3- IL DISEGNO DI LEGGE PILLON E LA PROPAGANDA DEI PADRI SEPARATI

Di Andrea Coffari (estratto dal testo “IL DDL 735/2018 PROTEGGE I VIOLENTI E GLI ABUSANTI”, pubblicato il 15 settembre 2018 su www.movimentoinfanzia.it)


Decine di ricerche svolte in tutto il mondo occidentale dimostrano come la violenza sulle donne e la violenza fisica o sessuale sui bambini sia un fenomeno sommerso e diffuso che riguarda un’alta percentuale di casi che non vengono alla luce e che rappresentano una vera e propria emergenza sociale4, nella maggior parte dei femminicidi troviamo denunce ignorate o sottovalutate dalle istituzioni e che sfociano in episodi di sangue.

Una propaganda di stampo negazionista, molto attiva e rumorosa ma anche una letteratura di aperta propaganda a favore della pedofilia e della violenza in famiglia (Gardner, Underwager, Brongersma) è impegnata da decenni a spostare l’attenzione del reale e drammatico problema sociale della violenza sulle donne e sui bambini al falso problema dell’ “alienazione parentale” per far passare i padri accusati di abusi o violenze come vittime di bambini manipolati da madri insane e criminali.

E’ esattamente questa la teoria della PAS o dell’Alienazione Parentale creata, come detto, dall’apologeta della pedofilia Gardnere ripresa da autori italiani tra i quali il dott. Cameriniche ha contribuito a scrivere gli art. 17 e 18 del DDL: spacciare per alienazione casi di violenza in famiglia.

Nel momento in cui cioè i bambini mostrano rifiuto verso il genitore indicato come violento o perverso, si intende porre, pregiudizialmente, una diagnosi di alienazione parentalein modo da tutelare i diritti della bigenitorialità del genitore accusato, che sono, nella maggioranza dei casi, i padri, e punire i bambini e le madri che chiedono protezione.

Le paure dei bambini vittime di violenza e che, di conseguenza, mostrano rifiuto verso il genitore indicato come violento o perverso, sono automaticamente tradotte come espressione di alienazione, causata dalla manipolazione di madri malvagie.

Lo scontro, molto vivo, fra chi difende le vittime e chi difende adulti accusati di violenza o abusi si sviluppa proprio intorno al tema dell’alienazione parentalee delle false accuse.

Professionisti e attivisti di associazioni che rappresentano una ideologia negazionista (che utilizza le teorie di Gardner sulla PAS) sostengono infatti che i bambini che rifiutano un genitore sono alienati e manipolati e che le accuse di violenza o abusi sono quasi sempre false accuse, secondo percentuali molto alte, che variano dal 50% al 90% dei casi, questa vera e propria epidemia di false accusegiustificherebbe un’opera costante di allarmismo.

Vi è una massiccia propaganda vittimistica portata avanti da alcune associazioni di padri separati (e accusati di violenza o abusi) proprio su questo tema, a titolo di esempio, Fabio Nestola6, uno degli esponenti di spicco dell’associazione Adiantum, scrive “Studiamo da anni il fenomeno emergente delle false accuse in ambito separativo, lo documentiamo, curiamo relazioni in convegni seminari di studio e corsi di formazione7.

Nello stesso articolo, leggiamo: “i dati sulle false accuse non li crea certo Adiantum: a parlare di false accuse oscillanti fra il 75% ed il 90% sono le operatrici del diritto (sostituti procuratori, avvocatesse, criminologhe, psicologhe forensi, consulenti d’ufficio e di parte, esclusivamente di genere femminile) raccolte in un dossier depositato alla Commissione Giustizia del Senato nel luglio 2011 (…) Nessuna ha mai parlato di percentuali fisiologiche di false accuse nell’ordine del 2-3%, riferibili a persone in buonafede che denunciano l’ex coniuge credendo realmente – pur sbagliando – di aver intuito nei figli indicatori di abuso, Siamo attorno all’80% di “equivoci” , quindi l’elemento buona fede non è presente in questo genere di azioni che si configurano piuttosto come strategie studiate a tavolino.

Il senatore Pillon pare avere aderito proprio a questa posizione, Nestola infatti si riferisce senza mezzi termini alle false accusenell’accezione peggiore le false accuse in mala fede, a strategie studiate a tavolino indicando percentuali insensate ed esorbitanti.

La propaganda sullefalse accuse, alimenta un pesante e ingiusto clima di disprezzo e persecuzione verso donne e madri che hanno avuto il coraggio e la sventura di denunciare violenze domestiche a loro danno e a danno dei loro figli.

Nestola, per giustificare le sue convinzioni, si riferisce adun dossier depositato alla Commissione Giustizia del Senato, si tratta di quattro pagine che rappresentano l’allegato “A”8di una relazione presentata al Senato il 28 luglio 2011 dall’associazione FE.N.BI9, il cui presidente era, all’epoca, lo stesso Nestola10.

Il documento si intitola False accuse: un fenomeno emergente, evidenziato da fonti autorevolie ci si riferisce all’utilizzo della denuncia per violenza di varia natura, pianificata per raggiungere obiettivi diversi da quelli dichiarati. Può essere un’arma di ricatto per ottenere vantaggi economici, uno strumento per allontanare il “nemico” dai figli con accuse costruite ad arte (…).

Nel documento si parla di dramma sociale, e di proporzioni macroscopichedel fenomeno delle false accusee per giustificare tali mirabolanti dichiarazioni si citano diciassette dichiarazioni di altrettanti professionisti che riferiscono mere opinioni personali basate, sulla percezione soggettiva11, desolatamente prive di qualsiasi elemento obiettivo o serio riferimento scientifico.

L’unica12pubblicazione richiamata nel documento di Nestola è un articolo13a firma del dott. Camerini, ispiratore proprio degli artt. 17 e 18 del DDL735/2018che riguardano l’alienazione parentale, secondo questo autore le denunce non fondate nelle separazioni conflittuali, in base ad una ricerca dallo stesso portata a termine, sfiorerebbero addirittura il 100% dei casi14(si parla del 92,4%), va precisato che questo studio non è mai stato pubblicato, ma oralmente riferito in un convegno e che riguarda un numero irrisorio di casi.

Il dott. Camerini, al quale il senatore Pillon si è rivolto, è uno dei professionisti che in Italia hanno maggiormente contribuito alla diffusione della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) citando e accreditando il suo inventore, Richard Gardner, quale studioso ed esperto, numerose volte e con diverse pubblicazioni15, mentre si tratta di un apologeta della pedofilia che ha prodotto vera e propria scienza spazzatura16.

Lo stesso Camerini, dopo avere per anni accreditato la PAS come una teoria valida e applicabile, in una recente intervista17, chiamato a difendere il DDL 735/2018, afferma: Non esiste la sindrome di alienazione parentale, esiste piuttosto l’alienazione parentale, che è un fenomeno per cui un figlio rifiuta di vedere un genitore sulla base di induzioni dirette o indirette ricevute dall’altro genitore.

In verità si tratta del medesimo concetto al quale si è semplicemente cambiato nome da Sindrome di Alienazione Parentalead Alienazione Parentale, ne sono dimostrazione le pubblicazioni recenti del dott. Camerini che propongono di applicare il medesimo costrutto teorico della PAS inventata da Gardner anche alla semplice Alienazione Parentale18.

L’alienazione Parentale, che segue i criteri teorici di Gardner, così come li propone il dott. Camerini, rimane quindi scienza spazzatura utilizzata contro i diritti delle donne e dei bambini che hanno subito violenza in famiglia.

Questo DDL 735/2018 rappresenta il culmine di un immeritato e pericoloso successo di una propaganda iniziata da attivisti della pedofilia qualche decina di anni fa (Gardner, Underwager, Brongersma, ecc) e ripresa dalla letteratura negazionista nostrana, amplificata da attivisti e associazioni che hanno finito per suggestionare, convincere, condizionare molti professionisti, procurando di conseguenza enormi danni alle vittime ed enormi vantaggi ai persecutori.

Non vi è dubbio alcuno che il senatore Pillon, nel redigere il DDL 735/18 abbia avuto a cuore le sorti della categoria dei padri vittime di false accuseaderendo alla campagna di allarmismo lanciata da Adiantum e altre associazioni simili, non solo per avere congegnato una proposta di legge che li tutela sacrificando le vere vittime, ma anche per averlo espressamente dichiarato in una recente intervista a Vanity Fair, ove, presentando il suo DDL, testualmente dice19:

Pillon: (…) vogliamo punire tanto la violenza quanto le false accuse di violenza. A cosa si riferisce?

A quelle accuse fatte strumentalmente, usate come minaccia per ottenere la custodia del figlio e alienarlo dal partner

Come le punirete?

Se uno o una va a fare una denuncia falsa, calunniando il compagno, sarà trattato come un partner che fa violenza. Dovrà risarcire il danno e perderà la responsabilità genitoriale.

Ammetterà che è difficile certificare la falsità di una denuncia

Quando un’indagine per violenza domestica viene archiviata, o il processo si chiude con una sentenza di innocenza, è evidente che qualcuno ha raccontato delle grandi bugie.

In questo breve passaggio è presente tutta la retorica sulle false accusepresentate strumentalmente dalla madre (di fatto ci si riferisce alle donne), accuse quindi intenzionalmente false finalizzate ad ottenere la custodia del figlio e, appunto alienarlo dal partner.

Si tratta, come vedremo, di pura invenzione, nulla di più che mera propaganda ideologica.

Lafalsa accusa, intenzionalmente prodotta al fine di accusare l’ex partner, alla quale si riferisce il senatore Pillon e che giustifica il ricorso al concetto di alienazione parentale, è un gravissimo reato di calunnia che, come tale, va provato in un giudizio, non può essere presunto come fenomeno sociale, nella desolante mancanza di dati statistici, ricerche scientifiche che ne confermino l’assurda tesi.

I genitori condannati in Italia per un (odioso) reato del genere, se ci sono, si contano sulle dita di una mano.

Il senatore Pillon però, aderendo pienamente alle tesi negazioniste dei padri separati accusati di violenza a danno di familiari, traduce automaticamente in false accuse le archiviazioni o generalmente le condanne di assoluzione20, compiendo in questo modo imperdonabili errori logici e giuridici.

Lo stesso dott. Camerini già nel 2002, valorizzando il pensiero di Gardner, legava il concetto di false accuse a quello di Alienazione Parentale scrivendoNel suo (di Gardner nds) primo libro sulla sindrome, tuttavia, egli incluse anche il problema delle false accuse di abuso sessuale considerate, soprattutto, nei casi gravi di PAS, ossia quando il bambino si rifiuta di incontrare il genitore alienato”21

In senso contrario autori di indiscusso spessore, lontani da orientamenti negazionisti, fra le distorsioni che possono far sbagliare i professionisti nel non riconoscere un reale abuso sessuale a danno di un bambino individua il “preconcetto delle false accuse da parte di madri, soprattutto nelle cause di separazione o divorzio”22.

Per comprendere, anche se in via sommaria la complessità e la delicatezza del problema della violenza e degli abusi in famiglia e della tutela delle vittime si trascrive un breve brano tratto dal saggio “Rompere il silenzio23

I processi per abusi e maltrattamenti a danno di minori sono molto difficili da provare perché la testimonianza dei bambini, a torto o a ragione, è considerata debole, perché non ci sono quasi mai segni sul corpo, perché gli abusi avvengono in assenza di testimoni, perché i bambini si esprimono male, hanno un lessico limitato, perché gli abusanti terrorizzano le loro vittime vietandogli di parlare24, perché le rivelazioni dei bambini avvengono spesso dopo tanto tempo dagli abusi, perché gli abusanti sono persone adulte abituate a mentire e a dissimulare e sono molto più abili nel difendersi di quanto siano bravi i bambini ad accusare, perché gli accusati sono spesso parenti che hanno ancora il potere di condizionare figli e nipoti, perché le norme, le teorie scientifiche o parascientifiche che si utilizzano in tribunale sono pensate per tutelare gli adulti, non i bambini. In altre parole i processi per pedofilia e incesto sono i più difficili da celebrare perché si tratta di provare l’abuso, nell’assenza di elementi esterni di riscontro, con la sola testimonianza diretta di un bambino25, spesso traumatizzato e spaventato, testimonianza da contrapporre a quella di un adulto abituato da sempre invece a mentire e a nascondere le sue perversioni.

Bastano queste circostanze per far capire come il racconto di un bambino, riferito in presenza delle condizioni sfavorevoli descritte, non può essere tradotto in falsa accusa solo perché non ha avuto la forza di far condannare l’abusante o il presunto abusante.

Il giudice penale, come è noto, può condannare solo se è convinto della colpevolezza dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio, ne consegue ineluttabilmente che anche un solo dubbio porta inesorabilmente all’assoluzione. Questo vuol dire che la denuncia, sul piano storico, sia da considerarsi falsa?

Ovvio che no, siamo in presenza di una semplificazione grossolana utilizzata al solo fine di difendere, oltre ogni logica e correttezza adulti, padri, parenti violenti e perversi.

Nella maggior parte delle denunce che non giungono a condanna siamo in presenza della rivelazione di un bambino che non è stata così convincente da togliere tutti i dubbi al giudice penale, da non diventare cioè quella prova piena e concludente che dà certezza del reato e della colpevolezza, ne discende che la dizione corretta, in questi casi, è denuncia non provata, non falsa denuncia o falsa accusa.

Per potersi parlare quindi di falsa accusa è necessario un quid pluris, la presenza cioè di circostanze obiettive che inducano a ritenere che si tratta di un errore, di una denuncia, appunto, non basata su fatti reali.

Si tratta di applicare un principio banale e ragionevole sul quale si basa tutto il nostro ordinamento giuridico, se si afferma cioè che è stato posto in essere un determinato comportamento, che si è verificata una circostanza, che è stato commesso un reato, bisogna portare le prove o perlomeno indizi, elementi concreti e oggettivi che dimostrino ciò che sosteniamo.

Il principio si basa su una stringente logica, la utilizziamo continuamente nelle relazioni umane, a scuola, sul lavoro, siamo tenuti cioè a fornire elementi concreti e seri nel momento in cui sosteniamo una ipotesi.

Se così non fosse saremmo preda delle superstizioni, disposti a credere a tutto ciò che ci viene detto senza un controllo critico e argomentativo. (…)

Tornando all’ipotesi quindi che siamo travolti da diluvio di false accuse di cui sarebbero vittime migliaia di uomini e padri in tutto il mondo occidentale, dobbiamo verificare quella che, in mancanza di elementi seri e minimamente realistici e concreti, va relegata nel campo delle mere illazioni o delle scemenze.

Abbiamo visto come la testimonianza di un bambino che riferisce episodi di abuso o maltrattamento è, da un punto di vista storico e giuridico, un fatto, positivo e concreto, che non può in alcun modo essere tradotto in falsa accusa solo perché non ha avuto la forza di far condannare un imputato o di far processare un indagato.

Se è giusto e condivisibile quindi che un adulto debba essere punito solo se il racconto di un bambino sia convincente oltre ragionevole dubbio, è altrettanto giusto e condivisibile che le rivelazioni, le testimonianze che non convincono pienamente siano definite denunce non provate e non siano sbandierate come false denunce per alimentare un clima di odio e disprezzo verso le madri e i bambini che osano parlare delle violenze e perversioni domestiche.

La differenza, come si potrà notare, è abissale, se si afferma infatti che ci sono molte denunce non provate, si capisce che la causa può dipendere da molteplici fattori, primo fra tutti dal fatto che la testimonianza dei bambini è una prova difficile26 da ottenere, difficile da validare, dal fatto che non ci sono riscontri esterni ai racconti, come può dipendere da racconti imprecisi, da sospetti legittimi ma rimasti tali, da fraintendimenti, parlare quindi di denunce non provate non crea allarme sociale o pregiudizi perniciosi e restituisce un’informazione corretta.

A conforto della correttezza scientifica su quanto sopra riportato, su questo argomento, la professoressa Faller, una delle personalità più autorevoli nel mondo scientifico in materia, scrive che non sempre i bambini forniscono resoconti completi e coerenti della loro vittimizzazione, nonostante essa sia vera e comprovata al di là di ogni ragionevole dubbio. I loro racconti sono invece caratterizzati da un tasso di falsi negativi che oscilla tra il 20 e il 60% e, quando ammettono di essere stati abusati spesso minimizzano27. (…) Le ricerche dedicate ai casi con prove estrinseche indicano che i falsi negativi variano dal 20% al 60% e che spesso l’abuso viene minimizzato dalla vittima28.

Nell’ipotesi in cui invece vi sia stata unafalsa accusa,non fondata su fatti realmente accaduti, le cause che hanno portato a rappresentare all’autorità giudiziaria violenze e abusi mai avvenuti su bambini possono essere diverse e numerose, si può trattare di casi equivoci, fraintendimenti, dubbi,accuse scaturite da paure, da ipersensibilità, ci possono essere state incertezze nell’interpretareelementi che consigliano una segnalazione, si può avere male compreso parole, disagi, comportamentidel bambino, che sono stati sopravvalutati, in tutti questi casi possiamo e dobbiamo parlare di false accuse in buona fedeperché presentate al fine di tutelare un bambino.

Come vedremo, solo in un’ipotesi residuale, statisticamente irrilevante, possiamo parlare di false denunce in mala fede, quelle cioè delle madri-mostro che strumentalizzano e manipolano i propri figli fino ad estorcere loro false dichiarazioni su violenze sessuali in realtà mai avvenute al fine di ottenere vantaggi nella separazione.

Ma questa tragica ipotesi è proprio quella alla quale, invero con ossessiva pervasività, si riferisce la propaganda dei padri separati (e accusati) e alla quale, in perfetta sintonia e adesione, si riferisce il senatore Pillon

L’automatica traduzione delle denunce non provateo accuse false ma fatte in buona fedein intenzionali false accuse, quale ignobile atto di calunnia compiuto da donne criminali al fine di ottenere vantaggi nella separazione, è una operazione culturale che integra, oltre che un falso storico, anche una grave forma di violenza culturale, di ingiustizia e discriminazione contro le donne e i bambini.

 

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