“THE TALE”: LA TESTIMONIANZA DI UN ABUSO SESSUALE

The Tale è un film autobiografico scritto e diretto da Jennifer Fox, una regista e documentarista americana. La routine di Jennifer viene interrotta da una chiamata della madre, che avendo trovato e letto un compito in classe scritto da Jennifer all’età di 13 anni, le chiede molto preoccupata di poterla vedere.

Il film racconta gli abusi subiti da Jennifer da parte dei suoi due allenatori di equitazione. La pellicola inizia con la Jennifer adulta, di 48 anni, fidanzata, che sta girando le riprese di un documentario e tiene lezioni per documentaristi all’università. “La storia che state per vedere è vera…per quello che ne so”, il film inizia così e, per la durata dello stesso, Jennifer cerca di capire quello che le è veramente successo. “Mia madre ha letto una storia che avevo scritto da bambina sul mio primo ragazzo e non gliene parlai perché era più grande. Lei ora è fuori di sé”, la Jennifer adulta non ha alcun tipo di ricordo dell’abuso subito, quello che i suoi ricordi le riportano è la sua prima relazione sentimentale, non un abuso. La madre le invia così il racconto da lei scritto e durante la lettura iniziano a riaffiorare alla mente i momenti passati, in linea con quanto lei stessa crede di aver vissuto. Da questo momento in poi, con l’aiuto della madre e di ricerche personali, Jennifer inizia a modificare e a reintegrare l’esperienza passata. Non senza difficoltà. Dapprima Jennifer nega “mamma ti stai sbagliando, la signora G. era una persona incredibile”, “perché non mi lasci in pace con i miei ricordi?”. E’ inevitabile, se il trauma è stato rimosso e dissociato la vittima tende a negare sempre. In seguito, posta di fronte all’evidenze fotografiche, alla faccia di lei bambina – “ero così piccola?” – e non adolescente alla sua prima esperienza amorosa, come credeva di ricordare; inizia a fare e a farsi domande, insieme alle molteplici resistenze che l’accompagnano in questo viaggio “perché lo sto facendo?”.

È un film toccante che tiene in considerazione tutti gli elementi che girano intorno alle storie di abuso sessuale: i suoi protagonisti, chi l’abuso l’ha subito e l’ha rimosso, chi l’ha subito in passato e lo mette in atto, chi non si accorge dell’abuso che si consuma sotto i suoi occhi, chi ne è a conoscenza, ma non parla per paura, negazioni o resistenze. Sono riportate le emozioni contrastanti, l’ambivalenza tra eccitazione e disgusto, tra paura e affetto; i frammenti dei ricordi e l’incoerenza degli stessi. È un puzzle che viene scomposto e rimesso insieme perché molte tra le tesserine inizialmente non combaciavano perfettamente. È un film in cui i frammenti di vita di Jennifer vengono rimessi al loro posto, nella casellina corretta questa volta, perché un abuso sessuale, la storia te la disintegra in mille pezzi e a volte per sopravvivere c’è bisogno di inventarsi (inconsapevolmente) un ricordo diverso, magari piacevole, per poter andare avanti. È la ricostruzione di un periodo di vita infantile che viene recuperato e riguardato dalla parte della stessa protagonista, dalla parte della Jennifer adulta e della Jennifer bambina, che dialogano nel corso di tutta la durata del film, ma che solo a ricordo integrato possono veramente stare insieme, una in fianco all’altra.

 

 

 

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