QUANTO MALE PUÒ CAUSARE UN PRETE, QUANTO MALE POSSONO FARE LE ISTITUZIONI CHE NON TUTELANO …

Di Martina Davanzo e Claudio Foti


Ha fatto scalpore la notizia di Don Paolo, parroco di 70 anni arrestato e posto agli arresti domiciliari per un’accusa di violenza sessuale aggravata. L’uomo era stato sorpreso lunedì scorso seminudo mentre era appartato in auto in un parcheggio in compagnia di una bambina di 10 anni a Calenzano in provincia di Firenze. Intorno all’auto si è radunato un gruppetto di residenti molto arrabbiati: solo l’intervento dei carabinieri ha evitato il linciaggio.

 Don Paolo, parroco in una chiesa del fiorentino, è stato dunque preso con le mani nel sacco ed egli stesso ha sostanzialmente ammesso il fatto. Ma il magistrato ha respinto la richiesta della procura che chiedeva il carcere, accogliendo la tesi della difesa e disponendo gli arresti domiciliari.  La scelta degli arresti domiciliari, rispetto a quella in carcere chiesta dalla Procura, è stata spiegata dal giudice con l’assenza del pericolo di inquinamento delle prove e con l’età avanzata del prete. Nell’ordinanza, il giudice afferma comunque che il prete ha mostrato “un pervicace radicamento in siffatte devianti e illecite modalità di condotta”.

Nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto, durata un’ora e mezzo, il sacerdote ha risposto a tutte le domande del giudice e del pm facendo alcune rilevanti ammissioni: ha chiarito per es. di aver avuto incontri analoghi con la bimba “almeno altre tre volte”. D’altra parte ha cercato di giustificarsi in modo poco convincente ricorrendo a forme di negazione tipiche degli abusanti: “Ignoravo l’età, pensavo che avesse qualche anno in più, tipo 14, 15 anni”(negazione della consapevolezza). Ha precisato poi che egli interpretava il suo rapporto con la bambina come una relazione affettiva (negazione dei fatti), e che sarebbe stata sempre la piccola a prendere l’iniziativa (negazione della responsabilità).

La circostanza secondo la quale il prete avrebbe ignorato l’età della bambina sarebbe tuttavia smentita, secondo il gip di Prato, Francesco Pallini, dal fatto che don Paolo ha dichiarato di conoscere la famiglia da molti anni, da quando la bambina era poco più che una neonata. “Ho conosciuto queste persone circa dieci anni fa – avrebbe detto don Paolo– andavo una volta al mese a cena a casa loro”. L’uomo ha anche affermato di aver aiutato da anni la famiglia sia economicamente sia in altri modi.

Secondo la ricostruzione de “Il Corriere della sera”la procura per i minori del tribunale di Firenze, nel gennaio scorso, aveva chiesto l’allontanamento dalla famiglia della bambina di 10 anni abusata da don Paolo e di altri due fratelli, ma la decisione del giudice su questa richiesta non è arrivata. Così sembra che sia mancata la protezione nei confronti della bambina e il prete benefattore amico di famiglia potrebbe aver continuato a portarla in giro in auto per poi abusare di lei. Nel 2011 padre e madre sono stati indagati dalla procura di Prato per maltrattamenti. Ma l’inchiesta sarebbe stata archiviata. Da dieci anni la famiglia era seguita dai servizi sociali di Calenzano. Ora si potrebbe ipotizzare in base a questa ricostruzione che gli abusi si sarebbero consumati, nonostante la vigilanza istituzionale dei servizi e dei Tribunali per i minori, una vigilanza, come spesso succede, che si rivela debole ed adultocentrica.

Sempre in base alla ricostruzione de “Il Corriere della sera” nel 2013 la bambina e i due fratelli furono già allontanati da casa e trasferiti in una struttura dal Tribunale che avrebbe accertato carenze nelle funzioni genitoriali della coppia. Una decisione contro cui la famiglia fece ricorso: così, nel maggio 2016 la Corte d’appello decise il rientro dei bambini in famiglia, confermando l’affidamento ai servizi sociali, anche grazie all’intermediazione del sacerdote.

Sembrerebbe la vicenda di un abusante che si nasconde dietro la facciata del sacerdote benefattore e di una tutela non garantita da parte di giudici e di assistenti sociali …

Passiamo a qualche riflessione sul fenomeno degli abusi sessuali nel contesto ecclesiale. Sulla gravità della pedofilia del clero si era pronunciato molto nettamente papa Francesco nel 2017, quando nella prefazione al volume edito da Piemme La perdono padre, scritto da Danile Pittet, ex sacerdote vittima da ragazzo di abusi sessuali da parte di un prete, prega per le vittime dei preti pedofili. “Come può aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio, e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato ‘un sacrificio diabolico’, che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa?”. “Alcune vittime sono arrivate fino al suicidio. – aveva scritto papa Francesco –Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa “. Alle loro famiglie papa Francesco porge sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiede perdono: “Per chi è stato vittima di un pedofilo è difficile raccontare quello che ha subito, descrivere i traumi che ancora persistono a distanza di anni”.

Nonostante ciò il “sacrificio diabolico” a cui gli uomini di chiesa continuano a condannare i bambini non cessa di esistere ma al contrario il fenomeno emerge sempre più con dimensioni gravi e diffuse.

 

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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