LA DIFFUSIONE DEI BAMBINI GIOCATTOLO IN AFGHANISTAN

I bambini danzanti: un fenomeno particolare dell’Afghanistan, ma indicativo, a ben vedere,  delle tendenze adultocentriche e perverse presenti in qualche misura, in qualsiasi comunità adulta. In Afghanistan esiste una lunga tradizione di pratiche che coinvolgono la sessualità infantile. A partire dal VIII secolo sono presenti testimonianze di rapporti intimi tra uomini adulti e minori perfettamente inseriti nelle norme sociali e che nel corso del tempo hanno assunto nomi e modalità differenti. Nel XIX secolo, in particolare, compaiono i Köçek, ragazzi vestiti e truccati come donne, incaricati alla danza e ad altre forme di intrattenimento e impiegati durante eventi che coinvolgevano uomini dei ceti sociali più alti. Sono presenti documenti scritti che ripercorrono quanto avveniva durante queste occasioni. Il conte Pahlen, a inizio Novecento, scriveva: «Come l’orchestra inizia a suonare entrano i batches, giovani maschi appositamente addestrati per eseguire un particolare insieme di danze. A piedi nudi e abbigliati come donne, con lunghe e vivaci camicie di seta che arrivano alle ginocchia e pantaloni stretti fissati attorno alle caviglie, le braccia e le mani brillano piene di anelli e braccialetti. Portano i capelli lunghi fino a raggiungere le spalle, anche se la parte anteriore del capo è rasata. Le unghie delle mani e dei piedi sono dipinte di rosso mentre le sopracciglia sono di un nero corvino. Le danze sono costituite da contorsioni sensuali di tutto il corpo il quale ritmicamente si muove avanti e indietro e con le braccia alzate in un movimento tremante. Gli occhi degli astanti brillano d’ammirazione ed il tutto si conclude coi ballerini che cadono esausti a terra».

La prassi attuale in Afghanistan è basata su questa tradizione e i bambini in questione vengono definiti Bacha-Bazi, letteralmente “bambini giocattolo”. La pratica della danza e dell’intrattenimento rimane la stessa e in aggiunta a questa vi è la consumazione di rapporti sessuali tra gli adulti e i bambini; possedere un Bacha-Bazi viene tuttora considerato uno status symbol. Il retroscena di questa pratica prevede che i bambini vengano rapiti, adescati per strada e negli orfanotrofi o venduti dalle loro stesse famiglie a uomini potenti o militari. Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef in Italia, nel 2015 scriveva: “I ‘proprietari’, chiamiamoli così, dei Bacha-Bazi approfittano della condizione di povertà in cui vivono questi bambini e le loro famiglie, sapendo che i genitori non posso rifiutarsi o denunciarli, perché sono troppo potenti e influenti e nessuno avrebbe il coraggio di opporsi”. Ed è la società stessa a non imporsi perché da una parte le autorità locali fingono di non vedere a causa dello strapotere degli sfruttatori, che godono quindi di totale impunità; dall’altra i bambini stessi non denunciano le violenze subite in quanto finirebbero per essere accusati di omosessualità, reato punito duramente in Afghanistan. Ci troviamo di fronte ad una palese scissione culturale nella comunità adulta: da un lato la pratica dello sfruttamento omosessuale dei bambini è socialmente legittimata, dall’altro il diritto a vivere l’orientamento omosessuale è negato e soffocato da una forte repressione.

La situazione di stallo che sembra impedire qualsiasi tipo di messa in protezione delle piccole vittime, nonostante a partire dal 2017, sia stato riconosciuto per legge come reato. Ma ad oggi nulla è cambiato: la coscienza c’è, l’esistenza dei Bacha-Bazi, dei bambini danzanti,  è ampiamente conosciuta, il reato è definito, ma nella pratica il fenomeno continua ad esistere e il tutto sembra rimanere nascosto dietro un muro di silenzio invalicabile. Invalicabile anche da chi è esterno alla società afghana in quanto la stessa reticenza è imposta anche a chi potrebbe in realtà denunciare quanto accade, come i soldati americani: un’inchiesta del 2015 del New York Times ha infatti raccontato come anche i superiori americani imponessero ai propri soldati di non raccontare nulla riguardo allo sfruttamento dei bambini praticato dagli alleati afghani. «Durante la notte li sentivamo gridare, ma non potevamo far nulla. Non ci era permesso», è quanto dichiarato dal padre del caporale Gregory Buckley. Le atrocità inflitte su questi bambini continuano quindi a sussistere come i danni che producono e come le conseguenze terribili che le piccole vittime si troveranno ad affrontare per il resto della loro esistenza. “Le vittime soffrono gravi traumi psicologici”, ha confermato un rapporto della Commissione per i diritti umani in Afghanistan, “nella mente dei ragazzi si instaura una sorta di disperazione e un sentimento di ostilità e vendetta, con il rischio che, una volta adulti, diventino a loro volta carnefici ripetendo il ciclo degli abusi”. “Essere un “bambino danzante”, come lo definiscono molti media, in Afghanistan – aggiunge Iacomini – vuol dire subire un forte danno psicologico, dovuto al cambio di personalità, all’essere picchiato e vittima di ripetute violenze carnali da parte del proprio padrone o dei suoi amici. Quando raggiungono i 18 anni i Bacha-bazi vengono liberati ma il futuro che li aspetta è fatto di esclusione sociale e discriminazione. La condizione di sottomissione in cui sono costretti a vivere questi ragazzi segnerà per sempre le loro esistenze”.

I bambini danzanti continuano ad essere associato ad un privilegio intoccabile (i Bachi-Bazi sono per alcuni uno status symbol). Rimane cristallizzato, legittimato come tradizione,, lontano dalla possibilità di venire allo scoperto e sradicato. Gli occidentali, già al centro di ostilità da parte della società afgana, non hanno alcuna intenzione di entrare in conflitto con questa usanza sociale. Non si tratterebbe certamente di puntare il dito contro chi ha usanze e tradizioni diverse, né di calpestare il principio del rispetto di culture differenti. Ma una cultura perversa e adultocentrica non può essere rispettata, se si vuole essere coerenti con i principi umanitari di cui ci si riempie la bocca.  I bambini sono bambini in qualsiasi parte del mondo e non si può chiudere entrambi gli occhi sull’evidentissima violazione del loro corpo e della loro mente. E su questo non ci può essere alcuna deroga di cultura o tradizione che tenga. Il diritto di essere bambini dovrebbe andare al di là della cultura, della tradizione e della società in cui si vive. I bambini di tutto il mondo hanno il diritto di essere riconosciuti tali e rispettati in quanto persone; non considerati giocattoli, corpi danzanti e sensuali o puro oggetto di intrattenimento, ma semplicemente bambini.

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