PERCHE’ IL DDL PILLON FAVORISCE LA PEDOFILIA E I PADRI VIOLENTI ED ABUSANTI?

Di Andrea Coffari (estratto dal testo “IL DDL 735/2018 PROTEGGE I VIOLENTI E GLI ABUSANTI”, pubblicato il 15 settembre 2018 su www.movimentoinfanzia.it)


Il testo del DDL è grossolano, pone delle soluzioni che rispondono alle istanze rivendicative che i padri accusati di violenza e abusi in famiglia da anni invocano a loro vantaggio, escludendo dal campo visivo, invece, le esigenze di protezione e tutela delle vittime di violenza in famiglia.

Il combinato disposto dell’art.11 e dell’art. 12 del DDL porta a conclusioni aberranti e inaccettabili sul piano dei diritti umani.

Il secondo comma dell’art. 11 del DDL, che intende rinnovare l’art. 337-ter c.c., stabilisce che in ogni caso deve essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre.

Stabilisce cioè una soglia minima di frequentazionepresso ciascun genitore (dodici giorni al mese) sotto la quale non è concesso scendere, salvo in caso dicomprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore in caso di: violenza, abuso sessuale, trascuratezza, indisponibilità di un genitore, inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore.

IL DDL con questa norma crea un vero e proprio diritto soggettivo in capo a ciascun genitore e permette al giudice di scendere sotto la soglia minima del numero di giorni di frequenza solo in alcuni casi determinati che enumera e specifica (violenza, abuso sessuale ecc).

Tale disposizione, già di per sé priva di senso2, va collegata al successivo art. 12, il quale dispone che, nei casi di cui all’art. 337-ter, secondo comma,e che sono proprio quelli relativi alla violenza e agli abusi che stiamo trattando, si deve in ogni caso garantire il diritto del minore alla bigenitorialità, disponendo tempi adeguati di frequentazione dei figli minori col genitore non affidatario.

Ne risulta un impianto parossistico e di una impensabile rozzezza e inciviltà che favorisce non tanto gli adulti accusati di violenza, quanto i padri3pedofili e criminali, già condannati per gravissimi reati commessi a danno dei loro figli e che, in nome della bigenitorialità, utilizzata in maniera ipocrita e strumentale, vengono premiati con tempi adeguati di frequentazione proprio con i figli che erano stati oggetto di abusi o violenze.

Inoltre, secondo il tenore della lettera, (art. 11 II comma) non è sufficiente la condanna per violenze o abusi, ma è necessario che il giudice, al fine di limitare la frequentazione con il genitore condannato sotto la soglia dei dodici giorni, rilevi anche un comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore,in assenza del quale, il genitore abusante ben può frequentare il figlio vittima, per almeno dodici giorni al mese!

Tali imposizioni sono quanto di più incivile e inaccettabile si possa immaginare, violano i diritti fondamentali della persona-bambino, si pongono in contrasto con le convenzioni internazionali e precipitano la legislazione italiana ad uno stato di barbarie.

Il criterio e l’indicazione normativa data al Giudice è quella di imporre anche ai figli vittime di violenza (fisica, psicologica, sessuale, assistita) la frequenza del genitore violento o perverso, in nome del diritto della bigenitorialità, strumentalizzando le parole, i concetti giuridici (diritto alla bigenitorialità) al fine di imporre una cultura della sopraffazione, del trauma, in dispregio della dignità e dei bisogni di tutela dei bambini.

Tale aberrante principio è ripetuto al comma VI dell’art. 11 laddove si ribadisce che il genitore al quale sono affidati i figli in via esclusiva (il genitore protettivo) deve favorire e garantire in ogni modo la frequentazione dei figli minori con l’altro genitore (il genitore violento), la frase immediatamente successiva – a meno che ciò non sia stato espressamente limitato dal giudice con provvedimento motivato– assume un valore residuale e riconosce al Giudice l’estrema ratio, si badi bene, di limitare, non di escludere, il diritto di visita.

Non si può discutere sul potere del Giudice di escludere, comunque, nonostante l’insensata proposta di modifica legislativa, il genitore violento dall’esercitare il cosiddetto diritto di visita, vero è che la nuova politica legislativa, la lettura sistematica delle norme fra loro collegate, i termini utilizzati, i concetti veicolati pongono principi profondamente anticostituzionali che ledono il diritto alla salute del bambino, il diritto all’integrità psico-fisica, il diritto alla difesa e che favoriscono dissennatamente i genitori violenti e perversi (siano essi padri o madri) concedendo in via pregiudiziale il diritto di frequentare e vedere i propri figli ai quali hanno causato traumi e dolori di inaudita gravità.

Va notato ancora il fatto che per escludere la permanenza minima di 12 giorni di un figlio presso il genitore, è richiesto, come detto, un comprovato e motivato pericolo di pregiudizioper il figlio, nei casi di violenza, abuso sessuale, trascuratezzaecc.

L’aspirante legislatore, in coerenza con l’impianto ideologico negazionista e adultocentrico e con quanto indicato nell’articolo successivo (art.12), ritiene non sufficiente di per sé l’abuso o la violenza a danno di un figlio per proteggere questi da un genitore perverso o criminale, ma richiede un aggravio di indagine volta a dimostrare nei fatti (comprovato) e nel ragionamento giuridico (motivato) l’esistenza di un pericolo.

Un’ultima considerazione va posta sul fatto che il secondo comma dell’art. 11 concedendo la limitazione della frequenza di dodici giorni al mese presso un genitore utilizza la locuzione in caso di: violenza, abuso sessuale ecc.

L’aspirante legislatore, pur esprimendosi in maniera generica e grossolana, non lascia dubbi sul fatto che la locuzione “in caso di: violenza, abuso sessuale…” intenda una sentenza passata in giudicato, per la quale, come è noto, necessitano tre gradi di giudizio e lunghi anni di dure e pesanti accertamenti processuali.

Che tipo di tutela il novello legislatore ha pensato per i bambini per gli anni in cui il genitore maltrattante, o perverso, pedofilo o abusante viene processato?

Nessuna tutela, per il genitore violento permane il diritto di frequentare i figli-vittime secondo tempi paritetici, anzi, proprio la disciplina che impone per legge la condivisione dei tempi di visita concede un vero e proprio diritto soggettivo al quale il giudice civile, pur in presenza di elementi gravi che portano ad una prognosi di condanna, non può derogare.

La versione attuale degli artt. 337-ter e 337-quater del c.c. lascia invece al Giudice ampio spazio e preziosa discrezionalità per decidere, di volta in volta, nell’interesse della prole, di adottare i provvedimenti opportuni anche in ordine al diritto di visita è scritto infatti, relativamente ai figli che il giudice … determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore (art. 337-bis II comma) e, ancora, che il giudice adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.

Tale potere è oggi generico e concesso al Giudice senza altre indicazioni cogenti o senza altri automatismi, non limitato cioè dai diritti soggettivi di nuova creazione della condivisione materiale(tempi paritetici) e della frequenza minima(12 giorni) che possono essere limitati solo nei casi, come detto, espressamente indicati dall’aspirante legislatore.

L’inciso quindi che sopravvive al VIII comma dell’art. 11 che aspira a innovare l’art. 337-ter Il giudice, nei procedimenti di cui all’art. 337-bis, adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa assume un valore meramente formale alla stregua di una inutile clausola di stile.

 

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