COME IL SISTEMA GIUDIZIARIO TUTELA LE VITTIME

Rodolfo Fiesoli, il Guru della comunità “Il Forteto” è libero. E’ stato condannato per crimini gravissimi ai danni di quei minori, che avrebbe dovuto accogliere e proteggere nella sua comunità. La notizia ha scatenato sui social la rivolta delle persone che sono passate dalla comunità-cooperativa dove il Fiesoli esercitava il suo dominio e le sue violenze.  A questa protesta i si sono uniti politici e presidenti di associazioni in difesa delle vittime, come Sergio Pietracito, uno di coloro che condivisero per un periodo l’esperienza agricoladel Forteto e che  scappò quando si accorse delle violenze che Fiesoli stava mettendo in atto.

Rodolfo Fiesoli ha subito una condanna passata in giudicato per abusi sessuali e maltrattamenti perpetrati all’interno della comunità, tuttavia la pena non ha ancora raggiunto un calcolo definitivo, poiché la Cassazione ha sentenziato una revisione da parte della corte d’Appello. 15 anni di pena comminati in secondo grado non sono quindi bastati per tenere il condannato dietro le sbarre e dopo soli 7 mesi Fiesoli si ritrova in libertà.

Le vittime hanno, quindi, voluto urlare la loro indignazione per la situazione attuale: “Sono una vittima del sistema Forteto-Fiesolie vittima della (in)giustizia dello Stato italiano”, recita lo slogan utilizzato per diffondere la protesta. La sensazione di sentirsi presi in giro non è la sola cosa che le vittime denunciano ora che Fiesoli è a piede libero; molti hanno paura delle possibili ritorsioni del “profeta” e c’è persino chi ha deciso di non uscire più di casa per timore di incontrarlo. Tra chi abita lontano c’è chi confessa: «Spero solo che per Fiesoli arrivare qui sia lunga, ma ho paura sul serio».   La sua figura intimorisce ancora le sue vittime. Chi ha subito un’esperienza traumatica grave e prolungata, avendo sperimentato una situazione di sottomissione che ha lasciato un segno, vive per certi aspetti nel timore del potere schiacciante che percepiva un tempo da parte del proprio aguzzino e si può ritrovare in uno stato di apprensione ansiosa nei confronti di chi un tempo occupava una posizione di totale dominanza.

Gli uomini e le donne, inviati per lo più dal tribunale per i minorenni a vivere nel corso degli anni al Forteto, hanno faticato molto a reinserirsiuna volta usciti dalla comunità-cooperativa. Hanno denunciatoe molti di loro hanno anche deciso di raccontare le loro storiema per nessuno è stato facile mostrare la propria faccia legata alle vicissitudini terribili attraversate. Nonostante ciò il colpevole di tali crimini resta a piede libero, a dimostrazione del fatto che in questo paese la giustizia non è uguale per tutti. Alcune delle vittime hanno potuto far valere i loro diritti in tribunale, durante il processo, ma a molti altri la giustizia è stata negata in quanto il reato era caduto in prescrizione.

Disuguaglianza di fronte alla legge e prescrizione per i reati di abuso sessuale sono due armi in mano all’anima adultocentrica e negazionista del sistema giudiziario per nascondere, insabbiare e mettere a tacere la voce delle vittime.

La prescrizione dei reati sessuali su minori è una violenza istituzionale nei confronti delle vittime e rappresenta una tutela per gli autori. Il concetto è molto semplice. Le conseguenze dei reati sessuali sono destinate a durare per l’intera esistenza. Perché il reato deve essere prescritto? Non è possibile accettare questa situazione. Alcune associazioni stanno cercando di far qualcosa in merito e persino una campagna su Avaaz è stata lanciata (http://www.rompereilsilenziolavocedeibambini.it/2018/07/03/no-alla-prescrizione-per-i-reati-come-labuso-sessuale/).

La prescrizione per tali reati deve essere abolita. Solo così si arriverà ad essere davvero tutti uguali davanti alla legge.

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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