COSI’ MI HANNO SEPARATA DA MIO FIGLIO. LE STAR LEGGONO LA DEPOSIZIONE DI MIRIAM

“COSI’ MI HANNO SEPARATA DA MIO FIGLIO. LE STAR LEGGONO LA DEPOSIZIONE DI MIRIAM”

È il titolo  di un video di Repubblica TV comparso sul sito de La repubblica

Un bambino di due anni strappato alla madre. Diversi attori e uomini dello spettacolo leggono la deposizione giurata di Miriam di fronte ad un giudice dell’immigrazione chiamato a decidere sulla vicenda.

Miriam è una madre dell’Honduras che ha cercato di chiedere asilo alla frontiera degli Stati Uniti dopo essere scappata dal suo paese per sfuggire alla violenza del governo. Gli agenti l’hanno collocata in un centro per richiedenti asilo, dopo averla separata a forza dal proprio figlio di due anni, che è stato allontanato ed inserito in una struttura protetta dove ha pianto per giorni.

L’odissea della madre scandita a più voci risulta commovente e può far riflettere.

Triste epoca è questa in cui il cosiddetto sovranismo imperante, porta a strappare la madre ad un bambino… come documenta la storia di Miriam  triste è l’epoca in cui l’esaltazione dei confini nazionali si afferma a scapito dei valori della sensibilità e della solidarietà umana.   Soprusi di questo genere costellano certo la storia umana, stragi compiute dai popoli più forti a scapito dei più deboli,  separazioni forzose e violente ai danni di soggetti deboli ed inermi, ammazzamenti e genocidi che non hanno risparmiato donne, vecchi e bambini, come i bambini. Ma la gravità di quanto accade oggi nella gestione della politica dell’immigrazione degli Stati uniti con la separazione forzata dei bambini dalle madri che cercano asilo nel paese è molto più disgustosa ed immorale, perché avviene in un’epoca in cui la scienza psicologica e la cultura sociale informano chiunque sui danni che possono derivare ad un bambino dalla rottura improvvisa del suo legame con la figura di accudimento.

Nelle politiche dell’immigrazione emergenti  ogni migrante che si riesce a respingere fa punteggio.  I problemi fondamentali della comunità sociale cessano di essere il lavoro, il futuro dei giovani, la protezione dei bambini dalla violenza, l’integrità dell’ambiente, il superamento degli squilibri sociali.  L’obiettivo fondamentale nell’agenda politica e spesso nei media è il respingimento del migrante, del nemico alla frontiera. E tutto questo anche nel disprezzo più evidente nei confronti della salute dei più piccoli.

Non basta l’indignazione, l’intelligenza emotiva di fronte a quanto sta avvenendo, di fonte a politiche che strappano i figli alle madri sollecita vissuti di schifo e di repulsione. Non siamo ad Auschwitz, ma non ne siamo nemmeno così lontani!

Quando si attaccano i legami madre- bambino, si colpisce il bisogno di attaccamento fondamentale nel cucciolo dell’uomo, si colpisce il genere umano, si diventa peggio di bestie,  si calpesta ciò che ci lega e ci distingue in quanto essere umani: il bisogno di connessione e di vicinanza per crescere come individui e come specie.

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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