IMPARARE A RICONOSCERE I SEGNI DEL TRAUMA

Questo articolo si pone in continuità con i precedenti articoli di Cleopatra D’Ambrosio, pubblicati il 20/8, 27/8, 3/09   e che rinviano alla relazione dal titolo “Bambini in ammollo. L’urgenza della cura”.

Di Cleopatra D’Ambrosio


E’ di fondamentale importanza far crescere fra gli operatori e tutti gli adulti impegnati nelle relazioni con i bambini una sensibilità culturale ed emotiva al trauma e ai suoi indicatori.

Sia grandi che piccini subito dopo l’evento mostrano alcuni segni distintivi: iper-attivazione, costrizione, dissociazione, torpore o blocco, senso di impotenza e disperazione.

Queste reazioni sono universali.

Tutti insieme rappresentano l’essenza della reazione mentale e fisica al trauma, ne sono il contrassegno rivelatore. Sia l’attivazioneenergetica che il bloccototale sono meccanismi di sopravvivenza cablati nel patrimonio biologico della specie.

I sintomi iniziali al trauma sono ovvi, ma a volte impercettibili, soprattutto quando non si sa dove cercarli.

La probabilità di sviluppare una sintomatologia traumatica è legata al livello del blocco e alla quantità della scarica di energia di sopravvivenza mobilitata inizialmente dalla reazione biologica di attacco fuga, che non è stata scaricata.

Se l’energia reclutata per difenderci non si scarica continuiamo a vivere la vita come se la minaccia fosse ancora presente.

I bambini hanno bisogno di un sostegno per dare sfogo per non sviluppare un’ampia varietà di sintomi e comportamenti.

 

I sintomi differiscono e variano in funzione dell’età del livello di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.

 

I sintomi dalla nascita all’età prescolare

Il feto e il neonato sono più a rischio, dato lo sviluppo incompleto del sistema nervoso, motorio e percettivo. Questa maggiore vulnerabilità vale anche per i bambini più grandi ma che sono limitati nei movimenti da disabilità permanente o temporanee

Spesso i bambini piccoli ci fanno sapere che sono traumatizzati attraverso alterazioni del gioco, nei ritmi del sonno, nel livello di attività, attraverso reazioni esagerate di rabbia o di paura Violente esplosioni emotive talvolta incomprensibili per i genitori.

Rifiuti intensi a fare cose che si facevano tranquillamente (non voglio andare a scuola, non voglio andare in bagno. Possono comparire sintomi fisici come mal di pancia e cefalea, oppure regredendo a un livello inferiore di sviluppo.

L’aggressività è un sintomo che si sviluppa spesso in concomitanza con un eccesso di stress o di circostanze insostenibili.

Filliosat  dice che la rabbia passa dopo un evento che l’ha scatenata mentre quando non passa dobbiamo preoccuparci. Infatti, se il mondo è vissuto come un luogo pericoloso rilassarsi vorrebbe dire abbassare la guardia.

Spesso i bambini chiudono la saracinesca: chiudono i contatti e staccano. Il torpore non è una scelta ma una risposta automatica quando il disagio non è più sopportabile.

L’adulto deve cogliere segnali come lo sguardo vacuo, l’assenza di mimica facciale e di risposte affettive.

Un bambino può incanalare il sovraccarico di energia in un gioco ripetitivo che riproduce qualche aspetto dell’evento traumatico. E’ un gioco privo di immaginazione e di varietà. Si può osservare ad esempio che ripete sono e sempre le stesse scene.

E’ un tipo di gioco che sembra spinto solo dalla disperazione e non porta  alcun sollievo o soddisfazione visibile.

Possono comunicare il loro dramma attuando comportamenti sessualizzati,innaturali per la loro età, proponendo o implicando qualche amichetto in giochi che includono la simulazione di qualche pratica sessuale.

Il bambino che non ha mai avuto problemi di alimentazione può così, improvvisamente, manifestare riluttanza per alcuni tipi: il minestrone, la pellicina del latte, i pezzetti di cipolla nel sugo, il siero del latte che fuoriesce dalla mozzarella, ecc., possono scatenare il disgusto conati o vomito.

 

Sintomi in età scolare

I bambini più grandi hanno a disposizione maggiori risorse, comprese abilità linguistiche e di ragionamento più evolute, oltre a una coscienza morale.

Spesso gli insegnanti sono i primi a notare i  sintomi che si manifestano in classe o durante la ricreazione.

Anche per questi bambini il gioco rimette in scena i dettagli di un evento traumatico

Ritornano di continuo a raccontare ciò che è successo.

L’iper-attivazione può manifestarsi come agitazione motoria uno sguardo spaurito che lancia occhiate tutto intorno, sempre all’erta per cogliere il minimo movimento. Non sta mai zitto non riesce a stare fermo nel banco.

Chiusura e dissociazione possono manifestarsi come disattenzione stanchezza tendenza a sognare ad occhi aperti, isolamento dai coetanei.

Paura e senso d’impotenza si manifestano sotto forma di un comportamento agitato e disorganizzato.

Sono preoccupati per ciò che hanno o non hanno fatto, possono sentirsi responsabili ed essere tormentati dalla vergogna e autoaccuse

Il traumatizzato tira avanti come se l’evento fosse ancora in corso. Sono bloccati nel tempo, con il corpo che continua a rispondere ad un allarme scattato al momento del trauma.

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