IL POTERE DELLA CULTURA PATRIARCALE E IL MITO DI MEDUSA

Medusa: una donna mitologica rappresentata in due modi distinti e contrapposti. Da un lato viene messo in evidenza l’aspetto crudele, mostruoso e demonizzato di questa figura: in quanto Gorgone aveva il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il suo sguardo ed era rappresentata con la testa mozzata e i serpenti al posto dei capelli.

Dall’altro questo personaggio è associato nel mito ad un’immagine di donna sensuale  e non a caso la nota cantante, attrice, modella Rihanna da Medusa prende spunto per le sue pubblicità.

Secondo alcuni autori come Ovidio ed Esiodo Medusa era in origine una donna bellissima: a mutarla in mostro sarebbe stata la dea Atena, come punizione per aver giaciuto con (o per essere stata violentata da) Poseidone in uno dei suoi templi.

Il mito antico dunque narra le peripezie di una splendida fanciulla che, ribellatasi allo stupro messo in atto da Poseidone all’interno del tempio di Atena, viene da lei trasformata in un mostro cattivissimo dai capelli di serpente, i denti da cinghiale, il corpo cosparso da scaglie d’oro e mandata nell’estremo Occidente, non lontano dal Regno dei Morti.

La vera storia di Medusa non è molto conosciuta e provoca stupore sapere che evoca la tematica della violenza sulle donne, una violenza che nel mito  la giovane subisce con la connivenza di Atena, dea della sapienza e della saggezza, complice del potere patriarcale.  Sul rapporto tra Atena e il potere patriarcale è molto significativo il fatto che nel mito la nascita di Atena venga rappresentata come capace di uscire già potente ed armata dalla testa di Giove, il padre degli dei.

Il mito rappresenta una figura femminile che nega la solidarietà ad un’altra donna vittima  di violenza, tradendola e punendola.   Atena  ricorda la figura della madre della piccola vittima di abuso che per gelosia, subalternità e fascinazione nei confronti del potere patriarcale abusante, abbandona a se stessa la figlia vittima di abuso, condannandola ad una rabbia senza fine e contribuendo a farla diventare un mostro.

Medusa può essere vista come una figura di donna che viene pesantemente colpevolizzata e punita perché si ribella al potere patriarcale che impone alle giovani ragazze di subire lo stupro senza reagire.

Nonostante le azioni di Atena che perseguita Medusa, la ragazza  non si arrende, covando la propria vendetta  ed usando il proprio potere di pietrificare gli uomini con il solo sguardo.   Ed è sempre Atena che aiuterà Perseo ad tagliare la testa a Medusa, portandola in dono al re Polidette.

La figura di Atena, in questo mito, è cruciale: a rappresentare la giustizia e la saggezza viene messa una figura complice in toto del potere patriarcale, utilizzata come microfono di un potere maschile che, purtroppo, continua ad esercitare un ruolo consistente anche ai giorni nostri. Le donne che difendono il potere maschile sono la dimostrazione della forza della cultura patriarcale e sono inconsapevolmente colpevoli della perpetuazione della violenza sulle donne.

Medusa, al contrario, è la rappresentazione, tutt’ora attuale, dell’impossibilità di considerare la vittima in quanto tale, nel tentativo di attribuirle la colpa e la responsabilità della violenza subita.    Il mito, in conclusione, ancora oggi è in grado di fornirci un quadro quanto mai aberrante di ciò che succede alle vittime di violenza sessuale: demonizzate e colpevolizzate per aver subito  violenza sessuale vengono schiacciate dal potere patriarcale. Il messaggio rimane da secoli che ribellarsi alla violenza non è mai la giusta soluzione.

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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