QUANDO L’ABUSATO DIVENTA ABUSANTE. LA STORIA DI LISA E IL CASO DI ASIA ARGENTO

Di Francesco Monopoli


“Lei mi prendeva e mi portava in camera, se non ci volevo andare mi tirava per i piedi comunque in camera e poi mi tirava via i vestiti e se li toglieva anche lei. Faceva schifo perché lei aveva i peli li in basso e poi mi saliva sopra e io vedevo cambiare la mia pelle di tre colori fino a che mi trasformavo in sasso, poi lei mi saliva sopra e si muoveva e io avevo paura che mi schiacciasse e di non respirare più”

Mattia stava rivelando un abuso sessuale cercando di spiegare con le parole più chiare possibili che un bambini di cinque anni può trovare; chi stava ascoltando provava ad immaginare chi fosse questa “Lei” tanto crudele e perversa, provando ad immaginare quale adulto avesse potuto compiere simili violenze su di un bambino tanto piccolo.

Questa drammatica esperienza si stava consumando all’interno di un contesto protetto, all’interno della comunità  dove Mattia e la sorella erano stati inseriti insieme alla madre, a causa dei gravi maltrattamenti che il padre agiva nei loro confronti e della mamma.

Nessuno però era pronto ad ascoltare che questa “Lei” tanto crudele e perversa fosse Lisa, una ragazzina di 11 anni collocata anch’essa con la propria madre nella medesima struttura.

Il bambino finiva di raccontare quanto provato dicendo di essere triste, perché era certamente  vero che il padre era violento in casa, ma almeno lui quelle cose non gliele aveva mai fatte.

 

La tragedia che si somma a tragedia, potremmo parlare di quanto forte sia il rischio che i luoghi di cura/protezione possano trasformarsi in nuove situazioni di reiterazione  di violenza e abuso.

Voglio invece concentrarmi su Lisa, perché oggettivamente ha abusato di Mattia in modo predatorio e attivo come un vero sex offender: aveva studiato la situazione al minimo dettaglio, sapeva quando la madre di Mattia era impegnata in altre attività o  si allontanava per commissioni e li colpiva.

A Mattia non importa l’età del suo carnefice: Lisa gli ha fatto del male e la vedeva grande, potente, cattiva.. e le ferite nella mente sono state profonde e sconcertanti per lui, che già aveva sofferto per la tanta violenza assistita nei confronti della madre.

Lisa è dunque un carnefice! Si, indubbiamente… anche se Lisa ha solo applicato un “modello educativo” a cui era stata esposta sin dalla tenera età, quando i suoi genitori le avevano insegnato a diventare esperta di sesso essendo attivamente partecipe ad attività sessuali con gli uomini che giravano per casa.

Lisa non aveva conosciuto altro, per lei quel comportamento sessualmente aggressivo l’aveva abitualmente subito, era naturale… certo le faceva schifo e provava terrore e rabbia nel ripercorrere quei momenti, ma nessuno le aveva detto che quelle emozioni di ripulsa  erano giuste e degne di essere espresse: doveva essere brava a rispondere alle richieste di performance sessuale provenienti da padre e materne.

Quindi Lisa è una vittima! Certo, anche una vittima… ma non solo. Era diventata carnefice! In questo caos Lisa sta ancora cercando all’interno di un percorso terapeutico di trovare una strada per accogliere e accettare che esistano entrambe le parti.

Quanta fatica e sconcerto dunque nel cercare di trattare con questi due bambini: Mattia di 5 anni, l’abusato e Lisa, di 11 anni, abusata lungamente e diventata abusante.  L’accettazione e l’elaborazione di questa vicenda rappresentano un compito molto duro anche per gli operatori che vorrebbero ordine e chiarezza sul giusto e sullo sbagliato, sul bene e sul male, mentre invece restano solo le macerie di una sofferenza stratificata che ha coinvolto su più ambiti questi due bambini.

Ho pensato a loro quando ho letto commenti su molti giornali e/o social network riguardo ad Asia Argento e la presunta violenza sessuale commessa a danno di un attore all’epoca minorenne, volti a dubitare ed irridere la vittimizzazione da lei subita in base al principio assoluto per cui se ti hanno fatto del male non lo vorrai mai farlo agli altri. Dunque o si è vittima o si è carnefici.

Nel merito della vicenda l’azione sessuale di Asia Argento sul ragazzo diciassettenne (nel caso fosse confermata) non sarebbe certo paragonabile all’abuso di una Lisa ai danni del piccolo Mattia.

La superficialità e l’ignoranza hanno prevalso in questi commenti. Molti hanno usato la vicenda per attaccare duramente Asia Argento e il ruolo delle donne che denunciano le violenze.

La vicenda è complessa e si hanno scarse informazioni. Innanzitutto (occorrerebbe valutare quanto questa azione è stata abusante. Lo è stata senz’altro per la legge dello Stato della California che considera illegali i rapporti con minorenni al di sotto dei 18 anni.   In Italia la legge è diversa che occorre dimostrare che il coinvolgimento sessuale di un diciassettenne è avvenuto senza il suo consenso e con violenza.

Ma dal punto di vista psicologico l’abuso ci sarebbe stato se è stata usata dall’adulto (dalla donna adulta in questo caso) psicologicamente o con altri mezzi, un’azione di costrizione e di potere. Ed in effetti una persona adulta potrebbe esercitare un’azione strumentale e violenta coinvolgendo in una relazione sessuale un minore diciassettenne. Comunque non stupirebbe che una vittima abbia tentato di riproporre un’azione sessuale in una relazione asimmetrica.

Nel caso di Asia Argento si sono sprecati oltretutto gli insulti e le derisioni al ragazzo di 17 anni, che in quanto maschio e quasi maggiorenne non doveva lamentarsi di una piacevole esperienza con una “nave scuola”.

Quel che è chiaro è che l’abuso sessuale e la violenza sono purtroppo esperienze molto complesse e che non seguono le logiche del bene VS male che tanto ci piacciono.

E tutte le Lisa di questo pianeta sono li a ricordarcelo: l’abuso sessuale esiste come fenomeno consistente che riguarda ampi strati della popolazione e che se non rielaborato può anche rischiare di essere ripetuto su qualcuno di più debole e di più

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