GESTIONE  E SVILUPPO DELLE RISORSE EMOTIVE: COME ASSISTENTE SOCIALE  HO TROVATO LA BUSSOLA!

Di Anna Ballarini


Nella metodologia abitualmente insegnata e praticata nel servizio sociale l’essenziale rischia di risultare invisibile. E ciò che è essenziale sono le emozioni e i sentimenti delle persone. Le persone che siamo noi assistenti sociali e le persone dei nostri utenti. Ho frequentato nel 2017 a Reggio Emilia il Master “Gestione e sviluppo delle risorse emotive”, organizzato dalla facoltà pontificia Auxilium e dal Centro Studi Hansel e Gretel di Moncalieri.   E penso di aver trovato la bussola.   La bussola è la capacità di comprendere l’essenziale. E di potersene riappropriare. Come assistenti sociali disponiamo di tutta una serie di strumenti sul piano delle metodologie, delle procedure, della conoscenza delle risorse per aiutare le persone: strumenti economici, giuridici, sociologici, relativi alle tecniche di colloquio. Dopo 20 anni di lavoro potevo affermare di aver sviluppato anche una buona capacità di attivare questi strumenti. La maggior parte delle volte mi riusciva. Ma noi lavoriamo con esseri umani e le emozioni sono il modo in cui gli esseri umani  percepiscono il mondo e reagiscono alle situazioni. Ci sono i pensieri, i ragionamenti, i discorsi, ma i comportamenti, gli atteggiamenti, le scelte delle persone non si comprendono, non si modificano se rimaniamo concentrati esclusivamente  sui pensieri, sui ragionamenti, sui discorsi.
Cosa serve imparare a dare un nome alle emozioni, alle nostre e a quelle altrui? Cosa serve sviluppare le nostre competenze emotive come assistenti sociali, come educatori, come psicologi?  Significa muoverci , verso una sempre maggiore autoconsapevolezza e una sempre maggiore capacità di comprensione delle dinamiche di chi ci sta di fronte, dei suoi problemi, delle sue risorse.   Solo così possiamo comprendere in quale direzione stanno andando sia le storie di cui ci occupiamo, sia i nostri interventi professionali.  Solo così possiamo avere la chiarezza dentro di noi, dentro le nostre ambivalenze  e dentro le complesse e conflittuali vicende umane e sociali di cui ci occupiamo.
Solo così possiamo imparare a riconoscere e sostenere le vittime di traumi, di violenze  e di ingiustizie , evitando di isolarle e penalizzarle ulteriormente  ed imparando a schierarci dalla loro parte. Il rischio dell’analfabetismo emotivo è proprio quello di essere molto efficaci nel difendere o supportare le persone sbagliate….quelle che dovremmo fermare.
Nel Master ho avuto inoltre la possibilità di esplorare a fondo le dinamiche legate al potere. Come assistente sociale e come persona adulta gestisco quotidianamente un potere: sugli utenti, sui figli, alle volte sui genitori soprattutto quando sono ammalati e bisognosi.  E’ capitato anche a me di subirlo: in passato dai miei genitori e dalla scuola, attualmente da alcune decisioni del mio Ente o dell’Autorità giudiziaria. Ho a che fare con persone che gestiscono potere in particolare sui bambini e sugli utenti con capacità giuridica limitata (disabili, anziani non autosufficienti) e spesso come assistenti sociali siamo a chiamati a valutare come questo potere viene esercitato. Come afferma Claudio Foti, l’abuso è sempre abuso di potere, può prendere la forma dell’abuso sessuale, fisico, psicologico, istituzionale o altre forme. Per chi come noi è così a contatto con l’esercizio di potere, con la valutazione dell’altrui esercizio di potere ma anche con chi lo subisce, noi compresi, occorre procedere sulla strada della conoscenza e del padroneggiamento delle dinamiche del potere. E per procedere su questa strada occorre la bussola, la bussola della gestione delle emozioni,   della comprensione delle nostre e delle altrui emozioni.

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