FORMAZIONE SULL’INTELLIGENZA EMOTIVA E CAMBIAMENTO

La formazione sull’intelligenza emotiva, se riesce a sintetizzare l’aspetto intellettuale con l’aspetto esperienziale diventa uno strumento per operare trasformazioni significativi sia nell’ambito dell’esperienza professionale come psicologi, assistenti sociali, educatori insegnanti, personale sanitario, sia nell’ambito della vita personale.  Abbiamo chiesto ad alcuni allievi di comunicare qualcosa della propria esperienza di allievi. Ecco due contributi: rispettivamente di Irene Affilardo, assistente sociale e Lorenza Chinaglia, dottoressa in psicologia.

“Ho intrapreso l’esperienza del master  “Gestione e sviluppo delle risorse emotive” senza aver minima idea di cosa mi sarei trovata a fare: sono stata coinvolta da un’amica e collega che mi ha proposto di partecipare, e mi sono lanciata ! Quello che sapevo era solo che sarebbe stato impegnativo e spesso stancante, ma le sfide mi piacciono e poi, mi sono detta, di solito la mia amica propone cose interessanti quindi perché non provare?! Non avevo aspettative, non ero influenzata da niente.
Subito dopo il primo modulo mi sono resa conto che sarebbe stata un’esperienza inusuale, diversa dalle classiche formazioni a cui ho partecipato in passato!
Il percorso di master si è rivelato un prezioso percorso formativo, un momento fondamentale di riflessione professionale e di crescita personale!
Ed è quest’ultimo il punto cruciale che rende questo master assolutamente necessario per una crescita professionale: un lavoro di crescita che si fonda su una presa di consapevolezza trasversale tra aspetti emotivi personali e professionali. Ogni modulo è diventato un momento atteso ed entusiasmante, che addirittura spesso mi manca. ! In conclusione, non solo mi sento di consigliarlo ma andrebbe reso obbligatorio per tutti coloro che nella loro vita professionale si trovano a contatto costante con le emozioni.!”

(Irene Affilardo)

 

“Ho avuto la possibilità di partecipare a diversi moduli del Master “La cura del trauma. Impegno clinico e psicologico-forense” e del corso di Alta formazione sull’ “Intelligenza emotiva applicata”. Ho affrontato argomenti diversi, come anche le persone e i conduttori che ho incontrato. Ho trovato in entrambi i gruppi un posto sicuro in cui tornare, un luogo di arricchimento personale e professionale, uno spazio libero dal giudizio che permettesse alle mie parole di non essere etichettate come giuste o sbagliate. I percorsi condotti parallelamente all’interno dei due master mi hanno consentito una formazione teorica e pratica degli argomenti trattati, ma non solo. Il presupposto da cui si parte è che l’apprendimento non può avvenire dimenticando il sentimento. “Come stai ora?”, “Qual è l’emozione che stai provando in questo momento?”, costituiscono il principio e la conclusione di ogni lavoro fatto insieme, consentendo una comunicazione empatica come veicolo di interazione tra i partecipanti del gruppo. Non a caso, la cosa che più di tutte mi resterà dell’esperienza che ho vissuto è l’importanza data all’ascolto, all’ascoltare e all’essere ascoltati.

Attraverso l’ascolto ho avuto la possibilità di toccare con mano la ricchezza che la diversità e la somiglianza dei vissuti personali propri e altrui possono donare per comprendere al meglio gli altri e noi stessi. Ho imparato che l’ascolto di se stessi è il primo passo da compiere per l’ascolto dell’altro. Ho compreso, nella pratica e dal punto di vista di dottoressa in Psicologia, che siamo noi in quanto persone, ad essere lo strumento principale d’aiuto; noi con i nostri vissuti, con le nostre emozioni, con i nostri traumi, che devono avere la possibilità di essere ricordati, messi in parola e ascoltati. E quindi l’importanza di dare ascolto a noi stessi per aiutare l’altro, per essere in grado di aprire gli occhi, le orecchie e solo allora, aprire la bocca.”

(Lorenza Chinaglia)

 

 

 

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