanti, sottilmente tinti di perversione.

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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